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Dove il tempo si è fermato e le culture si sono incontrate.

Suntin

Well-known member
Il volo Ryanair (costo 35€ con solo zainetto) parte puntuale dall'aeroporto di Bergamo e arrivo con un poco di anticipo e in meno di un'ora a Sarajevo.
Timbro sul passaporto, mi procuro qualche marco bosniaco (KM) che ha un cambio fisso di 1€ = 1.95km e via a noleggiare l'auto (costo 67€ x 4 giorni con assicurazione full inclusa).

La prima tappa è il vicino Tunnel Spasa ovvero il tunnel della salvezza, costruito nel 1993 in circa 6 mesi, il tunnel permetteva di far entrare in città cibo, farmaci, aiuti umanitari vari e anche armi per aiutare i bosniaci a difendersi dall'assedio serbo.

L'ingresso al tunnel costa 20KM pagamento solo in moneta locale, e fuori c'è pure un ergumeno che vi chiede 2km o 1€ per parcheggiare l'auto... quanto legale o abusivo non ho approfondito.

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Uno dei generatori che i bosniaci si erano costruiti con il motore di una FIAT126
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Finita la visita al tunnel mi metto al volante* per raggiungere il mio appartamento preso su Booking al costo di 24€ a notte e dove alloggerò per 2, situato vicino alla fermata Otoka del tram giallo che collega il quartiere di Ilidža con il centro di Baščaršija attraversando tutto il tristemente famoso Viale dei Cecchini ben descritto nel libro Non Chiedere Perchè del giornalista Rai Franco Di Mare che era a Sarajevo durante l'assedio.
Appena arrivato nel quartiere mi chiedo dove accidenti sono finito, vecchi casermoni popolari, muri che portano ancora chiaramente i segni della guerra a distanza di 30 anni (e questo è uno dei due aspetti del perchè qui il tempo si sia fermato), vari graffiti di gruppi hooligans....
Per fortuna il mio bilocale è molto carino, ristrutturato, funzionale e con tutti i comfort e tutto funziona perfettamente, poi alla notte era pure silenzioso, quindi promosso a pieni voti.

Apoggio lo zaino, mi do una rinfrescata, ricontrollo gli appunti, decido di lasciare l'auto parcheggiata visto che i posti sono pochi e non vorrei poi alla sera non trovare posteggio e mi incammino verso il centro città, percorrendo i circa 5km che mi dividono dall'inizio del centro pedonale, lungo il tristemente noto viale di cui sopra.....


* ps se googlemaps vi propone delle deviazioni per evitare rallentamenti sulle colline che circondano Sarajevo (o in Bosnia in generale) non dategli retta, vi potreste ritrovare in situazioni molto spiacevoli con l'auto, su per stradine strettissime e ripidissime che finiscono nel nulla e poi girare l'auto potrebbe diventare una roulette russa, per dover fare manovra in una fazzoletto col rischio di sbocciare l'auto o peggio.
 
Ultima modifica:
Arrivo alla Fiamma Eterna Vječna vatra dedicata alle vittime civili e militari della seconda guerra mondiale.
L'epitafio recita:
"Con coraggio e congiuntamente versato
Sangue dei combattenti delle brigate bosniaco-erzegovesi,
croate, montenegrine e serbe
del glorioso esercito nazionale jugoslavo; con
gli sforzi congiunti e i sacrifici dei patrioti sarajevesi
serbi, musulmani e croati il 6 aprile 1945
Sarajevo, la capitale della Repubblica popolare
di Bosnia ed Erzegovina è stato liberata.
Eterna gloria e gratitudine agli eroi caduti
della liberazione di Sarajevo e della nostra Patria,
Nel primo anniversario della sua liberazione -
una riconoscente Sarajevo
"

6 aprile 1946

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Da qui proseguo sulla pedonale Ferhadija, cuore del centro città.
Mentre passeggio e faccio foto mi prendo un buon succo di melograno appena spremuto, ci sono vari banchetti che ve lo spremono al momento, intanto che faccio foto ai vari siti di interesse come la Cattedrale Ortodossa della Natività di Gesù, la più grande chiesa ortodossa di Sarajevo e una delle più grandi dei Balcani, costruita tra il 1863 e 1868.
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Poco più avanti si incontra la Cattedrale del Sacro Cuore che è la più grande cattedrale cattolica della Bosnia Herzegovina, costruita tra il 1884-87 e consacrata nel 1889

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di fronte si trova una delle "Rose di Sarajevo", gli sfregi dei colpi di mortaio che sono stati riempiti di cera rossa.

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e a fianco c'è il museo con mostra fotografica sul genocidio di Srebrenica dove andremo domani

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Ancora qualche centinaio di metri ed eccoci che d'un tratto siamo teletrasportati da una città Europea and una antica città Ottomana, un pò come a Nicosia (dove però il confine è netto e militarizzato).

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E dove le moschee prendono il posto delle chiese cattoliche e ortodosse

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Il ponte Latino, praticamente dove il '900 ha avuto inizio, qui iniziò la prima guerra mondiale con l'assasinio dell'arciduca Ferdinando e la moglie Sofia.
Si potrebbe dire che il secolo più violento della storia dell'umanità, che ha vissuto genocidi, olocausto, due guerre mondiali, due bombe atomiche sia iniziato e concluso a Sarajevo con la guerra dei Balcani. Come la chiusura di un cerchio.

