Vent’anni da ora sarai più deluso dalle cose che non hai fatto che da quelle che hai fatto.
Allora leva l’ancora, esci dal porto sicuro.
Prendi i venti alisei.
Esplora.
Sogna.
Scopri.
…e infatti, anche se solo per pochi giorni, il sogno è lì: lo puoi toccare con mano, lo puoi vivere appieno. Basta volerlo. E, senza dubbio, io e l’elettricità entusiasta lo vogliamo davvero.
Si è discusso a lungo sulla reale convenienza delle mini-vacanze. Certo, più si sta via e meglio è: è così inoltre che meglio si diluiscono i costi fissi degli spostamenti (altro consiglio finanziario indispensabile che mi sento di elargire). Su questo non ci piove. Ma poi c’è la realtà, soprattutto quella lavorativa. E così, per quanto i periodi canonici non siano i miei preferiti per i viaggi lunghi, restano quelli a disposizione e, nel bene e nel male, cerco di sfruttarli al meglio. Allo stesso tempo però, non mi lascio sfuggire le occasioni delle mezze stagioni: pochi giorni, quando capitano, diventano ancora più preziosi.
Queste brevi fughe sono un’aggiunta fondamentale, quel qualcosa in più che spezza la monotonia e rimette i piedi per… aria.
Un modo per tenere alta l’adrenalina anche nei momenti più grigi.
Per evadere dalla routine.
Per staccare la spina.
Per continuare a meravigliarsi.
Perché è proprio questa la magia dei piccoli viaggi: la mente si libera, il tempo quasi rallenta e ogni attimo “guadagnato” acquista ancora più valore, ogni dettaglio “rubato” dalla routine diventa ancora più intenso.
Quindi, meglio le vacanze lunghe? Sì, certo. Ma sono un fan assoluto dei weekend, nell’attesa del celeberrimo agosto. Ogni occasione - weekend, ponti, festività - va colta al volo e vissuta fino in fondo.
E quindi eccomi qui a scriverne, con un po’ di ritardo e decisamente fuori stagione (è arrivata la primavera!) un po’ per rivivere quei momenti, un po’ perché sogno altri weekend in attesa dell’estate, un po’ perché ogni stagione merita di essere celebrata e magari perché queste mie (prolisse) pagine possano essere di spunto a chi sta già pensando alla prossima fuga.
Ogni viaggio è un incastro: voli, auto, chilometri, orari, partenze e arrivi. E, ancora di più, quando il tempo a disposizione è poco, tutto deve combaciare alla perfezione.
Nessun margine d’errore.
Funzionerà tutto anche stavolta? Ripasso la timetable.
Sono questi i pensieri che mi tengono sveglio mentre mi rigiro nel letto. L’elettricità entusiasta ormai è entrata in circolo e, no, riaddormentarsi è impossibile.
Ma forse mancherà poco alla comoda sveglia delle 4:50 che mi attende.
Time check. Niente da fare. Sono ancora le 2:43.
È quasi domani, dai.