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Intervista al Comandante Sarcinella

Adrisessanta

Well-known member
Ci racconta qualcosa del giro del mondo che sta conducendo con Magnifica.

Per effettuare, ogni anno, il giro del mondo impiegano quasi il doppio del tempo consumato da Phileas Fogg, il flemmatico protagonista del capolavoro di Jules Verne: 132 giorni. A bordo, insomma, se la prendono comoda. Ad accompagnare i viaggiatori, anzi meglio a guidarli nella World Cruise di Msc, che tocca i 5 continenti, è un lupo di mare dai modi cortesi, originario di Piano di Sorrento: Pietro Sarcinella, il comandante della Msc Magnifica, l’arca di lusso che per 4 mesi e passa diventa una sorta di paese galleggiante per oltre duemila passeggeri ai quali si aggiunge un migliaio di membri dell’equipaggio: una vera e propria comunità della quale il capitano si può considerare il sindaco. Con poteri immensi commisurati alle responsabilità, ma anche con indispensabili capacità di pubbliche relazioni.
Lo contattiamo grazie a un ponte radio, approntato dalla compagnia di navigazione, mentre si trova nell’Oceano Pacifico, in trasferimento da Los Angeles alle Hawaii. Lì sono le 9 del mattino, in Italia le 19.

Comandante, a che punto è la crociera?
«Siamo a circa un terzo del percorso. E tutto va per il meglio».
In cosa un’esperienza del genere, a parte la durata, si distingue rispetto a una crociera breve?
«La differenza principale è che mentre nell’ambito di sette giorni si riesce a prevedere tutto, o quasi, i porti sono sempre gli stessi, nel nostro caso devi confrontarti con tanti imprevisti. Le condizioni meteo per esempio non possono essere conosciute a monte per tutto il tempo della crociera e a tutte le latitudini. Possono cambiare tanti fattori, costringendoti talvolta a mutare le destinazioni o, quanto meno a invertirle. Lo spirito di avventura è sicuramente presente».
Che rapporto stabilisce con i passeggeri?
«Fin da subito è fondamentale stabilire un rapporto di massima fiducia. Per questo trascorro tanto tempo a parlare con loro. Per i passeggeri si tratta di un aspetto di assoluta importanza. Devono avere la convinzione e la consapevolezza che torneranno sani e salvi a Genova dove, in prevalenza, si sono imbarcati».
Perché ha detto in prevalenza?
«Perché la crociera si articola in tre tratte principali. Se ne può fare anche una sola. Anche se, in realtà, la maggior parte dei passeggeri opta per l’eperienza completa di 130 giorni».
Quali richieste le vengono di regola avanzate e quale è quella più particolare che ha ricevuto?
«Come può immaginare ricevo le richieste più disparate. Ma ce n’è una ricorrente: i passeggeri non riescono a capire perché durante la navigazione scompare un giorno. Che è come se non fosse mai esistito. Per esempio quest’anno a bordo non vivremo il 17 febbraio. Passeremo direttamente dal 16 al 18. E questo perché, navigando verso Ovest al passaggio dell’antimeridiano di Greenwich (il numero 180), varcheremo la soglia del cambiamento di data».
La “Msc Magnifica” è attrezzata in modo particolare?
«Non è attrezzata in modo particolare; diciamo che in considerazione della lunghezza del viaggio abbiamo solo scorte di materiale e provviste in più. La differenza principale riguarda l’equipaggio che deve essere estremamente vocato all’ospitalità. La convivenza di 130 e passa giorni con i passeggeri deve implicare una particolare disponibilità. Se non avesse una particolare, direi innata predisposizione, in tanto tempo i difetti verrebbero inevitabilmente fuori. Tutti a bordo, dagli ufficiali al personale dedicano una buona parte del loro tempo a contatto con i passeggeri».
Quali sono i momenti più emozionanti?
«Il più emozionante in assoluto sarà quello dei saluti. Sarà sottolineato con un grande evento, durante il quale prevarrà la commozione. Dopo 4 mesi trascorsi insieme ci sarà anche qualche lacrima. Tra tante persone è inevitabile che nascano amicizie anche profonde: alcuni continueranno a restare in contatto e ad incontrarsi per tutta la vita. Altri momenti emozionanti sono alcune destinazioni, per esempio l’attraversamento del Canale di Panama, o il raggiungimento di capitali lontane come Auckland, Tokyo, Shanghai. Con vacanze di tipo più tradizionale non è possibile toccare tante mete affascinanti».
Se attraversate il canale di Panama non doppiate capo Horn?
«No, ma doppiamo quello di Buona Speranza per passare dall’Oceano Indiano all’Atlantico».
Quali rotte sono dal suo punto di vista più impegnative?
«L’attraversamento del canale di Panama che ho più volte citato presuppone molta attenzione».
Cosa resterà ai partecipanti al termine di questa mega crociera?
«Torneranno a casa soprattutto arricchiti dal punto di vista culturale. E poi resterà il ricordo del rapporto umano con l’equipaggio. Siamo una piccola comunità di tremila persone, nasce l’amicizia, si condividono emozioni belle e, talvolta, meno belle. A bordo ci sono anche 70 bambini.
In età non scolare, naturalmente?
«Invece no. Stanno vivendo l’esperienza della homeschooling : i genitori si prendono cura della loro istruzione. Forse perdono qualche nozione mnemonica ma guadagnano tanto rispetto a chi studia la storia e la geografia soltanto sui libri».
Per lei della Penisola sorrentina questo comando ha un sapore particolare?
«Sono di Piano di Sorrento e ho frequentato il prestigioso Istituto nautico Nino Bixio. Da ragazzino sognavo di comandare navi come questa. Ringrazio la compagnia che mi ha dato la possibilità di farlo. Cerco sempre di essere all’altezza di questo grande onore».
 
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