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Costa Deliziosa 21/11/2025-11/04/2026 Giro del Mondo.

Ci dirigiamo ora verso l'estremità nord dell'isola, in una zona costiera a pochi passi dal mare e dalle famose casette colorate di Cap Malheureux, qui facciamo una breve sosta al tempio Arumugam Shiva un piccolo ma molto vivace kovil induista un suggestivo luogo di spiritualità indiana lambito dal blu dell’oceano Indiano.

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È un tempio dedicato a Shiva, con una forte presenza di divinità associate al pantheon tamil: oltre a Shiva, spiccano le statue di Murugan, Ganesh, Parvati e altre figure familiari della devozione del sud dell’India, disposte lungo un cortile e porticato in un’atmosfera coloratissima e fitta di simboli.

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Il tempio è anche legato al paesaggio simbolico di Cap Malheureux: la vicinanza al mare, alle rocce nere basaltiche e alle acque che si aprono davanti alle sue mura contribuisce a dare un senso di protezione divina sul villaggio e sui marinai o agricoltori della zona, molti dei quali appartengono alla comunità indiana che qui ha mantenuto tradizioni religiose e familiari per generazioni.

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Ed eccoci a Cap Malheureux, un piccolo villaggio di pescatori sulla costa nord di Mauritius, nel distretto di Rivière du Rempart, incastonato tra Grand Baie e Anse la Raie e famoso soprattutto per la sua atmosfera tranquilla, il paesaggio marino e la storica “chiesa dal tetto rosso” che domina il promontorio. Il nome, che significa “Capo infelice” o “Capo sfortunato”, risale all’epoca francese e ricorda sia i naufragi avvenuti in passato sulle sue rocce coralline sia lo sbarco britannico del 1810, quando le truppe arrivarono dal nord prendendo alla sprovvista i francesi e mettendo fine al loro controllo dell’isola.

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Il paese si sviluppa lungo la costa, con case colorate, piccole botteghe e una vita di mare molto presente: il mattino si vedono i pescatori tornare con le barche cariche di pesce, lavare le reti e preparare il pescato da vendere, creando un quadro di quotidianità semplice e autentica, lontano dal ritmo frenetico delle zone più turistiche. Le acque davanti al capo sono trasparenti e punteggiate da piccole isole – come Coin de Mire e altre isole settentrionali – che si stagliano all’orizzonte, regalando un panorama spettacolare, specialmente dalle terrazze intorno al villaggio.

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Il simbolo di Cap Malheureux è la chiesa cattolica noto come Notre‑Dame Auxiliatrice, detta “la chiesa dal tetto rosso”: un piccolo edificio in stile creolo, con cupola e campanile, costruito nel 1938, che si distingue per il suo tetto rosso acceso contro il blu del mare e del cielo, divenendo uno dei luoghi più fotografati e iconici di tutta Mauritius.

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Intorno alla chiesa si aprono terrazze panoramiche frequentate da turisti, ma la zona resta intima e non eccessivamente congestionata, perfetta per una sosta contemplativa o una passeggiata lungo il mare, mentre il villaggio, pur essendo cresciuto negli ultimi decenni, mantiene un’aria di quiete e familiarità, con abitanti e residenti che si conoscono e si incontrano nel piccolo centro del paese.

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Lasciamo le bianche spiagge del capo per ritornare verso la capitale.

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Nelle.campagne del nord dell'isola visitiamo il sito di una vecchia fabbrica per la produzione dello zucchero, trasformata recentemente in un museo dedicato a questa importante attività produttiva per l'economia dell'isola.

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Il museo L’Aventure du Sucre è un grande ecoinmuseo immersivo che si trova nella regione di Pamplemousses, nel nord‑est di Mauritius, all’interno dell’antica proprietà zuccheriera di Beau Plan, poco lontano dal famoso Jardin de Pamplemousses. L’edificio era una vera e propria sucrerie in attività fin dal XVIII secolo, poi chiusa alla fine del XX secolo e riconvertita, dal 1999, in un museo moderno dedicato alla storia dello zucchero, della canna e della storia economica dell’isola.

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Il percorso museale, pensato per durare circa 1,5–2 ore di visita, si snoda in un vasto spazio di circa 5000 mq diviso in dieci grandi aree tematiche, allestite in modo molto scenografico e interattivo: grandi schermi, modelli in scala, proiezioni, documenti d’epoca, macchinari originali e installazioni luminose accompagnano il visitatore dalla geologia dell’isola e dalla sua colonizzazione, alla nascita dell’industria della canna e alla sua trasformazione in zucchero, fino ai moderni usi e commercializzazione del prodotto.

