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Costa Deliziosa 21/11/2025-11/04/2026 Giro del Mondo.

L'Opera House ospita un complesso di sale interne multifunzionali, progettate per spettacoli di alto livello con acustica ottimale e tecnologie avanzate. Le aree interne combinano foyer eleganti, spazi espositivi e teatri distribuiti sotto i gusci iconici.

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Concert Hall: La più grande con 2.679 posti, dedicata a sinfonie, cori e concerti pop; ospita l'organo meccanico più grande al mondo con oltre 10.000 canne. L'interno in legno evoca una cattedrale gotica per un'amplificazione naturale del suono.

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Joan Sutherland Theatre: 1.507 posti proscenio per opera lirica e balletto, sede di Opera Australia e Australian Ballet; palcoscenico dotato di sollevatori idraulici e meccanismi rotanti.
Drama Theatre: 544 posti per teatro, danza e produzioni intime della Sydney Theatre Company.
Studio: Spazio flessibile con 280-400 posti configurabili per eventi piccoli o versatili.
 
In verità l'acustica della Sydney Opera House non è mai stata perfetta fin dall'origine e ha richiesto numerosi aggiustamenti nel corso degli anni.
Il design concettuale di Jørn Utzon mancava di piani acustici dettagliati, portando a sale sovraffollate rispetto alle specifiche iniziali: la Concert Hall arrivò a 2679 posti invece dei 3000 previsti, con riverbero eccessivo (2,2 secondi contro l'ideale 1,8-2,1) e suono che si disperde verso l'alto nei gusci. L'Opera Theatre risultò con spazi angusti per orchestra e scenografie, definita "nascondiglio per talpe" dai musicisti.

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All'inaugurazione nel 1973, vennero installati "donuts" acustici sospesi per riflettere il suono verso il pubblico e aiutare i performer a sentirsi, ma con scarso successo. Successive modifiche inclusero pannelli riflettenti, ottimizzazioni del palco e analisi acustiche, ma critiche persistono: nel 2013, le sale si classificarono tra le peggiori d'Australia per i professionisti.

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Proposte di ristrutturazioni miliardarie (bloccate politicamente) mirano a ridisegnare soffitti e stage per migliorare riverbero e visibilità. Nonostante ciò, le compagnie continuano spettacoli world-class adattandosi, ma l'acustica resta un limite del progetto.

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Su Focus, non tanto tempo fa, ho visto un servizio proprio sull'acustica del teatro e tutte le iniziative per risolvere il problema, compresi i pannelli acustici che pendevano dal soffitto.
Altri problemi, questi risolti, il condizionamento e l'illuminazione.
 
L’arrivo a Sydney e’ stato qualcosa di incantevole e magico, una baia riparata e profonda ci ha accolto rivelandosi poco a poco con il sorgere del sole.
Sydney e’ stata per noi una vera sorpresa, una bellezza da togliere il fiato, per noi uno “stupor mundi” se vogliamo essere poetici! Tanto avevamo visto, tanto avevamo sentito, tanto ce ne avevano parlato…ma poi ci si rende conto che cio’ che vedi con i tuoi occhi non e’ mai cio’ che trasmettono le immagini perche’ vi sono le emozioni che nascono dal cuore e dalla mente.
Noi abbiamo fatto una full immersion nei due giorni di sosta, con una guida spettacolare, Bianca, ormai da 35 anni residente ed “aussie” a tutti gli effetti ed orgogliosissima della sua patria.
Il primo giorno a visitare quello spettacolo naturale che sono le Blue Mountains…meravigliose!
Sono una spettacolare regione montuosa situata a circa 100 km a ovest di Sydney, patrimonio UNESCO, famosa per i suoi paesaggi selvaggi e l’atmosfera quasi fiabesca.
Il loro nome deriva dalla caratteristica foschia azzurrina che avvolge le valli: è causata dagli oli essenziali rilasciati dalle immense foreste di eucalipti, che reagiscono con la luce solare creando un effetto blu delicato e magnetico.
Qui la natura domina incontrastata: scogliere vertiginose, gole profonde, foreste pluviali, cascate scenografiche e punti panoramici che sembrano sospesi sull’infinito. Il simbolo più iconico è la formazione rocciosa delle Three Sisters, legata a un’antica leggenda aborigena e affacciata sulla Jamison Valley.
Le Blue Mountains sono anche un paradiso per chi ama l’aria aperta: sentieri per trekking di ogni livello, funivie panoramiche, arrampicate, passeggiate nella foresta e piccoli villaggi dal fascino vintage come Leura e Katoomba, pieni di caffè accoglienti e botteghe artigianali.
È un luogo che cambia volto con le stagioni: in questo periodo estivo e’ caratterizzata dal verde fresco.
Alcune immagini dei panorami che si godono dai belvedere…ricorda molto il Grand Canyon ma in questo caso completamente ricoperto di verde. Purtroppo un grande incendio qualche anno fa ne ha distrutto parecchie zone: era un disastro annunciato ma purtroppo il governo non si e’ mosso nel modo giusto: di solito noleggiano i Canadair dalla California ad ottobre quando finiscono la stagione negli USA ma purtroppo i grandi incendi nello stato americano hanno impedito di inviare ( vengono smontati ed inviati con i cargo per essere poi rimontati in Australia ) gli aerei antincendio e quindi Sydney non aveva i mezzi adatti per combattere gli incendi!

