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MSC...nessuna voce!

Rodolfo

Super Moderatore
È l'unica Compagnia tra le Grandi di cui non si sente un accenno, o perlomeno io non ho mai sentito, di "difficolta" finanziarie legate a questo momento. Tutte stan "rastrellando" denaro in tutti modi; fresche di oggi le sconfortanti dichiarazioni di NCL, e su MSC trapela nulla. Hanno una esposizione finanziaria enorme e neppure il comparto mercantile va bene in questo momento. Hapag Lloyd una delle dirette concorrenti, ha congelato 6 nuovi ordinativi di mega navi stante la pesante evoluzione negativa del settore sempre a causa pandemia.
 

Ultima modifica:

tiziano

Active member
Quando non ne parlano nel "bene" o nel "male" c'è qualcosa che non "quadra", è un detto commerciale e penso che si possa "trasferire" anche per le compagnie navali ed aeree.
 

Giorgio

New member
Non so, quel che è certo è che da due mesi aspetto un rimborso per crociere annullate e non ho avuto altro se non parole (per ora).
 

essepi2

Co-Fondatore
È l'unica Compagnia tra le Grandi di cui non si sente un accenno, o perlomeno io non ho mai sentito, di "difficolta" finanziarie legate a questo momento. Tutte stan "rastrellando" denaro in tutti modi; fresche di oggi le sconfortanti dichiarazioni di NCL, e su MSC trapela nulla. Hanno una esposizione finanziaria enorme e neppure il comparto mercantile va bene in questo momento. Hapag Lloyd una delle dirette concorrenti, ha congelato 6 nuovi ordinativi di mega navi stante la pesante evoluzione negativa del settore sempre a causa pandemia.
Non possono rastrellare denaro perche’ non e’ quotata in borsa: le nuove costruzioni sono garantite dallo stato italiano tramite la SACE.
Detto questo potrebbe darsi che la famiglia abbia enorme liquidita’. Credo che i costi del fermo di ogni nave siano assimilabili a quello delle altre compagnie, quindi bene o male i soldi che devono rimetterci sono molti. Comunque come tutti hanno messo la maggior parte dei dipendenti in cassa integrazione, o sbarcati a costo zero. Io credo che la cifra del costo nave ferma da 1 a 3 milioni mensili sia molto sovrastimata, direi che un terzo sia piu’ attendibile. Msc credo che tra tutte sia quella messa meglio. La famiglia Aponte ritengo sia in grado di sopportare tranquillamente per un anno o piu’ la mancanza di entrate e non deve rendere conto a nessuno, il che non e’ poco; d’altra parte se non ha voluto quotarsi in borsa e’ segno che sa di farcela con le proprie forze. Ricordiamo che il comparto portacontainers viaggiava negli ultimi anni tra i 25 ed i 30 miliardi di fatturato e tra i 4 e 7 miliardi di utile annuali; e’ una liquidita’ non indifferente.
 

Rodolfo

Super Moderatore
Scusa Maurizio, a parte che ci son più mezzi per rastrellare denaro senza essere quotati in borsa, ma un prestito obbligazionario, per esempio, può emetterlo anche una società non quotata, perlomeno in Italia. O sbaglio?
 

Ultima modifica:

essepi2

Co-Fondatore
Scusa Maurizio, a parte che ci son più mezzi per rastrellare denaro senza essere quotati in borsa, ma un prestito obbligazionario, per esempio, può emetterlo anche una società non quotata, perlomeno in Italia. O sbaglio?
Non credo sia molto semplice ed e’ costoso, costi che ricadono sulla societa’; nel caso di azioni invece un aumento di capitale tramite emissione di nuove azioni ricade sull’azionista. In entrambe i casi poi dipende dalla fiducia che hanno gli investitori nell’azienda: diciamo che in una situazione di difficolta’ attuale sarei piu’ propenso ad acquistare nuove azioni piuttosto che obbligazioni da una societa’ della quale non so nulla sulla tenuta dei conti.
Comunque il fatto che MSC non si sia mai quotata in borsa ha un significato economico importante in questi momenti, un significato positivo.
 

