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Discussione: USA, 1988

  1. #1
    Utente livello Bronze L'avatar di gimale
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    USA, 1988

    Inizio questo racconto decisamente datato per ricordare e condividere uno dei più bei viaggi che io abbia fatto. Sarà un diario fatto di ricordi e di fotografie. Non potrò dare informazioni di tipo organizzativo visti gli anni che sono trascorsi, ma i luoghi che ho visitato spero siano rimasti in gran parte così come li ho visti io. Non ci saranno molte immagini di grandi città ma parchi e natura soprattutto.
    Tutto è iniziato il primo gennaio del 1987 quando ho conosciuto un ragazzo e ci siamo innamorati. Dopo qualche mese mi ha detto che a Novembre sarebbe partito per gli Stati Uniti d'America. L'azienda aeronautica per cui lavorava gli aveva proposto di seguire l'omologazione di un nuovo aereo per gli USA e questo comportava l'apertura di una filiale a Wichita, con Kansas. Così a Novembre lui è partito... A luglio sono partita io per raggiungerlo! I preparativi sono stati un po' lunghi soprattutto perché il consolato americano ha fatto un sacco di difficoltà a rilasciarmi il visto per una durata di tre mesi; alla fine, con la dichiarazione del mio ragazzo che mi avrebbe mantenuta lui ho ottenuto il mio visto.
    Il 18 luglio, accompagnata da mamma e papà, sono arrivata a Malpensa per prendere il primo aereo della mia vita diretto in America. In borsa avevo la lettera che mi aveva mandato lui con tutte le istruzioni con tanto di piantina per passare da un terminal all'altro una volta arrivata a Chicago. Allora non esistevano i cellulari e a parte l'appuntamento telefonico una volta la settimana comunicavamo con lettere che almeno ogni due giorni andavano dall'America all'Italia e viceversa per posta aerea.
    Salgo sull'aereo agitatissima. Il volo anche se lungo è trascorso velocemente anche se alla prima turbolenza un po' di fifa l'ho avuta. Finalmente atterriamo a Chicago ed il trasferimento dall'aereo al terminal avviene su un bus: ricordo che siamo passati accanto ad una strada con non so quante corsie piena di automobili così diverse da quelle che c'erano in Italia e di aver pensato, felice e incredula "sono in America!". Non mi sembrava vero!
    Entrata nel terminal mi sono messa alla ricerca di un fattorino che portasse un cappello di colore rosso: il mio ragazzo mi aveva scritto che quelli con il cappello rosso erano i capi e che mi potevano aiutare, dietro lauta mancia, a passare la dogana. Ne adocchio uno alto, grosso e con un'aria molto distinta, mi avvicino, gli metto in mano 10 dollari e nel mio inglese un po' zoppicante gli dico che devo spostarmi al terminal dei voli nazionali. Subito mi prende la valigia e mi fa segno di seguirlo. Ci dirigiamo verso la dogana e mi fa segno di mettermi in coda mentre lui si occupa della valigia: penserà lui a farla imbarcare su mio aereo per Wichita. Appena lo vedono andare via con la mia valigia gli agenti della dogana lo richiamano ma lui dice che non c'è problema e li lasciano andare. Ritroverò la mia valigia a destinazione. Il fatto di non aver fatto dogana con la valigia mi ha sollevato molto, infatti ero molto preoccupata per quello che c'era dentro. Siccome a Wichita non si trovava il rosmarino e per noi liguri cucinare senza è impossibile, ne avevo fatto seccare un bel po', lo avevo macinato e messo in una busta infilata in valigia tra i vestiti. Ero terrorizzata dal fatto che se fosse stata trovata potesse essere scambiata per qualcos'altro!
    Dopo qualche minuto è il mio turno, l'agente mi guarda con aria piuttosto truce e mi chiede il passaporto; mi squadra per un po' e poi mi chiede perché dall'Italia sono venuta negli Stati Uniti ed ho intenzione di fermarmi per tre mesi. Rispondo "I'm here to visit my fiance" Non avevo idea se la frase fosse giusta o no ma mi hanno capita e la parola magica è stata "fiance" che per gli Americani significa fidanzato con promessa di matrimonio. A quel punto l'agente mi ha fatto un sorriso a 32 denti e si è rivolto agli agenti che le erano a fianco gridando "va a trovare il fidanzato", be' lo ha detto in inglese, e in un secondo tutti gli agenti della dogana e le persone in attesa di passare lo hanno saputo ed hanno iniziato a farmi i complimenti e a battere le mani! Ho vissuto il mio attimo di celebrità!!
    Seguendo le istruzioni della piantina arrivata per lettera raggiungo l'altro terminal e dopo un paio d'ore sono sull'aereo che finalmente mi porterà a Wichita.