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Cambio di corteccia per questo eucalipto

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Eucaliptus Pauciflora…colori meravigliosi del tronco, sembrano venature del marmo.

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La funivia, che collega le sommita’ che delimitano le pareti di una valle della Blue Mountains, preda dei moltissimi asiatici presenti.

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I bellissimi Cacatua Ciuffogiallo, uccelli iconici australiani, rumorosissimi…li vedi volare ovunque!

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Lungo la bellissima strada che da Sydney conduce alle Blue Mountains e’ doveroso fermarsi ad un piccolo zoo con animali tipici del solo territorio australiano.
Si tratta del Featherdale Wildlife Park, uno spazio creato da una coppia nel 1953, poi a continuare e’ stato il figlio che nel 1975 ha dato una connotazione piu’ turistica allo spazio e negli anni 2000 il governo del New South Wales lo ha elevato allo status di attrazione turistica nazionale, visitata ogni anno da centinaia e centinaia di migliaia di persone.
E’ un luogo assolutamente da visitare…ne uscirete molto emozionati!
Capitolo canguri.
All’ingresso vi danno dei bicchierini con del mangime naturale con il quale dar da mangiare ai canguri, rigorosamente dalla mano…disturbati sempre dagli omnipresenti ibis bianchi.
Il canguro e’ un animale che fa parte della normale alimentazione degli australiani, un po’ restii a servirlo in alcuni ristoranti a Sydney, ma consumato molto in altri luoghi.

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Un rarissimo canguro albino.

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Dopo questo escursus naturalistico nel mondo animale australiano, prima della precedente descritta visita alle Blue Mountains, torniamo stanchissimi in nave, saltiamo la cena e ci buttiamo sotto la doccia e poi sotto le coperte…l’indomani ci attendono 9 ore dedicate alla citta’!
La nostra guida prospetta a me e ad Ester una visita che dal promontorio ovest dell’ingresso della baia a quello est, attraverso i luoghi piu’ iconici della citta’ metropolitana di Sydney, che conta oltre 5 milioni di abitanti che vivono in piccola parte nella city moderna costellata da grattacieli, me tre la piu’ parte vive in centinaia di migliaia di case unifamigliari sparse sull’enorme superficie della metropoli.
Praticamente ovunque si respira aria di una certa agiatezza economica, in molte zone la ricchezza e’ evidente, ma non ostentata…ma quiete, tranquillita’, ritmi di vita lontani anni luce dal nostro, pacatezza nei modi e nel muoversi, cordialita’ e sorrisi permeano ogni angolo.
Una nota di orgoglio: gli italiani godono di immensi credito e stima fra gli australiani del Nuovo Galles del Sud, attualmente sono una numerosissima comunita’, fra i piu’ abbienti economicamente parlando: con i greci hanno costituito il supporto per lo sviluppo della citta’ nel dopoguerra, inizialmente osteggiati, arrivati per ricostruirla, hanno dimostrato con il lavoro e con l’ingegno, di avere una marcia in piu’ di tutti, formichine nel risparmiare quando la vita era poco cara, comprando con quanto risparmiato cio’ che si poteva comprare in fatto di immobili, trasformandosi in imprenditori, costruendo e vendendo, per poi creare lucrose attivita’, continuate dalle generazioni successive; tutto questo restando comunque legati con un filo indissolubile, all’Italia.
Di questa considerazione ne abbiamo avuto prova molte volte nel nostro soggiorno quando moltissimi ci chiedevano da dove venissimo…” from Italy “ sembrava essere la parola magica per aprire la porta di sorriso e loquacita’.
Le moltissime Maserati di tutti i tipi ed Alfa Romeo Stelvio e Giulia, senz’altro dimostrano una certa italianita’…mi ha fatto molto piacere, ed anche emozionare, sentire questa cose su di noi…a fronte dei molti paesi non siamo certamente considerati un esempio da seguire!
Il nostro viaggio incomincia attraversando l’Harbour Bridge, l’icona di Sydney con l’Opera House, per raggiungere un punto panoramico che ha come sfondo l’Harbour Bridge e l’Opera House.