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La prima serata si conclude in un tipico Ćevabdžinica (praticamente direi una trattoria tipica dove fanno carne alla griglia) nella parte occidentale del centro con una grigliatona di carne tipica bosniaca-balcanica a partire dai tipici cevapci, un altro tipo di salsiccia e il loro hamburger...cipolle a volontà che son rimaste nel piatto e il loro pane tipico, col bere spesa totale 12€ e spicci. In questo locale si poteva pagare con la carta.

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E per concludere torniamo nella parte orientale per un dolcetto tipico, nei due giorni che mi sono fermato a Sarajevo ho assaggiato tutta la prima fila in alto e devo dire che l'unico che non mi è piaciuto è stato l'orasnica, non tanto per il sapore che è fatto con le noci, ma per la consistenza, troppo duro e fibroso ma non so se è così o forse se erano vecchi.
Gli altri tre invece molto buoni, lo smokva con i fichi e la frutta secca, il figaro tipo wafer e il Marcipan forse il più buono.
Costo di 3km l'uno a pezzo. Qui pagamento solo cash in moneta locale e nella parte orientali tanti ristoranti, caffetterie e pasticcerie hanno fuori questo cartello.

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Un'altro motivo per il quale la città è ferma nel tempo, è dovuto al ricordo delle Olimpiadi Invernali del 1984, ovunque si trovano souvenir con la mascotte dei giochi, il simpatico lupetto Vučko, che rappresenta l'animale tipico delle Alpi Dinariche disegnato dall'artista sloveno Jože Trobec.
Come una delle calamite che ho comprato

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https://www.ilpost.it/2026/02/16/vucko-mascotte-olimpiadi-sarajevo/

In città si trovano ancora le insegne con i 5 cerchi olimpici e ci sono ancora le luminarie dell'epoca.


Rientro a casa con il tram, il biglietto si può fare direttamente dal conducente al costo di 2,20km
Si conclude qui il primo giorno a Sarajevo.

PS qui il roaming non è incluso come nella UE, quindi ho fatto esim Holafly illimitata al costo di 18€ dal 5 al 9 marzo.
 
Venerdì 6 marzo, sveglia presto. Colazione in appartamento e alle 8 sono già al volante (errore) per esplorare la collina Trebevic.
Salire per queste stradine ripidissime e molto strette, in alcuni punti labirintiche con cartelli fuorvianti e a doppio senso di marcia quando ci passa a malapena un'auto è un incubo e un'ansia continua per l'auto a noleggio, ok che c'è l'assicurazione ma sinceramente zero voglia di un'eventuale constatazione amichevole che deve per forza coinvolgere le forze dell'ordine per il verbale da dare all'assicurazione.

Pian pianino e con molta attenzione arrivo al primo punto che volevo vedere, ovvero la pista da di bob olimpica abbandonata... uno dei vari contro dell'ospitare le olimpiadi purtroppo.

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Da qui raggiungo la sommità e il punto panoramico del Trebevic, dove arriva la funivia. E ad averlo saputo prima che le due cose erano così vicine e raggiungibili a piedi non sarei venuto fin quassù con la macchina.
 
All'arrivo della funivia ci sono ancora i cerchi Olimpici (e non sono gli unici sparsi per la città)

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Ritorno all'auto e parto in direzione del White Fortress (errore 2), che è stato tempo perso visto che alla fine era chiuso e non vi dico i vicoli in salita che ho dovuto fare per raggiungerlo.....
 
Da qui vado in direzione del Bastione Giallo, altre preghiere e miracolo per parcheggiare l'auto.
Bella vista panoramica sulla città e su uno dei tantissimi cimiteri mussulmani che imbianca le colline della nazione come neve perenne.
Scopro poi che con una piccola scarpinata era abbastanza raggiungibile dal centro, quindi stamattina la macchina potevo evitare di prenderla su ed andarmi ad intrigare in quei labirinti di quartieri.

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Decido che a sto punto è meglio tornare a casa, lasciare giù l'auto e tornare in centro con il tram.
E così faccio, trovo subito da parcheggiare sotto casa e con 2,20km e 30' di tram vado alla fermata della Vijećnica.
 
Arriva ora di pranzo e ritorno alla "trattoria" di ieri sera, nascosta in un vicoletto.
Sta volta resto sul leggero e mi faccio un petto di pello alla griglia con il loro fantastico pane locale, peccato che l'insalatina di cavolo cappuccio di accompagnamento era letteralmente sommersa da maionese, ketchup e mostarda.......... 😣

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Il centro della città è tappezzato di musei, che da quel che mi par di capire sono tutti privati e anche abbastanza simili uno all'altrom quindi ne scelgo due per il pomeriggio.

Il primo è Srebrenica Genocide Memorial Exhibition, una esposizione fotografica molto cruda dell'evento più tristemente famoso della guerra nei Balcani. Ingresso 18km + 6km di audioguida, che è indispensabile visto che le foto non hanno didascalie ne nessun tipo di informazione scritta.
Subito sono entrato senza audio guida, ma poi mi sembrava uno spreco del biglietto di ingresso non fare l'aggiunta della spiegazione.

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