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Costa Deliziosa 21/11/2025-11/04/2026 Giro del Mondo.

Buon pomeriggio! Il Sudafrica e’ stato impegnativo…da domani avremo una settimana intera di navigazione per raccontarvi come sono stati i tre scali sudafricani…non sono mancati i problemi negli ingressi in porto causa nebbia e relativo caos per escursioni cancellate o accorciate, per overland cancellati…e per l’arroganza, supponenza, ignoranza e maleducazione di gran parte dei passeggeri.
Io sto rientrando ora da un overland di tre giorni lungo la Garden Route…spoiler…meraviglioso!
Vi raccontero’
 
Buon pomeriggio! Il Sudafrica e’ stato impegnativo…da domani avremo una settimana intera di navigazione per raccontarvi come sono stati i tre scali sudafricani…non sono mancati i problemi negli ingressi in porto causa nebbia e relativo caos per escursioni cancellate o accorciate, per overland cancellati…e per l’arroganza, supponenza, ignoranza e maleducazione di gran parte dei passeggeri.
Io sto rientrando ora da un overland di tre giorni lungo la Garden Route…spoiler…meraviglioso!
Vi raccontero’
Mi correggo: avremo solo due giorni…poi Namibia…dopodiché avremo una settimana di navigazione.
 
e per l’arroganza, supponenza, ignoranza e maleducazione di gran parte dei passeggeri.
L’ho già scritto da qualche parte ma questa è proprio una cosa che non mi aspettavo.
Anzi, essendo l’età media molto più alta e immagino nemmeno delle persone dí così basso livello sociale visto che il viaggio è molto costoso, mi aspettavo di trovare a bordo persone di un certo tipo, con una buona cultura, con dei modi da “signori”.
La strafottenza e la maleducazione la associo di più al giovane o a persone della mia età che si sentono arrivate.
Questa cosa l’hai già ripetuto in altre parti del diario e mi destabilizza… o forse non conosco bene gli anziani!
Il problema è generalizzato o ci sono nazionalità che spiccano di più per maleducazione?
 
L’ho già scritto da qualche parte ma questa è proprio una cosa che non mi aspettavo.
Anzi, essendo l’età media molto più alta e immagino nemmeno delle persone dí così basso livello sociale visto che il viaggio è molto costoso, mi aspettavo di trovare a bordo persone di un certo tipo, con una buona cultura, con dei modi da “signori”.
La strafottenza e la maleducazione la associo di più al giovane o a persone della mia età che si sentono arrivate.
Questa cosa l’hai già ripetuto in altre parti del diario e mi destabilizza… o forse non conosco bene gli anziani!
Il problema è generalizzato o ci sono nazionalità che spiccano di più per maleducazione?
non credo che l'ignoranza abbia una nazione o una fascia di età, è una "dote" che si ha dalla nascita e che credo sia incurabile.
a me quando è capitato, da giovane era facile finire in bagarre, adesso lascio scivolare tutto e ignoro l'ignoranza.
buon proseguimento di questo splendido e spero abbastanza prossimo per me, viaggio.
 
L’ho già scritto da qualche parte ma questa è proprio una cosa che non mi aspettavo.
Anzi, essendo l’età media molto più alta e immagino nemmeno delle persone dí così basso livello sociale visto che il viaggio è molto costoso, mi aspettavo di trovare a bordo persone di un certo tipo, con una buona cultura, con dei modi da “signori”.
La strafottenza e la maleducazione la associo di più al giovane o a persone della mia età che si sentono arrivate.
Questa cosa l’hai già ripetuto in altre parti del diario e mi destabilizza… o forse non conosco bene gli anziani!
Il problema è generalizzato o ci sono nazionalità che spiccano di più per maleducazione?
Diciamo che tutte le nazionalita’ di maggior presenza a bordo, si difendono bene ma a brillare sono i francesi!
A volte ci sono delle giuste ragioni per fare dei reclami…e’ il modo nel quale le si fanno che cambia!
Nota di servizio: non mi sono dimenticato della diretta, ma in questi ultimi giorni, in navigazione internet e’ un po’ altalenante e debole, a terra mi e’ mancato letteralmente il tempo…a presto!
 
Dopo un lungo silenzio, dovuto a una serie di vicissitudini personali, riprendo il mio racconto con l'isola di Mauritius.
La lunga sosta in porto di due giorni interi ci consente di esplorare per bene l'isola, toccando i siti principali e di maggiore interesse. Nello specifico visiteremo il sud dell'isola, più verde e più selvaggio, il primo giorno, mentre il secondo lo dedicheremo alla parte settentrionale, meno lussureggiante ma di non minore interesse.