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Proseguiamo per Balgowlad Height e dal punto piu’ panoramico di Dobroyd Head si gode un magnifico panorama dell’ingresso nella baia di Sydney e della sponda di fronte il villaggio che un tempo era il Quarantine Village, una sorta di Ellis Island a New York: gli immigrati che arrivavano, se ammalati venivano dirottati qui, curati e poi in base agli esiti delle cure, accettati o rispediti a casa.
Oggi ospita i militari di una vicina base militare.

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La prossima sosta avviene alla Balmoral Bay, una bellissima spiaggia, con alle spalle verdi giardini, alberi rigogliosi ed un edificio classico dedicato ad ospitare eventi e feste private, oltre che essere sede di un bar e piccolo ristorante. Da notare che nel periodo giugno-settembre in questa baia arrivano le balene con i loro piccoli.

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Una sosta anche ad Edwards Beach, altra meravigliosa spiaggia che da sulla baia, anche se tutte con il divieto di balneazione visti i ripetuti attacchi di squali degli ultimi tempi.

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Si continua nell’esplorazione, ritornando verso la citta’ di Sydney e riattraversando “The Bridge” come famigliarmente chiamano l’Harbour Bridge gli abitanti.

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Lasciamo l’auto a Millers Point a pochi passi da The Rock’s, il quartiere storico della citta’, il primo insediamento stabilito dai coloni inglesi, che lasciarono tutti gli schiavi nella parte alta della citta’, in condizioni disumane, mentre loro presero possesso della parte bassa.
Davanti ci compare la Gallison Church, chiesa anglicana costruita alla fine del 1700 e una fila di casette coloniali, carinissime, e sapientemente e fedelmente ristrutturate.

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Entriamo a The Rock’s, oggi centralissimo cuore pulsante del centro di Sydney, sovente teatro di mercatini, ricco di locali e negozi di artigianato.
Restano nel quartiere angusti passaggi, retaggio della vecchia citta’ e delle case abitate dagli schiavi, anche se una recentissima riqualificazione ha lasciato un po’ poco di quel nefasto periodo, in particolare qualche perimetro dei “ loculi “ che gli schiavi abitavano.
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Qui sotto una “ casa “ degli schiavi…il lavello non esisteva allora!

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In un vicoletto vi sono rappresentate delle figure in metallo rappresentanti dei ragazzacci che popolavano il quartiere e che erano diventati un po’ una leggenda, additati come delinquenti incalliti, in realta’ dei ragazzetti che combinavano qualche guaio, ma nessun crimine!

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Retaggio inglese, l’unica cabina telefonica in citta’…le chiamate urbane sono gratuite!

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Un tributo all’architetto Francis Greenway, all’inizio poco stimato, contestato e cacciato ma poi richiamato, che ha lasciato opere importanti in Sydney. Una storia interessantissima la sua e vi consiglio di dare un’occhiata a:

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Un monumento dedicato a chi Sydney l’ha fondata: i soldati, i coloni, gli schiavi…non necessariamente in questo ordine!

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