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  2. #2
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    Questo racconto lo seguo dall' inizio...

  3. #3
    Super Moderatore L'avatar di Rodolfo
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  4. #4
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  5. #5
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    -----
    IO alla Crociera del Decennale c'ero. E tu, dove eri????
    -----
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    Se riesci a leggere questo non hai bisogno di occhiali

  6. #6
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    Questo racconto mi piace fin dal titolo.... i favolosi anni '80... Non vedo l'ora di vedere le foto scattate con il rullino!

    Grazie per la condivisione.
    Giramondo, perché viaggiare è vitale.
    Quando voglio una vacanza anche dai viaggi mi concedo una crociera. Chi fa solo crociere, non sa cosa significhi viaggiare
    .

  7. #7
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    Pronto!
    ..... e basta!!!!! Quello libero, no.
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    Rodolfo
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  8. #8
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    Benvenuti! Dovete però avere un po' di pazienza. Sto cercando le fotografie...

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  9. #9
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  10. #10
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    Eccomi pronta a continuare ma prima di parlarvi di Wichita vi devo raccontare di cosa ho combinato al momento di salire sull'aereo. Il volo era in ritardo e mi sono posizionata vicino al gate per vedere quando iniziava l'imbarco. Il mio inglese era scolastico quindi un gradino più in basso che basico. O meglio, se mi avessero chiesto di disquisire su un opera di Shakespeare o di qualche libro di Golding me la sarei cavata, ma sostenere una qualsiasi conversazione per me era impossibile e capire cosa veniva detto in americano strascicato per di più all'altoparlante era proprio fuori dalla mia portata. Finalmente una hostess si avvicina al bancone e dice qualcosa per me incomprensibile ma vedo un gruppo di persone avvicinarsi, dare il biglietto ed entrare; allora mi faccio avanti: l'hostess guarda il mio biglietto e mi fa segno di tornare a sedere. Mi viene il dubbio di aver sbagliato gate ma controllo e sono nel posto giusto! L'hostess dice di nuovo qualcosa, stavolta non si avvicina nessuno e si guarda intorno allora decido di avvicinarmi ma appena mi vede arrivare mi fa di nuovo segno di tornare a sedere. Non capisco proprio perché non vuole farmi salire! Di nuovo dice qualcosa al microfono stavolta un bel po' di persone si fa avanti, e che cavolo! se salgono loro devono fare salire anche me! L'hostess mi guarda come a dire " ma questa non capisce proprio niente!" e rassegnata mi fa passare. Appena a bordo ho capito! I posti già occupati erano quelli della business e le persone salite con me erano tutte in coda mentre io ero in una delle prime file. Credo di non essermi mai sentita così imbranata!!!
    Tre ore di volo ed eccomi finalmente a Wichita!
    Si trova in Kansas, praticamente nel centro degli Stati Uniti ed è il centro aeronautico degli USA. Lì si trovano tutte le principali industrie aeronautiche come la Boeing, la Cessna o la Bombardier. Erano state concentrate qui durante la seconda guerra mondiale in modo da avere il tempo di organizzarne la difesa in caso di attacco aereo nemico. E questi stabilimenti sono tristemente famosi perché qui sono stati costruiti i superbombardieri che hanno sganciato le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.
    La città allora aveva circa 300.000 abitanti ora ho letto che ne ha 80000 in più ed aveva un centro commerciale e finanziario dove si trovavano banche, uffici e servizi in genere mentre le abitazioni erano spostate nelle zone periferiche. Le zone residenziali della città erano divise: a nord abitavano i bianchi più ricchi, a ovest i bianchi della classe media, a est gli ispanici e a sud le persone di colore. Si respirava ancora un'aria di segregazione e anche di marcato maschilismo. Le abitazioni erano prevalentemente tipiche villette americane con un giardino davanti con l'accesso dalla strada e un giardino sul retro dove le famiglie facevano barbecue a tutto spiano.



    Oppure c'erano condomini dove vivevano prevalentemente persone in affitto che si trovavano in città temporaneamente. Questi condomini, come si vede nei film, avevano un gestore tuttofare e un locale lavanderia ad uso di tutte le persone che lì vivevano



    Questo era quello in cui vivevo insieme al mio ragazzo e la lavanderia era in un locale nei sotterranei e mi faceva sempre un po' paura andarci, suggestionata da qualche thriller visto in TV..
    La città è stata fondata nel 1868 ma essendo tutte le costruzioni di legno non è rimasto nulla di quell'epoca. La casa più vecchia era questa e risaliva alla fine del 1800



    Nella prossima puntata vi racconterò della vita e delle attrazioni della città.....

