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Passeggiando tra Biella e dintorni.

Elide

Active member
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Una di queste cappelle sorge all’interno del Santuario dove si venera la Vergine “nera”.
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«La nostra Madonna Lauretana è stata scolpita nel 1620 ed è stata posizionata all’interno della piccola cappella dell’Annunciazione dedicata alla Santa Casa di Loreto – spiega il rettore del Santuario di Graglia, don Eugenio Zampa – A quel tempo le malattie erano tante e gli abitanti del nostro paese avevano l’abitudine di recarsi nella piccola chiesetta a chiedere aiuto. A seguito di alcune importanti guarigioni si decise di realizzare, proprio dove si trovava la cappella, un Santuario. La prima pietra venne posata nel 1659».


All'esterno, nel cortiletto, troviamo due meridiane e una fontana in pietra (in piemontese burnell).
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Elide

Active member
Nel cortiletto in questi giorni sono esposte le sculture in pietra di torrente, opere dell’artista Cecilia Martin Birsa.



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Ci soffermiamo ad osservare le opere esposte ma il caldo delle prime ore del pomeriggio arrivato a disturbare anche questi luoghi, ci fanno desistere dalla passeggiata in programma ed optare per un percorso in auto nelle valli, attraversando paesi che da Graglia arrivano a Biella per vie secondarie e percorrendo un tratto di strada provinciale “Il Tracciolino” che nella sua parte centrale passa per Graglia.

Il tratto da noi percorso va dalla Bossola ad Andrate, passando da Netro e Donato, luoghi di provenienza da parte della mia famiglia (nonna materna), paesi di mezza montagna apparentemente ancora oggi fermi nel tempo.

“I biellesi chiamano “Tracciolino” la strada provinciale 512 che dal Santuario di Oropa (Comune di Biella, mt 1154) raggiunge Andrate al confine della provincia di Torino, con un percorso “di cornice”, lungo circa 25km, che viaggia attorno alla quota di 1000mt. La strada è ora completamente asfaltata; trattandosi di una strada montana, va percorsa a velocità ridotta, nel rispetto anche del meteo.

La parte centrale del percorso interessa i comuni di Graglia e Muzzano (frazione Bagneri): salendo a monte del Santuario di Graglia (mt 812) si raggiunge la località Bossola dove si raggiunge il Tracciolino.

Svoltando a sinistra si va verso Andrate, prendendo a destra si va invece in direzione di Oropa.



Nel tornare verso Biella abbiamo raggiunto una “panchina gigante”.
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Una “idea” nata per valorizzare luoghi di interesse paesaggistico e diffuse sia in Italia che all’estero.

La ricerca dei luoghi dove ci sono le “panchine” invitano a scoprire le bellezze di un territorio altrimenti inesplorato.
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Cercando informazioni ho trovato il passaggio seguente dove l’autore stesso ne spiega l’idea e le finalità.

“È sempre entusiasmante vedere un’idea nuova mettere le ali e volare in alto per scoprire nuove persone, nuovi approcci alla vita e nuovi modi di vedere cose già familiari.

Così è accaduto per la Panchina Gigante. Tutto è iniziato come un progetto tra amici e vicini di casa, e adesso sta conquistando il cuore e la passione di molte persone, che difficilmente avrebbero immaginato di guardare un giorno le montagne e i vigneti italiani seduti su un pezzo di arredamento da esterni fuori scala.

Qui è la bellezza di questo tipo di design. Oggetti che divengono iconici non soltanto perché sono stati spinti da un meccanismo di marketing, ma perché l’idea intrinseca era così seducente e così facilmente realizzabile che ha creato da sola le condizioni naturali per la propria duplicazione e diffusione.

Le Panchine Giganti sono spesso conosciute per immagini, ma una volta che ci si siede su una di esse e si prova la sensazione di godersi la vista come se “si fosse di nuovo bambini”, si vive un’esperienza intensa, da condividere con gli altri. Le panchine sono fatte per rilassarsi, a differenza di una sedia o di una poltrona sono larghe abbastanza da accogliere uno o più amici. Sedersi su una panchina è un gesto sociale piacevole, e fare buon uso di tutta l’energia positiva che le Panchine Giganti emanano è la visione alla base del BIG (BENCH COMMUNITY PROJECT).