Rodolfo

Super Moderatore
Non voglio entrare in aspetti economici ma non capisco il "non può perché non quotata in borsa". Anche le società non quotate possono emettere azioni. Tutto costa: il denaro costa denaro. Anche Cassa Depositi e Prestiti presumo costi.
Probabilmente non ne abbisogna perché, come dici tu, avrà delle liquidità "enormi" a disposizione. Però se si sa che ha queste disponibilità, alla fine non è una garanzia?
 

essepi2

Co-Fondatore
Non voglio entrare in aspetti economici ma non capisco il "non può perché non quotata in borsa". Anche le società non quotate possono emettere azioni. Tutto costa: il denaro costa denaro. Anche Cassa Depositi e Prestiti presumo costi.
Probabilmente non ne abbisogna perché, come dici tu, avrà delle liquidità "enormi" a disposizione. Però se si sa che ha queste disponibilità, alla fine non è una garanzia?

No Rodolfo, non puoi emettere azioni se non sei quotato in borsa. L’azione e’ uno degli strumenti finanziari principi per raccogliere denaro in borsa. Pero’ se riesci a trovarmi una societa’ non quotata in borsa che ha azioni, sono pronto a ricredermi. Chiaramente il quotarsi in borsa serve anche ad altri scopi, come accrescere il valore di un’azienda sul mercato, magari per poi cederla. Su MSC non ho certezze, solo supposizioni! Potrebbe essere potentissima oppure una scatola vuota...forse non lo sapremo mai!
Il denaro costa, ma dipende su chi ricadono i costi: per i prestiti obbligazionari sull’azienda che le emette, per le azioni sugli azionisti.
Potremmo chiedere lumi a Gabriele C. sull’aspetto finanziario
 

essepi2

Co-Fondatore
Al di la di ogni nostra considerazione finanziaria, MSC comunque riesce a mantenere il silenzio e la riservatezza in moltissime situazioni.
 

Rodolfo

Super Moderatore
In questo momento non ti so dire un nome, ma provo fare una ricerca, perché mi sembra proprio esistano società che possono emettere prestiti azionari e si distinguono in quotate e non quotate.
 

Rodolfo

Super Moderatore
Barilla e Ferrero, con particolari aspetti ma non le uniche in Italia. Poi mi astengo dall'entrare nelle procedure, condizioni, facilità, convenienze ...... però la quotazione in Borsa non è indispensabile.
 

tiziano

Active member
Rodolfo abbiamo avuto in Veneto un crac di due banche,ambedue NON quotate in borsa, ma avevano azioni proprie che davano agli azionisti,infatti si chiamano azioni non quotate.
 

Ultima modifica:

tiziano

Active member
Essepi, le "aziende" possono emettere azioni anche se NON sono quotate in borsa.
 

tiziano

Active member
Mimmo, siamo OT, ma c'è differenza tra (bond) che sono obbligazioni e le azioni,ciao buona serata.
 

Gabriele C.

Active member
No Rodolfo, non puoi emettere azioni se non sei quotato in borsa. L’azione e’ uno degli strumenti finanziari principi per raccogliere denaro in borsa. Pero’ se riesci a trovarmi una societa’ non quotata in borsa che ha azioni, sono pronto a ricredermi...
Potremmo chiedere lumi a Gabriele C. sull’aspetto finanziario

Molto in generale, senza approfondire (questa non è la sede adatta, e non posso definirmi un esperto per i dettagli), una Società può emettere azioni anche senza essere quotata in Borsa. Dovrà ovviamente seguire un iter ben determinato e preciso, che segua le direttive degli organi competenti, ma può farlo.

Le azioni così emesse vengono sottoscritte da piccoli e grandi investitori, i quali però non avranno le garanzie di trasparenza dei prezzi e del conseguente valore del proprio investimento, proprio perchè quella Società non ha accesso al listino. Il prezzo della singola azione è quindi fissato non dal mercato ma direttamente dall'emittente, cioè la Società stessa, che all'eventuale richiesta di disinvestimento da parte del sottoscrittore non solo determinerà il prezzo di rimborso, ma potrebbe anche negare la vendita per assenza di eventuali nuovi compratori.