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  11. #11
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    Racconto bello e simpatico.
    Chi va per mare naviga, chi sta a terra giudica.

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  12. #12
    Utente livello Bronze L'avatar di pitt76
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    Foto molto affascinanti.
    Io spesso faccio un giro su street view per "rivedere" i posti già visitati anni e anni fa, cercando le differenze.
    Tu hai mai provato a vedere come sono cambiati questi scorci?
    Giramondo, perché viaggiare è vitale.
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    .

  13. #13
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    Prima di tutto rispondo a pitt76: non sono mai andata a vedere su street view ma presumo che a distanza di più vedi 30 anni molte cose siano cambiate. Ci proverò nei prossimi giorni e poi ti dirò...
    Continuo il mio racconto.
    Non vi ho parlato del clima: tipicamente continentale. In inverno non era infrequente avere temperature attorno ai 20°C sotto zero e d'estate superiori ai 35°C. Nel periodo di luglio e agosto del 1988 non erano mai scese sotto i 38° con punte di 42/43. Per fortuna avevamo l'aria condizionata in casa e in auto altrimenti sarebbe stata dura. Chi non l'aveva si riversava nei grandi centri commerciali che si trovavano in vari punti della città.
    Nel periodo di maggio/giugno la zona era soggetta a tornado e in tutta la città c'erano sirene che suonavano in caso di allarme tornado. In tutte le case c'era almeno una stanza senza finestre o una cantina in cui ripararsi in caso un tornado fosse passato in città.
    A proposito di case: erano quasi tutte di legno e le ditte di disinfestazione andavano alla grande e poi c'erano le home mobile. Erano case vere e proprie che venivano appoggiate su appositi supporti in cemento e che potevano poi essere trasferite in un altra città su enormi rimorchi. Del resto i trasferimenti delle persone per lavoro erano molto frequenti. Ricordo che qualcuno mi aveva detto che raramente un americano nasce e muore nello stesso stato. Tra le persone che ho conosciuto, a questo proposito, quella che più mi è rimasta impressa è una segretaria dell'azienda dove lavorava il mio fidanzato. Aveva iniziato a lavorare anni prima come artista e cantava in una rock band. Poi è diventata una infermiera specializzata in un reparto di pneumologia in Florida, infine si è trasferita in Kansas e si è reinventata segretaria. Ma non era un caso raro...

    Le principali attrazioni della città erano un museo sulla storia della città dove c'era anche una ricostruzione della città di fine ottocento ed un bel giardino botanico di cui queste sono le fotografie









    Poco lontano si trovava in grande parco acquatico dove ogni tanto si andava per trascorrere qualche ora all'aperto trovando un po' di refrigerio. Sì chiamava Fantasea e c'erano diverse attrazioni acquatiche tra cui anche una piscina con le onde che qui in Italia non avevo mai visto. Ho letto che dopo pochi anni è stato chiuso e solo recentemente è stato riaperto ma su un area molto più piccole e con meno attrazioni, ma alla fine degli anni '80 era molto in voga.





    Durante la settimana lavorativa la sera non di vedeva nessuno in giro, ma dalle 5 del venerdì pomeriggio iniziava la festa! Nei luoghi di lavoro si organizzavano le Happy hours. Ognuno portava qualcosa e si mangiava e beveva tutti insieme prima di tornare a casa. Per i giovani era molto in voga andare sulla via principale della città aventi e indietro su pickup modificati con sospensioni rialzate e pneumatici enormi: si divertivano così! Molti erano gli ubriachi e il venerdì sera era il momento in cui venivano commessi più reati. Noi dopo le Happy hours ce ne stavamo tranquilli a casa.
    Il sabato sera invece era più tranquillo ed allora si usciva a cena fuori. Di solito andavamo all'Amarillo Grill, un ristorante specializzato in bistecche e cucina messicana. Le bistecche erano sempre cotte allo stesso modo, alla griglia, ma a seconda del taglio di carne avevano un gusto e consistenza molto diversi. Comunque non ho mai più mangiato una carne così.
    Dopo ci dedicavamo al bowling. C'erano diversi centri dove si poteva giocare ma andavamo quasi sempre nello stesso



    Ed eccomi all'opera....



    Ad agosto poi erano iniziati i rodei. La cultura dei cowboys era ancora molto radicata in città e non era raro vedere normalmente in giro o negli uffici persone con stivali con tanto di speroni, jeans e camicia a quadri con il classico cravattino con la fibbia metallica, di solito in argento, e il cappello da cowboy. Allora erano molto diffusi quelli con fissata sopra la tesa la testa imbalsamata di un serpente a sonagli.