L’idea positiva delle Panchine Giganti ha ormai varcato i confini del Piemonte e dell'Europa! Come la nostra BIG RED BENCH #1 ha ispirato gli appassionati a costruirne altre, alcuni visitatori provenienti da lontano hanno portato con sé un ricordo così forte delle panchine, da indurli a riprenderne il concetto nelle loro terre. Magari un giorno vedremo una “Panchina della Pace” in un’area veramente travagliata del mondo, dove la possibilità di sedersi, guardare le cose da una prospettiva più fresca, e sentirsi di nuovo come un bambino, è disperatamente necessaria.

Chris Bangle

Clavesana, 2014

https://bigbenchcommunityproject.org/it/homepage

la prima Big Bench in provincia dell'Aquila

La panchina si trova nella Riserva Naturale Regionale Grotte di Luppa.
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Elide

Active member
Un’altra curiosità di questi luoghi e legata ai miei ricordi d’infanzia, perché sperimentato con la mia famiglia, è l’eco che si può formare raggiungendo un luogo vicino al Santuario di Graglia.



Ecco un “passaggio “che ne spiega il fenomeno tratto da un giornale locale:

“Quanto può essere lunga un’eco? Fino a undici sillabe! Questo rarissimo quanto straordinario fenomeno si verifica solo in due parti del mondo: nel Gran Canyon e da noi, in Italia, precisamente a Graglia, un piccolo paese in provincia di Biella.

Conosciuta ed esaminata già dagli studiosi del Settecento, la rara risonanza è da sempre una peculiarità di Graglia. Una volta giunti sulla piccola balconata che affaccia sulla valle, situata dietro il Grand Hotel, si dovrà gridare la parola prescelta in direzione del Santuario. Stando a quanto hanno dichiarato gli esperti, il fenomeno sarebbe dovuto a un effetto della rifrazione delle onde sonore sul complesso monumentale. Ma per avere il ritorno “record” è necessario assicurarsi che ci siano condizioni climatiche e ambientali particolarmente favorevoli.

Stando ad un’antica usanza del luogo, una volta costruito il Santuario, chi aveva ricevuto la grazia doveva salire in collina e gridare la sua gioia al cielo. È stato proprio con quel gesto di fede che si è scoperto la straordinaria portata dell’eco, diventata ormai celebre. Tanto che un semplice grazie è diventato persino troppo breve. Le sillabe che possono essere ripetute in quel punto preciso del sentiero sono addirittura 11! Una parola lunga quanto: pre-ci-pi-te-vo-lis-si-me-vol-men-te”.


......continua......
 

Didi

Well-known member
Che belle sorpresa questa discussione.
Bravissima Elide, sono stata da bambina più volte al Santuario di Oropa ma lo ricordavo poco, attratta solo dalla Madonna nera.
Anche a Biella ci sono stata più volte , mio papà trattava tessuti e dove trovare i migliori se non a Biella dai grandi nomi che hai citato.
Mi ha fatto tanto piacere vedere quei luoghi e quanto alla polenta concia è un piatto che si mangia anche in Lombardia, nel comasco e la chiamiamo polenta uncia (unta) Buonissima !!!
 

Elide

Active member
Grazie Anna per il ricordo....
Milano e Biella negli anni del tuo papà erano molto legate commercialmente e da Biella si guardava Milano come un riferimento culturale.
A Biella esiste ancora il teatro Sociale dove a quei tempi arrivavano gli spettacoli migliori dopo essere stati a Milano.
Per le "siure" (signore) di Biella andare a Milano era come oggi andare a Londra o a New York.
 

capricorno

Super Moderatore
Bella anche quest'ultima parte del tuo itinerario. I Sacri Monti, è tempo che ci penso devo rimediare ho visto solo quelli di Varese. Le panchine giganti mi hanno incuriosito, se ho sentito e visto anche cercando alcuni itinerari dell'entroterra ligure e ho notato che ci sono anche qui. Devo approfondire.
 

