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Silversea, la quarta dimensione delle crociere

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  • #91
    Bellissimo diario complimenti

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    • #92
      La Chiesa Dominus Flevit (già citata, opera nel 1954 di un architetto italiano, Antonio Barluzzi), la Chiesa di Santa Maria Maddalena (russo-ortodossa con le cupole dorate a cipolla). E ancora la Basilica dell’Agonia e il vicino orto del Getsemani, dove Gesù pregò e sudò sangue tra gli ulivi prima di essere tradito da Giuda e arrestato.



      prof

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      • #93
        L’edificio è conosciuto anche come la Chiesa di Tutte le Nazioni perché costruito nel 1924 col contributo appunto di 12 Stati (tra cui l’Italia) e ha delle splendide cupole a sfondo azzurro con la bandiera della Nazione che ha offerto i lavori.


        Per gli ortodossi significativa anche la tomba della Vergine, un santuario sotterraneo (i cattolici credono invece che la Madonna sia stata assunta in cielo con tutto il corpo).



        Appare chiaro - da queste pur brevi note - che non solo le tre grandi religioni monoteiste intrecciano le proprie radici a Gerusalemme ma anche che la città è un crogiolo di civiltà e di fedi. Sono almeno 16 le religioni rappresentate nella Città Santa, nel bene e nel male, con storie di convivenza o di violenza reciproca. Uno degli aspetti più appariscenti (e davvero tristi) di questa coesistenza in armi è la gestione della basilica del Santo Sepolcro, dove andiamo dopo aver concluso la visita al Monte.
        Last edited by prof; 01-August-2014, 17:21.
        prof

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        • #94
          Per arrivare al Santo Sepolcro si attraversa la Via Dolorosa, cioè quella che secondo la tradizione fu la Via Crucis percorsa da Cristo verso il Calvario, ovvero una collina a forma di cranio (questa la traduzione di Golgota) che si trovava fuori dalle mura di Gerusalemme ed era destinata alle crocifissioni. Come nella quasi totalità dei luoghi della Terra Santa, nulla sembra ricordare la conformazione fisica dei luoghi, tranne il fatto che il percorso è in forte salita. Si attraversa il cuore del quartiere musulmano e la strada è circondata e affollata da negozietti e bancarelle di ogni tipo. A stento si riescono a riconoscere le prime stazioni della Via Crucis, ricordate da scritte sui muri.







          prof

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          • #95
            Dicevamo delle guerre, delle tristi vicende e delle liti intorno al Santo Sepolcro. Tralasciando le crociate, basta pensare ai secoli di liti tra le varie religioni cristiane su chi fosse il proprietario e il gestore del luogo sacro. Dispute risolte da un decreto ottomano del 1852 (conosciuto come “Status Quo”) che ripartisce la custodia dei luoghi tra armeni, greci, copti, cattolici romani, etiopi e siriaci. Ogni giorno la chiesa è però aperta da un custode musulmano considerato “neutrale”, un uomo sempre della stessa famiglia. L’ultimo erede, vestito di verde e con tanto di chiave in mano, è vicino al portone e la nostra guida, che lo conosce bene, ce lo presenta.
            Come mostra la cartina, la grande basilica attuale copre e ingloba diversi luoghi (in marrone):


            da destra la Roccia del Golgota, poi il terreno dove avvenne la deposizione e l’unzione del corpo di Cristo, la zona delle tombe (una cava in disuso) dove fu poi sepolto e resuscitò.
            La visita consigliata prevede quindi, dopo l’ingresso, la salita al Golgota (salendo le scale a destra) dove, nella cappella ortodossa, attraverso un foro nel pavimento davanti all'altare, si può toccare quella che sarebbe la roccia della Crocifissione.

            prof

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            • #96
              Ridiscendendo, si trova la lastra di marmo che ricorda il luogo dell’unzione (con alle spalle splendidi mosaici), infine si prosegue – all’interno di una grande rotonda – scendendo e arrivando al Santo Sepolcro vero e proprio. Una piccola entrata conduce alla cappella cattolica con la lastra di marmo che ricorda il punto dove fu posto il corpo di Cristo fasciato dalle bende. Dal lato opposto, l’altra metà del Santo Sepolcro è gestito invece dai greco ortodossi e contiene un pilastro che incorpora la pietra di chiusura della tomba di Gesù, rotolata via dopo la resurrezione.





              prof

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              • #97
                La folla che circonda questi luoghi è sempre enorme e occorre prepararsi a lunghe file e a un’atmosfera tutt’altro che favorevole al raccoglimento. Un luogo invece adatto alla preghiera è la recente cappella cattolica, dove ci fermiamo.