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Si passa così da ambienti che evocano la giungla originaria e i primi insediamenti, a sale dove si possono vedere antichi mulini, caldaie a vapore, evaporatori e altri impianti industriali, splendidi come sculture metalliche e ancora perfettamente conservati, che mostrano come la canna veniva spremita, cotta e cristallizzata.

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Un aspetto centrale del museo è il legame tra storia dello zucchero e storia dell’isola: il percorso affronta anche la tratta atlantica, l’arrivo degli schiavi nelle piantagioni e, in seguito, l’arrivo degli immigrati indiani, spiegando come il lavoro nelle aziende zuccheriere abbia plasmato la società, le culture e la cucina mauriziana. Il museo non nasconde la dimensione drammatica di questo passato, ma lo racconta con un tono didattico e coinvolgente, con foto, testimonianze e ricostruzioni che aiutano a comprendere il peso dell’industria zuccheriera sull’economia e sull’identità del Paese.

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Naturalmente non potevamo esimerci dal visitare i vicini Giardini Botanici di Pamplemousses, oggi ufficialmente “Sir Seewoosagur Ramgoolam Botanical Garden”, un ampio polmone verde nel nord‑ovest di Mauritius, a pochi chilometri da Port Louis, in un’area pianeggiante e tranquilla nei pressi del villaggio di Pamplemousses, immerso tra risaie e campi di canna da zucchero.

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Il giardino, nato come piccolo orto e giardino di residenza attorno al 1735‑1736 per la tenuta del governatore francese Mahé de La Bourdonnais, fu poi ampliato e reso botanico da Pierre Poivre negli anni ’70 del Settecento, diventando uno dei primi giardini botanici tropicali del mondo e un centro di acclimatamento di piante esotiche, spezie e specie rare.

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Esteso su circa 37 ettari, il giardino si presenta come un dedalo di viali ombreggiati, aiuole colorate, collezioni tematiche e stagni, dove l’impressione è quella di passeggiare in un parco romantico del XIX secolo, con alberi secolari, palme, rampicanti e piante acquatiche che si alternano seguendo un ordine decorativo e scientifico insieme.

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Uno dei luoghi più iconici è il grande laghetto con le ninfee giganti Victoria amazonica (o Victoria regia), le foglie “a scodella” che sembrano galleggiare come piatti, spesso fotografate in coppia con le tartarughe che si avvicinano a esse, creando un quadro molto fotogenico e da cartolina.

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Il giardino ospita centinaia di specie vegetali, tra cui palme maestose, banani, piante esotiche, alberi fruttiferi e alcune rarità in via d’estinzione, con particolare attenzione all’acclimatazione di piante utili come chiodi di garofano, cannella e altre specie di interesse economico introdotte quando Mauritius era ancora Ile de France e Pamplemousses fungeva da “laboratorio verde” strategico per spezzare i monopoli di potenze rivali.

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Tra gli elementi storici si notano il sontuoso cancello di ferro del XIX secolo, con un passato legato a un avventuroso personaggio che lo donò al giardino, e il Château de Mon Plaisir, piccolo edificio coloniale che testimonia la presenza dei governatori e dei funzionari francesi ed inglesi, oggi inserito nel contesto del parco. Nel corso del tempo il giardino cadde in un certo oblio, ma fu rianimato nel seconda metà dell’Ottocento e poi, in epoca moderna, è stato rinnovato e intitolato a Sir Seewoosagur Ramgoolam, il padre dell’indipendenza mauriziana, con tanto di samadhi (monumento funerario) dedicato a lui situato all’interno del complesso.

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Queste due belle giornate a Mauritius sono trascorse velocemente: è tempo di partire...

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Tre giorni di navigazione ci separano dal Sudafrica e da Durban, il primo nostro porto di scalo sulla terraferma africana.

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Lo skyline della città di Durban, illuminato dalla calda luce del mattino, emerge dalla leggera foschia eredità dell'umidità della notte appena finita.

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il terminal appare davanti a noi, impazienti di scendere a terra. Pronti per nuove scoperte, per nuove esplorazioni, per nuovi orizzonti.
L'Africa ci aspetta...

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