Elide

Active member
Grazie Oriana, mi fa piacere aver stimolato qualche nuova curiosità, anche perché di solito nei pochi giorni che trascorriamo nel Biellese non scegliamo i luoghi più attraenti da un punto di vista turistico ma piuttosto i luoghi legati ai nostri ricordi.
In questa occasione poi come avevo premesso ad inizio racconto, il caldo ha determinato la preferenza per luoghi "freschi", abbiamo escluso il lago di Viverone dove ci sono ritrovamenti di abitazioni costruite con palafitte attualmente sommerse che vanno da un periodo tra al 1650 e il 1350 a.C. .
Nel l 2011 sono entrate a far parte del patrimonio Unesco all'interno del sistema dei "Siti Palafitticoli Preistorici dell'Arco Alpino".
Nella biblioteca comunale a due passi dal municipio di Viverone è stato allestito il museo che racconta la storia dell'insediamento ed espone reperti rinvenuti durante le ricerche archeologiche - asce, spade e ornamenti - a testimonianza della vita di una comunità della media età del Bronzo.

Non c'è stato tempo per altre località come il Castello del Roppolo, ... un antico maniero situato su un'altura da dove si può vedere il lago di Viverone, lungo il vicino tracciato della via Francigena.
Posto tra l’ingresso in Valle d’Aosta e quello alle pianure di Vercelli, è diventato fin da subito un punto strategico per il controllo della zona, tanto che venne utilizzato per un periodo come quartier generale anche da Napoleone Bonaparte.


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Dal 2015 è sede dell'Enoteca Regionale della Serra ed è aperto al pubblico con visite guidate tra mobili, armi, quadri, reperti archeologici e le cantine del castello.


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Le immagini le ho tratte dal sito : https://www.lalenteweb.it/castello-roppolo-piemonte/

Ci sono altre località Biellesi di interesse storico, culturale e paesaggistico, spero in altre occasioni di poter arricchire questo breve racconto.



Proseguirò e completerò la descrizione di questi giorni con la "passeggiata" dedicata alla vicina Val D'Aosta nelle località di Gressoney e Bard.

 

Elide

Active member
Da Biella verso la Val D’Aosta.....

La distanza chilometrica tra Biella e Aosta in linea d' aria è di 61 km e di 85 km in automobile.

Le montagne biellesi sono state percorse, in tempi passati, da sentieri che attraversavano le vallate ed arrivavano fino a Gressoney, Champoluc, Alagna in Val Sesia e la Svizzera.

E’ da ricordare, a questo proposito, che i sentieri hanno da sempre favorito un fiorente scambio di persone e di prodotti attraverso le montagne, allora molto abitate e percorse da pastori e viandanti.



A questo proposito si fa presente che l’amore per la montagna di Quintino Sella, tra i fondatori nel 1863 a Torino del C.A.I. (Club Alpino Italiano), trae origine dai luoghi in cui è nato ai piedi delle Prealpi biellesi, nel 1827, nella frazione Sella di Valle Superiore del Comune di Mosso, in provincia di Biella.

All'età di undici anni aveva già compiuto la sua prima ascensione, al Monte Mucrone (2335 m), la cima più rappresentativa dell'area biellese.

Nell'agosto del 1863 Quintino compie la prima spedizione tutta italiana al Monviso (la terza in assoluto) a quota 3 841, insieme ai fratelli Paolo e Giacinto Ballada de Saint Robert e al deputato calabrese Giovanni Baracco.
Ad essa farà seguire la pubblicazione della lettera: “Una salita al Monviso” all'amico e collega Bartolomeo Gastaldi, segretario della Scuola d'Applicazione per gli ingegneri fondata da Sella nel 1860 al Castello del Valentino di Torino.