                All’entrata troviamo ….lui.


                Dopo un sobbalzo capiamo che è il figurante che dovrà interpretare Gesù nella ormai prossima Via Crucis (siamo alla Domenica delle Palme).
                Va da sé che, oltre ai rappresentanti delle varie religioni, intorno a questi luoghi si accapigliano generazioni di archeologi. Tra cui molti che sostengono che i luoghi originari descritti dai Vangeli siano ben diversi dall’attuale disposizione.
                Sia che entriate con scetticismo, sia che proviate una tensione mistica, il Santo Sepolcro non lascia comunque indifferenti. E’ accertato che Gesù sia una figura storica, citato da scrittori latini dell’epoca e conosciuto e rispettato come un grande profeta dall’Islam (insieme con la Madonna).



                E gli Ebrei? Vorrei concludere stavolta non con serietà ma con una barzelletta che, in perfetto umorismo yiddish, ci ha raccontato un israeliano mentre eravamo a Gerusalemme.
                Un sacerdote cattolico e un rabbino, molto amici, si ritrovano dopo anni. Si aggiornano sulle proprie vicende e il sacerdote informa il rabbino che un suo nipote è diventato a sua volta prete. E’ una persona molto preparata e il sacerdote auspica una brillante carriera per il giovane all’interno della Chiesa.
                Il sacerdote: spero proprio che possa diventare vescovo…!
                Il rabbino: ma io credo anche di più
                Il sacerdote: certo, anche cardinale, perché no?
                Il rabbino: di più, di più…
                Il sacerdote: e vabbè, non posso escluderlo, potrebbe anche diventare Papa!
                Il rabbino: di più, di più…
                Il sacerdote: ma insomma, di più cosa?
                Il rabbino: potrebbe anche diventare figlio di Dio…
                Il sacerdote: ma che stai dicendo, impossibile!
                Il rabbino: e perché? Uno dei nostri ragazzi, tanti anni fa, ce l’ha fatta…!
                prof

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                • #98
                  Ci dirigiamo quindi verso Betlemme, che è a una decina di chilometri da Gerusalemme, ma in territorio palestinese. Lungo la strada osserviamo quindi il “muro”, la recinzione che separa il territorio di Israele da quello dell’Autorità palestinese e diversi punti di controllo militari. I lavoratori palestinesi (che qui chiamano “our neighborods”, i nostri vicini) possono uscire dai Territori con il permesso e su minibus di colore arancione che infatti vediamo in coda ad uno di questi checkpoint blindati. Altri hanno l’auto ma sempre con una targa arancione. La guida ci spiega che anche la nostra Land Rover ha una targa di un colore particolare che ci identifica come turisti, così come tutte le auto a nolo per i visitatori stranieri in Israele.



                  Con l’animo ci predisponiamo ai controlli accurati dei soldati (memori di quanto accade negli aeroporti) ma in realtà la procedura turistica è “agevolata”. All’altezza del confine imbocchiamo una parallela dell’autostrada che ci porta in un piazzale vicino a un albergo. La nostra guida israeliana non può andare oltre. Ma noi trasbordiamo in un’altra auto con un autista palestinese (corrispondente della nostra guida) che ci accompagna nei Territori, dove prendiamo a bordo un’altra guida, pure palestinese e che tra l’altro parla un ottimo italiano. Niente checkpoint e niente controlli o perquisizioni di militari, in pochi minuti – molto sollevati – arriviamo nella piazza principale di Betlemme.
                  Si tratta di un’anonima cittadina araba (come Nazareth del resto) con una crescita urbana caotica, le cui attrattive sono concentrate intorno alla piazza Manger: la Chiesa della Natività




                  che custodisce il luogo della nascita di Gesù, accanto la Chiesa di Santa Caterina e dall’altro lato della piazza la moschea di Omar.