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Port Louis è la piccola capitale di Mauritius, adagiata sulla costa nord‑occidentale dell'isola, con il suo ampio fronte portuale che si apre sull’oceano Indiano mentre alle sue spalle si innalzano le alture verdi del massiccio di Moka, creando un colpo d’occhio molto scenografico tra mare e aguzze montagne.
Nata come insediamento francese nel XVIII secolo e intitolata al re Luigi XV, si è sviluppata nel tempo come scalo strategico sulle rotte dell’oceano Indiano, prima sotto il controllo francese e poi sotto quello britannico, fino a diventare il centro politico e amministrativo del Paese. La città unisce ancora oggi un impianto urbanistico coloniale, fatto di vie rettilinee e edifici d’epoca, a un volto decisamente moderno: nella zona centrale svettano palazzi per uffici e grattacieli che ospitano banche, compagnie assicurative e la Banca di Mauritius, segno del ruolo di Port Louis come cuore economico e finanziario dell’isola e come uno dei principali hub finanziari del continente africano.

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Oggi però lasceremo subito la città per dirigerci verso sud, in piena campagna, dapprima tra estese piantagioni di canna da zucchero, poi in un ambiente sempre più selvaggio dove le coltivazioni (tra le altre anche di caffè) lasciano sempre più spazio alla foresta.

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Ultima modifica:
Abbandonata la strada costiera, ci inoltriamo verso l'interno, lungo un percorso piuttosto tortuoso che conduce in alto, risalendo le ripide dorsali montuose residuo di una antichissima attività vulcanica ormai completamente ricoperte da una fitta foresta.

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Dalle alture si aprono splendidi e verdissimi panorami, con belle vedute sulla costa e sul mare.

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Fino ad arrivare al villaggio di Chamarel con le sue spettacolari cascate, purtroppo non particolarmente ricche d'acqua in questa stagione.

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Poco lontano dalle cascate si può ammirare una singolare formazione geologica di particolare suggestione: le Terre dai sette colori di Chamarel.

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si tratta di una piccola area di dune sabbiose che si apre all’improvviso nel verde dell’entroterra, non lontano dal villaggio e dalle cascate di Chamarel, creando un contrasto quasi surreale tra la compatta foresta tropicale e una radura nuda, ondulata, dove il terreno sembra trasformarsi in un arcobaleno terrestre.

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Le dune occupano meno di un ettaro, ma l’impatto visivo è potente: la superficie si increspa in morbide colline di sabbia con striature e chiazze che vanno dal rosso al marrone, dal viola al blu, fino al giallo e a tonalità più verdastre, che cambiano intensità a seconda dell’inclinazione della luce e dell’ora del giorno.

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La “magia” del luogo ha in realtà una spiegazione geologica: in questa zona antiche colate laviche si sono lentamente alterate sotto l’azione del clima tropicale, dando origine a suoli ricchi di ossidi di ferro e di alluminio; i primi generano le sfumature rossastre e brune, i secondi quelle blu‑violacee, e la diversa composizione fa sì che le particelle tendano a separarsi spontaneamente, creando bande di colore che restano distinte anche se la sabbia viene mescolata. Una curiosità spesso citata è proprio questa: se si raccoglie un po’ di sabbia di colori diversi, la si miscela e la si lascia riposare, dopo un po’ i granelli tornano a disporsi in strati separati, come se il paesaggio in miniatura si ricomponesse da solo.

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Accanto al sito delle Terre colorate, si possono vedere anche alcuni esemplari di tartarughe giganti, simili a quelle famose delle isole Seychelles.

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Proseguendo ancora verso l'interno dell'isola giungiamo alle Gole del Fiume Nero: il cuore selvaggio e montuoso del sud‑ovest di Mauritius, un ampio canyon verde che incide l’altopiano interno e scende verso la costa con una sequenza di vallate profonde, crinali frastagliati e versanti coperti da una fitta foresta tropicale umida. Qui si trova il più grande parco nazionale dell’isola, istituito per proteggere quello che resta della foresta pluviale originaria, sopravvissuta in mezzo a un paesaggio esterno ormai dominato dalle piantagioni di canna da zucchero e dagli insediamenti costieri.

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Il paesaggio è quello di un altopiano a circa 550–600 metri di quota che all’improvviso si spezza in dirupi, valli e forre che scendono quasi fino al livello del mare, con punti panoramici da cui lo sguardo abbraccia la grande gola centrale, le montagne che la incorniciano e, in lontananza, la linea azzurra dell’oceano. All’interno del parco si trova anche la vetta più alta di Mauritius, il Piton de la Petite Rivière Noire (826 metri), insieme ad altri rilievi come la Montagna Cocotte, che contribuiscono a dare al paesaggio un carattere montano inaspettato per un’isola tropicale.