Al termine della relazione sulla salita, avanza la proposta della fondazione di un Club Alpino in Italia con queste parole: “A Londra si è fatto un Club Alpino, cioè di persone che spendono qualche settimana dell'anno nel salire le Alpi, le nostre Alpi! […] ivi si conviene per parlare della bellezza incomparabile dei nostri monti e per ragionare sulle osservazioni scientifiche che furono fatte o che sono a farsi […] Anche a Vienna si è fatto un Alpenverein […]. Ora non si potrebbe fare alcunché di simile da noi? Io crederei di sì […]”.



L'appello riceve immediatamente numerosi consensi e così, il 23 ottobre del 1863 nel Castello del Valentino, Sella e una quarantina di soci fondano il Club Alpino che due anni dopo diverrà Club Alpino Italiano.



Per cogliere la posizione geografica di Biella collocata tra le montagne inserisco un’immagine ed informazioni tratte da: https://www.biellaclub.it/turismo.php
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Dal Monte Barone in Valsessera, comune di Coggiola (Biella) si scorgono le montagne del cuneense, tra le quali il Monviso. Proseguendo in primo piano ci sono le alpi biellesi (Colma del Mombarone, Monte Mucrone, Monte Rosso, Monte Camino, ecc).

Al centro si vede il Monte Rosa con alcune delle sue cime più famose. Sulla destra del Monte Rosa si vedono le montagne svizzere, fino ad arrivare alle alpi lombarde con il Pizzo Bernina, Grigna Settentrionale e il Monte Resegone.



Nella memoria dei biellesi resta tutt’ora presente l’utilizzo dei sentieri di montagna che collegavano in particolare con alcune località valdostane.

Gruppi di pellegrini Valdostani, a piedi e di notte, ripercorrono tradizionalmente, ogni cinque anni a fine luglio, i sentieri della montagna che collegano il paese di Fontainemore in Val d’Aosta con il Santuario di Oropa.

Queste tradizioni hanno mantenuto un legame ancora presente per le persone del luogo.

Nei giorni trascorsi nel Biellese non poteva quindi mancare la visita di una località Valdostana.

La Val D’Aosta pur essendo una piccola regione è ricca di luoghi prestigiosi, di castelli, di fortezze.

Nei giorni a disposizione decidiamo di recarci a Gressoney (ovviamente in auto) e finalmente troviamo un clima gradevole e fresco adatto ad una passeggiata nel centro del caratteristico paese.



Prima di giungere a Gressoney-Saint-Jean ci fermiamo presso il Castello Regina Margherita con l’intenzione di visitarlo ma l’eccessiva presenza di turisti in attesa all’ingresso e l’impossibilità di parcheggiare fanno sì che decidiamo di rinviare ad altra data.



In un’area verde in centro a Gressoney vediamo una riproduzione del Castello.
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“L'edificio, pur fregiandosi del nome di «castello», è in realtà una grande villa a tre piani in stile eclettico, caratterizzata dalle cinque torri neogotiche. La commistione di stili fu un'esplicita richiesta della sovrana, che partecipò personalmente al procedere dei lavori con particolare assiduità.”



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Elide

Active member
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La Chiesa di San Giovanni del 1515 si trova al centro del paese .

La prima chiesa risale al 1380, sorgeva addossata alla montagna ma una frana la distrusse.

Della chiesa originaria rimane solo una parte della facciata con il portale tardo gotico in pietra lavorata.

A destra della porta principale, nel 1928 fu collocato il busto della regina Margherita, in memoria del fatto che durante i suoi 36 anni di villeggiatura a Gressoney la stessa soleva recarsi qui a messa ogni domenica percorrendo a piedi il sentiero che oggi si chiama “passeggiata della Regina”.