                  A poca distanza il mercato locale e una serie di conventi e altre chiese. Si notano dalle insegne alcuni centri, scuole e auto delle Nazioni Unite o di altre onlus impegnate nell’assistenza alla popolazione.
                  Come anche nei dintorni di Gerusalemme, il contrasto è fortissimo: nel giro di pochi metri o chilometri i quartieri o le città israeliane appaiono un pezzo d’America precipitato in Medio Oriente quanto a sviluppo, infrastrutture, centrali elettriche, centri tecnologici e militari. I quartieri o le città palestinesi si trovano invece in condizioni di grandi arretratezza e degrado come nel profondo sud dell’Egitto e in molte altre zone depresse del Medio Oriente. A volte basta attraversare una strada per essere risucchiati da un mondo all’altro. E questo, al di là delle diverse fedi, è ovviamente uno dei fattori di maggiore tensione.
                  Last edited by prof; 03-August-2014, 15:38.
                  prof

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                  • #99
                    L’ingresso alla Chiesa della Natività è la cosiddetta Porta dell’Umiltà, che ti costringe a inchinarti per entrare. In realtà la porta originale di epoca crociata fu ridotta per impedire l’accesso ai carri. All’interno vari rimaneggiamenti e restauri, ma è interessante ritrovare le parti più antiche come alcuni tratti del pavimento a mosaico che risalgono al IV secolo d.C. (la chiesa costruita da Costantino).



                    Secondo le ricostruzioni più accreditate, Giuseppe e Maria, non trovando posto a Gerusalemme per il censimento, cercano alloggio nei dintorni e alla fine trovano ricovero in un caravanserraglio addossato a una collina. Qui, per le condizioni di Maria, vengono poi indirizzati alle stalle sottostanti che erano realizzate appunto nelle grotte. Qui avviene il parto, alla presenza degli animali lasciati dai carovanieri dell’epoca


                    Il luogo è venerato dal I-II sec. dopo Cristo. Costantino e poi Giustiniano vi fecero edificare e ricostruire una chiesa, i crociati l’ampliarono decorandola, gli ottomani la distrussero e nei secoli seguirono altri rimaneggiamenti o restauri (alcuni ancora in corso durante la nostra visita). Attraversata la navata, si scende poi una scala che porta alla Grotta della Natività dove una grande stella d’argento indica il punto dove, secondo la tradizione, sarebbe nato Gesù. Interessante anche, accanto, l’altare dell’Adorazione dei Magi. Anche qui, dopo varie contese, nel 1852 la custodia fu concessa ai cattolici, insieme con gli armeni e i greco-ortodossi, così tutta la chiesa risente di arredi e decorazioni miste delle varie religioni.


                    Da non perdere nella Chiesa di Santa Caterina (quella che si vede in tv ogni anno per la messa di Natale) il chiostro, recente, che incorpora però elementi di un precedente monastero augustiniano. E al centro una statua ricorda San Girolamo che proprio a Betlemme, a pochi metri da questo luogo, si stabilì per compiere la Vulgata, la nuova traduzione in latino della Bibbia.


                    Alla visita segue un salto in un negozio locale famoso per i suoi presepi artigianali in legno d’ulivo. E anche in vari altri negozi siamo felici di contribuire all’economia palestinese. Poi, su consiglio del nostro autista palestinese, una sosta in un locale che è l’equivalente della friggitoria palermitana (gestita dal simpatico Ahmed che vedete nella foto), dove mangiamo un ottimo “falafel” a base di farina di ceci (per chi le conosce, il paragone con le nostre panelle è immediato).
                    Tornati indietro in zona israeliana, ritroviamo la guida che ci ha atteso e portiamo il falafel anche per lui. Ed ecco che, almeno sul cibo di strada o “finger food” che dir si voglia, tre popoli hanno trovato una pausa di unità e pace.


                    prof

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                    • Questo non è solo un diario di una splendida crociera ma anche una interessantissima lezione di storia.
                      Grazie Prof.
                      "navigare necesse est, vivere non necesse"

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                      • Grazie Tieffe. Presto un tour a Masada e nel Mar Morto...
                        prof

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                        • MASADA E IL MAR MORTO
                          Nel I secolo d.C., complice il grande clima di attesa messianica che si respirava a Gerusalemme, parte dei seguaci di Gesù lo vedevano come un possibile leader di una rivoluzione armata. Un capo politico che avrebbe liberato il popolo ebraico dalla schiavitù romana. Tra questi seguaci, probabilmente, vi era lo stesso Giuda e alcuni dei cosiddetti zeloti, una frangia integralista. Compreso che gli obiettivi di Gesù erano ben altri, lo tradirono e lo abbandonarono alla croce.
                          La voglia di ribellione andò gonfiandosi nei decenni successivi fino a portare alla prima guerra giudaica che culminò con la distruzione del secondo tempio da parte dei Romani. Parte dei rivoltosi fuggì a Masada, una roccaforte creata da Erode il Grande su uno spuntone di roccia a 400 metri sul livello del Mar Morto.