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Camminando nei sentieri, si entra in una foresta densa, ombreggiata e spesso umida, dove i rumori della costa lasciano spazio al fruscio delle foglie, al canto degli uccelli e allo scrosciare lontano delle cascate. Il parco ospita oltre trecento specie di piante autoctone ed endemiche, tra cui antichi alberi di ebano e specie legate alla storia naturale del dodo, ma è soprattutto un santuario ornitologico: qui vivono il piccione rosa, il parrocchetto di Mauritius, vari bulbul e occhialini e altri uccelli che non esistono in nessun’altra parte del mondo, osservabili con un po’ di pazienza dai punti panoramici e lungo i sentieri.

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Proseguendo ancora sull'altopiano arriviamo al Grand Bassin, conosciuto anche come Ganga Talao: è un lago craterico situato a circa 500–700 metri di altitudine, circondato da colline verdi e da una vegetazione folta che accentua il senso di isolamento e di sacralità del luogo.

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Attorno alle sue rive sorge uno dei più importanti complessi templari induisti al di fuori dell’India, cuore spirituale della comunità hindu mauriziana e meta di pellegrinaggio durante tutto l’anno, con un culmine straordinario in occasione della festa di Maha Shivaratri, quando migliaia di fedeli raggiungono il lago a piedi da ogni parte dell’isola. Il lago è venerato perché, secondo la tradizione, le sue acque sono collegate al Gange: alcune versioni del racconto parlano di gocce del fiume sacro cadute in un antico cratere vulcanico, altre ricordano il gesto simbolico di un sacerdote che portò acqua del Gange e la versò nel bacino, consacrandolo come Ganga Talao.

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In entrambe le letture, lo specchio d’acqua diventa un “piccolo Gange” in mezzo all’oceano Indiano, un luogo dove i devoti possono purificarsi, pregare e compiere riti di abluzione e di offerta senza doversi recare in India, mantenendo un legame vivo con le proprie radici religiose. Arrivando dalla strada, il visitatore è accolto da un colpo d’occhio potente: due enormi statue, alte oltre trenta metri, raffigurano Shiva (Mangal Mahadev) e la dea Durga, stagliandosi contro il cielo e segnalando da lontano la sacralità del sito.

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Superate le statue, la strada scende verso il lago e si entra in un’area costellata di templi coloratissimi, piccoli santuari, colonne, archi e scalinate che scendono fino all’acqua, dove i fedeli depositano fiori, frutta, incenso e lampade accese, creando riflessi tremolanti sulla superficie scura e spesso leggermente velata di foschia.

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L’atmosfera è intensa ma al tempo stesso accogliente: i pellegrini e le famiglie si muovono tra le diverse aree sacre, suonano campanelli rituali, tracciano il tilaka sulla fronte e si fermano per la puja, la preghiera con offerte, mentre il fumo dell’incenso sale lento e si mescola all’aria fresca dell’altopiano. Nei giorni di grande affluenza, in particolare durante Maha Shivaratri, il sito si anima di processioni, canti, danze devozionali e file di fedeli che portano kanwar decorati, trasformando Grand Bassin in un mare di colori, luci e voci che si riflettono nel lago sacro.

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Nonostante il carattere profondamente religioso, Grand Bassin colpisce anche per la sua dimensione paesaggistica: il bacino scuro, incastonato nel cratere, le sponde animate da statue di divinità come Shiva, Ganesh, Hanuman e Ganga, i templi dalle architetture vivaci e le colline boscose tutt’intorno creano un quadro quasi teatrale, in cui natura e spiritualità si sovrappongono.

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Camminando lungo il perimetro del lago o salendo sui punti panoramici vicini, si coglie la doppia anima del luogo: da un lato santuario vivo, affollato e profondamente sentito dai mauriziani hindu, dall’altro spazio silenzioso e contemplativo, dove anche il visitatore esterno, nel rispetto dei riti, può percepire la forza simbolica di questo “Gange in miniatura” nel cuore di Mauritius.

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Prima di rientrare in nave facciamo una breve sosta a Trou aux Cerfs: un grande cratere vulcanico dormiente che domina l’altopiano centrale di Mauritius, a ridosso della cittadina di Curepipe, a circa seicento metri di quota, in una zona dove l’aria è più fresca e spesso attraversata da nubi veloci che accentuano la sensazione di trovarsi in montagna piuttosto che su un’isola tropicale.