L'interno si presenta grandioso ed elegante. Alla navata principale si affiancano le due navate laterali separate con colonne monolitiche in granito. I soffitti sono a volta a vela. Nel 1818 fu rialzata la volta del presbiterio e costruita una seconda sacrestia al di sopra di quella primitiva.
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“Vi sono altri quattro altari laterali: notevole per la composizione plastica quello del S. Rosario, in legno intagliato e in gran parte dorato, con la statua della Madonna al centro che reca la data del 1662 circondata da 14 cornici contenenti le raffigurazioni dei misteri del Rosario. Il mistero dell'Annunciazione è raffigurato in proporzioni più grandi in alto.”
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“Nella cantoria si trova un organo, un Vegezzi Bossi, che è stato donato dalla regina Margherita nel 1895. I Vegezzi Bossi appartengono a una grande famiglia di organari che risale al 1550.”
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“Caratteristici i banchi in legno di larice settecenteschi con le testate scolpite che richiamano motivi bavaresi. In quel tempo la Baviera era luogo terminale dei commerci attuati dai Gressonari e alcuni rami di famiglie vi presero anche la residenza.”
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Elide

Active member
Successivamente ci rechiamo a Bard per una visita al forte, dove con gli ascensori raggiungiamo il punto più alto della fortezza.

Dopo il passaggio dal Demanio statale a quello regionale, il forte è stato ristrutturato e aperto al pubblico da alcuni anni, con mostre ed eventi.

Durante la pandemia nel 2020 mia sorella che risiede a Biella, con il marito, hanno attivato un abbonamento annuale che consente di essere presente alle inaugurazioni delle iniziative culturali presenti nel forte.

Parlandone spesso, si è creato l’interesse e il desiderio di conoscere questo luogo particolare.
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Elide

Active member
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Scegliamo di visitare questa mostra…..
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All’interno del forte, la raffigurazione del forte stesso in miniatura….
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Le Alpi …un confine naturale…
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Elide

Active member
Aosta e gli alpini …la tradizione che dura nel tempo!
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Una famosa frase, motto del battaglione Aosta.
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Scendendo attraversiamo il vecchio centro di Bard.
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Termina così questo mio breve racconto, …ringrazio Oriana che ha ispirato le mie osservazioni, Franziska e Monica che con la loro “curiosità” hanno creato il desiderio di “far conoscere” luoghi e atmosfere che mi appartengono….

Ringrazio tutti coloro che hanno letto queste pagine sperando di essere riuscita a trasmettere un poco di interesse per questi luoghi.
 

capricorno

Super Moderatore
Grazie Elide, come sempre dico che le esperienze altrui ci arricchiscono molto. Spero, vista la vicinanza dei luoghi, di poter avere il piacere di visitarli.
 

Didi

Well-known member
Elide, ora che hai finito di illustrare Biella, voglio aggiungere un mio aneddoto di vita vissuta.
Negli anni ottanta a Biella Giorgio Aiazzone attraverso le televisioni private mise in risalto il suo mobilificio
sfruttando in pieno la pubblicità. Fu un precursore delle vendite televisive, mettendo a disposizione dei clienti bus da tutta Italia che li portavano al suo mobilificio.
Io ero interessata perché necessitavo di un armadio lungo 3 m. , il classico a 12 ante. Mio figlio era cresciuto e in montagna non sapevo più dove mettere la sua roba. A Milano trovavo solo armadi del costo di circa 3 milioni di lire ed in televisione vedevo vendere da Aiazzone intere camere matrimoniali a 400 mila lire circa.
Mi misi quindi a seguire attentamente queste trasmissioni per capire dove fosse l'inghippo.