                          Il modellino ricostruisce come doveva essere la residenza di Erode

                          prof

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                          • Qui riuscirono a resistere per oltre due anni, mentre circa diecimila soldati romani li circondavano, disposti in una serie di accampamenti di cui ancora dalla cima si scorgono le rovine (si veda anche il bel film con Peter O’Toole).



                            Erode aveva costruito Masada come residenza personale sfruttando la cima piatta dello sperone roccioso, con una splendida sala per le feste rotonda che dava sul precipizio, terme, grandi cisterne e depositi di viveri. Il luogo ideale per resistere. L’unica via d’accesso, il sentiero del serpente, veniva bersagliato dall’alto e reso inaccessibile. Racconta lo storico Giuseppe Flavio che gli zeloti assediati si facevano beffe dei soldati che scoppiavano sotto il sole, facendosi vedere sulle mura mentre bevevano acqua e vino. I Romani vennero a capo dell’assedio trovando un escamotage: una rampa fortificata, accostata in un punto debole delle mura, sotto la quale fecero avvicinare gli arieti per sfondare le protezioni esterne.
                            Nella notte precedente all’assalto finale il migliaio di assediati decise e organizzò un suicidio di massa che non ha paragone nella storia tranne, con numeri molto inferiori, il caso della base giapponese di Okinawa assediata dagli americani.
                            Quando i Romani penetrarono nella fortezza trovarono solo cadaveri. Sopravvisse solo qualche bambino nascosto in una cisterna. Nei secoli più recenti, l’episodio di Masada diventò così uno dei simboli dell’orgoglio e della fierezza del popolo ebreo e dello Stato israeliano, tanto che nel giuramento pronunciato dai militari ancora oggi c’è la frase “Masada non cadrà più”.
                            Last edited by prof; 04-August-2014, 15:05.
                            prof

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                            • L’escursione Silversea prevede il bus, l’ascesa con la funivia,


                              la visita guidata (le parti meglio conservate della fortezza sono le terme).




                              Il panorama dalla cima è spettacolare e le sensazioni di meraviglia sono accentuate dai colori e dalle forme del Mar Morto (che in realtà è un grande lago salato), il luogo nel mondo più sottomesso rispetto al livello del mare (lungo la strada si trovano vari cartelli con le misurazioni.




                              L’attraversamento di zone desertiche color ocra e l’azzurro in lontananza formano una visione onirica, quasi un miraggio, che difficilmente si dimenticherà.
                              prof

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                              • Lungo la strada c'è anche il tempo per dare un'occhiata alla montagna nelle cui grotte furono trovati i famosi rotoli del Mar Morto che rivoluzionarono tutte le ricerche sui testi originari dei Vangeli.



                                Infine, dopo la discesa con altre visuali mozzafiato,



                                pranzo in un hotel della zona e tempo a disposizione per sfruttare l’annesso stabilimento balneare (con armadietti, docce, sdraio e ombrelloni). Il bagno nel Mar Morto è un’esperienza unica per via della altissima salinità dell’acqua. Si galleggia in sostanza senza alcuno sforzo, tanto che si può stare sdraiati in acqua leggendo il giornale tenuto con tutte e due le mani o utilizzando una mano per tenere l’ombrellino. Il difficile semmai è rimettersi in piedi per uscire dall’acqua. Occorre rimanere non più di 15-20 minuti e fare molta attenzione a non bere l’acqua e a non bagnarsi gli occhi. Attenzione se avete cicatrici o ferite recenti perché il bruciore è tremendo. Non parliamo di chi soffre di ...emorroidi!
                                Per ogni evenienza sono pronti fanghi e altri prodotti cosmetici ricavati dalle acque e nei dintorni: sono molto ricercati e in vendita praticamente dappertutto nella zona.

                                prof

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