A volte la Società che intende raccogliere capitali con questi strumenti, non li definisce "azioni" ma "quote"; cambia la forma, ma non la sostanza.

Il più delle volte questa manovra finanziaria viene rivolta ad una vasta platea di risparmiatori, per importi non elevati, proprio per invogliare la sottoscrizione e diminuire il rischio.

Il discorso cambia ovviamente se la Società decide di finanziarsi con il collocamento di obbligazioni: qui i sottoscrittori avranno una data di scadenza, alla quale il loro capitale verrà rimborsato, e un flusso di cedole periodiche che riconosceranno gli interessi. Sistema più trasparente e meno rischioso per i risparmiatori, ma più impegnativo per l'emittente.

E se la Società fallisse? In caso di emissione di azioni la perdita per il risparmiatore è totale, in caso di obbligazioni occorre distinguere se si tratta di obbligazioni "ordinarie" o "subordinate": le prime prevedono una parziale tutela verso i sottoscrittori, le seconde no.

Questo in estrema sintesi.
 

Ultima modifica:

mimmo

Active member
Molto in generale, senza approfondire (questa non è la sede adatta, e non posso definirmi un esperto per i dettagli), una Società può emettere azioni anche senza essere quotata in Borsa. Dovrà ovviamente seguire un iter ben determinato e preciso, che segua le direttive degli organi competenti, ma può farlo.

Le azioni così emesse vengono sottoscritte da piccoli e grandi investitori, i quali però non avranno le garanzie di trasparenza dei prezzi e del conseguente valore del proprio investimento, proprio perchè quella Società non ha accesso al listino. Il prezzo della singola azione è quindi fissato non dal mercato ma direttamente dall'emittente, cioè la Società stessa, che all'eventuale richiesta di disinvestimento da parte del sottoscrittore non solo determinerà il prezzo di rimborso, ma potrebbe anche negare la vendita per assenza di eventuali nuovi compratori.

A volte la Società che intende raccogliere capitali con questi strumenti, non li definisce "azioni" ma "quote"; cambia la forma, ma non la sostanza.

Il più delle volte questa manovra finanziaria viene rivolta ad una vasta platea di risparmiatori, per importi non elevati, proprio per invogliare la sottoscrizione e diminuire il rischio.

Il discorso cambia ovviamente se la Società decide di finanziarsi con il collocamento di obbligazioni: qui i sottoscrittori avranno una data di scadenza, alla quale il loro capitale verrà rimborsato, e un flusso di cedole periodiche che riconosceranno gli interessi. Sistema più trasparente e meno rischioso per i risparmiatori, ma più impegnativo per l'emittente.

E se la Società fallisse? In caso di emissione di azioni la perdita per il risparmiatore è totale, in caso di obbligazioni occorre distinguere se si tratta di obbligazioni "ordinarie" o "subordinate": le prime prevedono una parziale tutela verso i sottoscrittori, le seconde no.

Questo in estrema sintesi.
Ok, sintesi perfetta
 

essepi2

Co-Fondatore
In questo momento non ti so dire un nome, ma provo fare una ricerca, perché mi sembra proprio esistano società che possono emettere prestiti azionari e si distinguono in quotate e non quotate.

Barilla e Ferrero, con particolari aspetti ma non le uniche in Italia. Poi mi astengo dall'entrare nelle procedure, condizioni, facilità, convenienze ...... però la quotazione in Borsa non è indispensabile.

Rodolfo abbiamo avuto in Veneto un crac di due banche,ambedue NON quotate in borsa, ma avevano azioni proprie che davano agli azionisti,infatti si chiamano azioni non quotate.

Essepi, le "aziende" possono emettere azioni anche se NON sono quotate in borsa.

Vero, anche le aziende non quotate in borsa possono emettere bond. Con la differenza che quelle quotate sono alla luce di tutti invece quelle no....diciamo che corrono il rischio di affidarsi a società di parte... https://mcinvestisicuro.com/wp-cont...banca-popolare-di-vicenza-docet/index.html.gz

Molto in generale, senza approfondire (questa non è la sede adatta, e non posso definirmi un esperto per i dettagli), una Società può emettere azioni anche senza essere quotata in Borsa. Dovrà ovviamente seguire un iter ben determinato e preciso, che segua le direttive degli organi competenti, ma può farlo.