    Prima dell'inizio del rodeo veniva suonato l'inno nazionale e tutti in piedi con la mano sul cuore. Poi c'era la sfilata della bandiera Americana e finalmente iniziava il rodeo. Le specialità erano diverse: una era quella di effettuare a cavallo un percorso nel minor tempo possibile facendo fare al cavallo dei giri molto stretti attorno a dei bidoni. C'era la gara di atterramento del vitello, quella che consisteva nel rimanere in sella ad un cavallo o ad un torello non domati. E il tutto si concludeva con uno spettacolo di danze e cerimonie dei nativi americani.

    Continua....

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  14. #14
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    Ti seguo anch'io....molto bello!!!

  15. #15
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    Ben arrivata/o luni61, accomodati anche tu che ripartiamo.
    La maggior parte degli abitanti di Wichita lavorava nelle industrie aeronautiche o nei vari servizi ma appena fuori città c'erano grandi piantagioni prevalentemente di mais e pascoli per i tanti allevamenti di bovini e cavalli.





    Ogni tanto si vedevano anche queste pompe, credo che servissero a tirare su l'acqua dalle falde sottostanti per irrigare i campi anche se George che ne aveva una nel suo terreno mi aveva detto che era per il petrolio.



    Ma, George, scherzava sempre e non ho mai saputo se diceva sul serio oppure no. Aveva perso una mano, non so come, ed aveva una protesi che terminava con un gancio tipo quello delle macchine che si trovano nei luna park con dentro pupazzi che si deve cercare di sollevare e fare cadere nell'apertura che permette di prenderseli: George la chiamava "mio fratello". Così ancora adesso quando ne vedo una penso: toh, il fratello di George!
    Le prime due settimane in America le ho passate a guardare la televisione per fare "l'orecchio" alla lingua, studiando il codice stradale e leggendo il giornale locale. La cosa più curiosa del giornale era che venivano pubblicati nome e cognome di tutte le persone che quella settimana erano state sorprese a compiere qualche reato: faceva parte della pena, alla faccia della privacy. La maggior parte delle condanne riguardavano le abitudini del venerdì sera di cui ho parlato prima; in particolare chi veniva trovato a bere per strada (era vietato, però in casa o nei bar potevi sbronzarti fino a svenire!), chi guidava in stato di ebbrezza e chi dopo litri di birra faceva pipì per strada. Il venerdì tutti bevevano birra, la più diffusa era la Budweiser, mentre durante la settimana ,fin dal mattino presto, pepsi e litri di caffè. Il vino lo bevevano in pochi e solo nelle grandi occasioni anche perché era piuttosto caro.
    Al pomeriggio spesso andavo in azienda con il mio ragazzo finché Susan, la segretaria, mi ha presentata alla sua veterinaria. In quel periodo ero al quarto anno e avere l'opportunità di frequentare una clinica veterinaria americana non mi sembrava vero. La settimana successiva o iniziato ad andare tutte le mattine in clinica; era fuori Wichita e non potendo guidare mi accompagnavano e mi venivano a prendere ma due settimane dopo ho preso la patente americana e allora viaggiavo per conto mio.
    Prendere la patente era molto più facile che in Italia e soprattutto molto meno costoso. Senza appuntamento, quando avevo finito di studiare il codice stradale, mi sono presentata all'ufficio corrispondente alla nostra motorizzazione. Hanno registrato le mie generalità, mi hanno fatto sedere ad un banco insieme ad altri candidati e mi hanno dato il test. Consegnato il test compilato lo hanno corretto e mi hanno dato un permesso di guida. Con quello potevo guidare con a fianco una persona che già aveva la patente. Ho fatto un po' di pratica con il mio ragazzo e quando mi sono sentita pronta sono andata di nuovo alla motorizzazione. Ho aspettato un po' che si liberasse un poliziotto che è salito sulla macchina con cui ero arrivata insieme a me e mi ha fatto guidare per un po' in giro per la città. Ritornati in ufficio mi hanno fatto la foto e mi hanno dato la patente, plastificata e in formato tessera come sono ora anche qui. Ed ecco la mia patente americana e la macchina che guidavo.





    Tutte le auto erano dei grossi carrozzoni con cilindrate esagerate. Quella che guidavo io era 5000 di cilindrata ma era così pesante che praticamente era piantata a terra. Comunque anche gli altri mezzi erano esagerati. Vi metto qualche foto










    Be', mi sembra di avervi tediato abbastanza con la vita americana; dalla prossima puntata iniziano i viaggi: prima tappa Yellowstone National Park...

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