Giunsi alla conclusione che le trasmissioni erano tutte registrate fuorché quelle del mercoledì sera che erano in diretta dalla 1 alle 3 della mattina. Al prezzo della camera andavano aggiunti, IVA, trasporto e montaggio.
Individuata una camera che poteva fare al caso nostro, un giovedì mattina alle sei svegliai mio marito per avvertirlo che non mi avrebbe trovata in casa al risveglio e partii decisa per Biella. Se la camera fosse stata un unico campione non avrebbero potuto dire che era stata venduta perché all'apertura del mobilificio mi presentai per l'acquisto e vista e piaciuta l'acquistai . Caricai in parte i mobili in macchina prendendoli or qui or là per rendere invendibile la camera perché non riuscivo a credere fosse vero.
Con circa 450 mila lire avevo risolto il mio problema comperando una enorme camera nuova.
Il resto della camera l'avremmo ritirata mio marito ed io il sabato.
Portai direttamente i pezzi caricati in montagna ed alla sera spiegai a mio marito il perché dell'alzataccia essendo lui ignaro del mio progetto.
Montammo poi il tutto e quando vendemmo la casa mi spiacque lasciarla là dove faceva ancora un'ottima figura.
Per l'armadio che mi sarebbe servito a Milano passati alcuni mesi feci un altro blitz e comperai una seconda camera che si trova tuttora in quella che era la camera di mio figlio. Un falegname mi ridusse il letto a singolo ed aggiunsi degli altri pezzi a bassissimo costo.
Non so come giudicare questo imprenditore, io non posso che ringraziarlo ma credo che l'intenzione fosse di attirare la clientela con uno specchietto per le allodole perché una volta nel mobilificio davanti a mobili più importanti e belli era facile cambiare idea, e quelli costavano più della norma.
Per me Sant’ Aiazzone, per altri forse una fregatura.
Giorgio Aiazzone che aveva costruito un impero cadde con un piccolo aereo e morì giovane.
Il mobilificio chiuse.

Dalle sue trasmissioni é derivato il detto “provare per credere”
 

Elide

Active member
Didi, ...del "fenomeno" Aiazzone non ne so molto se non per sentito dire, erano gli anni 1970/80 e già mi ero sposata e vivevo a Treviso.
Certamente un genio nel creare una modalità di vendita innovativa, dalla quale molti imprenditori successivamente hanno tratto "spunto".
Il mio ricordo della famiglia Aiazzone è precedente alla presenza di Giorgio nell'attività di famiglia.
Aiazzone fino alla ristrutturazione e conseguente espansione degli anni '80, era una attività di mobili di pregio a livello artigianale.
Ricordo la sorella di Giorgio, perché presente nel finire degli anni '60 e inizio anni '70, nella mia stessa classe all'Istituto Magistrale, Santa Caterina di Biella.

Tra le mie compagne di classe c'era anche la figlia della più prestigiosa pasticceria di Candelo che si trovava a Piazza Castello.
Di lei ho un ricordo più nitido perché il lunedì ad un gruppo ristretto di amiche del quale facevo parte , portava le favolose paste rimaste dalla domenica e con un atteggiamento da "cospiratrici", trovavamo un "angolino" appartato e gustavamo quei dolci con grande soddisfazione e complicità.

Grazie Didi per avermi dato lo spunto per risvegliare ricordi di quel periodo.
 

Franziska

Active member
Ciao Elide,
ho appena "scoperto" il tuo diario su Biella e dintorni, tutta colpa del poco tempo da poter dedicare al mio relax in questi giorni.
Sconoscevo totalmente questi luoghi e, perdona la mia ignoranza, non ne immaginavo cotanta bellezza.
Incantanta a sfogliare il tuo album di foto, le tue descrizioni, soprattutto quelle legate ai tuoi ricordi personali, mi hanno completamente affascinata, ti confesso che ,
sei stata così brava a descrivere i luoghi attraverso le foto ed i commenti, da darmi la sensazione di averla già visitata :)
Non hai suscitato solo il mio interesse, hai fatto molto di più ampliando ed arricchendo la mia scarsa conoscenza su questi luoghi di particolare bellezza.

Francesca
 

Elide

Active member
Ciao Francesca,
...che dire...mi lasci senza parole!!!!....Ti ringrazio infinitamente per il gentilissimo commento e sono commossa per le tue generose considerazioni.
Mi fa molto piacere averti "portata" in luoghi a me familiari ma poco noti, e di aver suscitato il tuo interesse, spero un giorno che tu possa conoscerli personalmente.
Questo racconto non fa che confermare quanto bello e ricco di arte e di storia, sia il nostro Paese, anche in posti meno conosciuti.
 

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