Le azioni così emesse vengono sottoscritte da piccoli e grandi investitori, i quali però non avranno le garanzie di trasparenza dei prezzi e del conseguente valore del proprio investimento, proprio perchè quella Società non ha accesso al listino. Il prezzo della singola azione è quindi fissato non dal mercato ma direttamente dall'emittente, cioè la Società stessa, che all'eventuale richiesta di disinvestimento da parte del sottoscrittore non solo determinerà il prezzo di rimborso, ma potrebbe anche negare la vendita per assenza di eventuali nuovi compratori.

A volte la Società che intende raccogliere capitali con questi strumenti, non li definisce "azioni" ma "quote"; cambia la forma, ma non la sostanza.

Il più delle volte questa manovra finanziaria viene rivolta ad una vasta platea di risparmiatori, per importi non elevati, proprio per invogliare la sottoscrizione e diminuire il rischio.

Il discorso cambia ovviamente se la Società decide di finanziarsi con il collocamento di obbligazioni: qui i sottoscrittori avranno una data di scadenza, alla quale il loro capitale verrà rimborsato, e un flusso di cedole periodiche che riconosceranno gli interessi. Sistema più trasparente e meno rischioso per i risparmiatori, ma più impegnativo per l'emittente.

E se la Società fallisse? In caso di emissione di azioni la perdita per il risparmiatore è totale, in caso di obbligazioni occorre distinguere se si tratta di obbligazioni "ordinarie" o "subordinate": le prime prevedono una parziale tutela verso i sottoscrittori, le seconde no.

Questo in estrema sintesi.

Vero. Mi sono ricordato ora che qui da noi la Banca d’Intra emise azioni senza essere quotata. Faceva il valore lei...molti bruciarono i risparmi di una vita perche’ un giorno la banca decise di abbassare il valore ad un decimo del valore al quale moltissimi avevano acquistato.
 

essepi2

Co-Fondatore
Molto in generale, senza approfondire (questa non è la sede adatta, e non posso definirmi un esperto per i dettagli), una Società può emettere azioni anche senza essere quotata in Borsa. Dovrà ovviamente seguire un iter ben determinato e preciso, che segua le direttive degli organi competenti, ma può farlo.

Le azioni così emesse vengono sottoscritte da piccoli e grandi investitori, i quali però non avranno le garanzie di trasparenza dei prezzi e del conseguente valore del proprio investimento, proprio perchè quella Società non ha accesso al listino. Il prezzo della singola azione è quindi fissato non dal mercato ma direttamente dall'emittente, cioè la Società stessa, che all'eventuale richiesta di disinvestimento da parte del sottoscrittore non solo determinerà il prezzo di rimborso, ma potrebbe anche negare la vendita per assenza di eventuali nuovi compratori.

A volte la Società che intende raccogliere capitali con questi strumenti, non li definisce "azioni" ma "quote"; cambia la forma, ma non la sostanza.

Il più delle volte questa manovra finanziaria viene rivolta ad una vasta platea di risparmiatori, per importi non elevati, proprio per invogliare la sottoscrizione e diminuire il rischio.

Il discorso cambia ovviamente se la Società decide di finanziarsi con il collocamento di obbligazioni: qui i sottoscrittori avranno una data di scadenza, alla quale il loro capitale verrà rimborsato, e un flusso di cedole periodiche che riconosceranno gli interessi. Sistema più trasparente e meno rischioso per i risparmiatori, ma più impegnativo per l'emittente.

E se la Società fallisse? In caso di emissione di azioni la perdita per il risparmiatore è totale, in caso di obbligazioni occorre distinguere se si tratta di obbligazioni "ordinarie" o "subordinate": le prime prevedono una parziale tutela verso i sottoscrittori, le seconde no.

Questo in estrema sintesi.

Grazie, tutto chiaro.
 

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