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Il bordo del cratere, raggiungibile in auto e poi a piedi, è un anello verde: un sentiero quasi pianeggiante lo percorre tutto intorno e permette di affacciarsi, tra alberi indigeni e alti pini, su una conca perfettamente circolare, profonda una novantina di metri, al cui centro si è formato un piccolo lago scuro incorniciato da vegetazione fitta, inaccessibile e dall’aspetto quasi primordiale.

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La forma del vulcano è molto leggibile: una cupola regolare, coperta di bosco, che si alza sopra il tessuto urbano di Curepipe e che, una volta raggiunta, offre un doppio spettacolo, verso l’interno e verso l’esterno. Guardando dentro il cratere si coglie la quiete di un vulcano che, secondo gli studi, eruttò centinaia di migliaia di anni fa e da allora è rimasto inattivo, lasciando che la foresta riconquistasse le pareti e il fondo, con la sua lussureggiante vegetazione e con i suoi piccoli abitanti, come questo camaleonte.

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La mattina successiva siamo pronti per partire alla scoperta del nord dell'isola di Mauritius.

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Attraversiamo la città di Port Louis toccandone alcuni dei luoghi più significativi.

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La cappella e il santuario di Marie Reine de la Paix, sulle pendici della Signal Mountain, affacciate dall’alto sulla città di Port Louis, che dominano la capitale con una grande statua bianca della Vergine Maria che tiene tra le mani un globo, come a proteggere l’isola e il mondo sottostante.
Nel corso del tempo ha ospitato celebrazioni di grande rilievo: nel 1989 vi si tenne una messa durante la visita di Giovanni Paolo II e nel 2019 Papa Francesco celebrò qui una liturgia davanti a decine di migliaia di fedeli, rafforzando il ruolo di Marie Reine de la Paix come santuario non solo nazionale ma anche di respiro internazionale.

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La cattedrale di San Luigi, il principale luogo di culto cattolico della capitale e sede del vescovo della diocesi.

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Il municipio.

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Le caratteristiche case dalla tipica architettura coloniale.
 
A Sainte‑Croix, nella periferia nord di Port Louis, sorge il Kailassam (o Kaylasson) Temple, uno dei templi induisti più spettacolari di Mauritius e il principale punto di riferimento spirituale per la comunità tamil dell’isola.

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Il tempio, dedicato in particolare a Shiva, è stato fondato a metà Ottocento da mercanti tamil (la costruzione iniziò nel 1854) e viene considerato il più antico tempio tradizionale di Mauritius, profondamente legato alla storia dell’emigrazione dall’India del sud. Il suo nome completo, Shri Sockalingum Meenatchee Ammen Kovil, richiama Shiva e la dea Meenakshi, e indica un luogo pensato fin dall’origine come santuario identitario, punto di riferimento religioso e culturale per i tamil di Port Louis.

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L’impatto visivo è dominato dal grande gopuram, la torre d’ingresso piramidale tipica dei templi dravidici, interamente rivestita di sculture policrome che raffigurano divinità, eroi e figure della mitologia hindu. Ogni superficie è occupata da rilievi e statue in colori vivacissimi, restaurati di recente, così che l’insieme risulta quasi abbagliante per ricchezza e dettaglio: un “totem” architettonico che si scorge già da lontano, prima ancora di entrare nel complesso.

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La pianta del tempio segue un principio simbolico preciso: l’intero complesso è concepito come un corpo umano, con sei “stazioni” o sezioni che rappresentano gli organi principali, in particolare cuore e testa; il messaggio teologico è che il corpo del devoto è esso stesso un tempio e va mantenuto puro, così come lo spazio sacro. La struttura a forma di loto che sovrasta la parte sommitale richiama la testa e la fioritura della coscienza, mentre lungo il percorso interno si incontrano santuari minori, altari e piccoli padiglioni che accompagnano il fedele in un cammino graduale verso il cuore più sacro del kovil.

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All’interno, il visitatore è circondato da affreschi e bassorilievi che raccontano episodi dei Purana e dell’epopea hindu, con una particolare enfasi sulle figure venerate dal mondo tamil; tra le statue spicca quella di Madurai Veeran, eroe popolare associato a coraggio e lealtà.

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Nei cortili e nei giardini, oltre alle divinità, si nota la presenza simbolica del pavone, animale sacro nella tradizione tamil, rappresentato sia nelle decorazioni sia nella forma, con esemplari vivi considerati parte integrante dell’“atmosfera” del santuario.

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Durante le grandi festività, come il Cavadee, il Kailassam Temple diventa il centro pulsante della devozione tamil mauriziana: processioni, offerte, canti e riti penitenziali trasformano il complesso in un mare di colori, fiori, musica e profumo di incenso, con i fedeli che attraversano le varie stazioni del tempio come un percorso di purificazione.

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