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"...Ma tu, lo senti il respiro del vento..." - Costa Smeralda - gennaio 2026

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Situata sulla collina di Byrsa e vicina alle rovine dell'antica città punica e poi romana, non è più adibita al culto, ma viene utilizzata come sala da concerto per l'esecuzione di musiche tunisine e musica classica occidentale.

Hussein II Bey autorizzò il console generale francese a costruire una cattedrale sul sito dell'antica Cartagine, lasciandolo libero di stabilire il luogo e di utilizzare tutta l'area necessaria al progetto.Il console incaricò suo figlio Jules. Quest'ultimo, dopo aver attentamente esaminato i possibili siti, concluse che la cattedrale doveva essere costruita sulla collina di Byrsa, al centro dell'acropoli punica, dove un tempo era situato il tempio di Esculapio. Re Luigi Filippo approvò il progetto e l'architetto prescelto concepì un edificio di modeste proporzioni che contemplava un misto di gotico e bizantino.

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L'architettura francese tardo XIX secolo tendeva a caratterizzare gli stili compositi (come nel caso della basilica del Sacro Cuore a Parigi, costruita in stile romanico-bizantino nella stessa epoca). L'edificio, ha uno stile bizantino-moresco, ed è a forma di croce latina di 65 metri per 30. La facciata è incorniciata da due torri quadrate, il transetto si trova sotto una grande cupola circondata da otto piccoli campanili, e vi è una cupola più piccola sopra l'abside. La chiesa ha un navata centrale e due navate laterali separate da una archi e i soffitti sono decorati con travi scolpite, dipinte e dorate a forma di arabesco. Le vetrate sono anche realizzate con forme di arabeschi. La grande campana pesa sei tonnellate ed è accompagnata da un carillon di quattro campane.

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Siamo solo noi in questa visita ed abbiamo tutto il tempo per godere di questi luoghi veramente particolari.

Ci rechiamo quindi a vedere la restante parte di Cartagine, verso il mare. Costeggiamo il lato di mare dove ancora si evidenziano le tracce del porto di Cartagine.

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Questa mappa vi dà l'idea della conformazione della zona....solo con una guida è possibile capire in un contesto altamente abitato....la zona è divenuta con gli anni una fiorente località residenziale di vacanza, una guida come dicevo vi farà conoscere il passato. Vi è veramente tanto da vedere, oltre la città punica, la città romana con i suoi teatri e poco lontano il cimitero punico....dove vi sono soprattutto sepolture di bambini.

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Qui abbiamo potuto assistere in diretta ad alcuni scavi archeologici in sito. Tanto è stato scoperto ma tanto ancora deve essere portato in superficie.... questo è stato un valore aggiunto alla nostra visita. Qui c'ero stata due anni fa e in due anni, altri scavi si sono aggiunti. È veramente esilarante sapere che sicuramente chissà ancora quanto verrà alla luce dal passato....


Poco distante si arriva alle terme dette di Antonino


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Le terme di Antonino sono in pratica quello che oggi chiameremo : stabilimento termale Queste sono di età imperiale romana, il più vasto delle province africane. Non erano le sole terme della città: dalle fonti antiche conosciamo l'esistenza in particolare delle terme di Gargilius, la cui ubicazione tuttavia non è stata riconosciuta con certezza, e dovevano esistere una decina di edifici termali.
I resti oggi visibili delle terme si estendono per una lunghezza di più di 200 m lungo la costa, a sud-est del sito archeologico e in prossimità del Palazzo presidenziale di Cartagine. Furono riportati in luce negli scavi effettuati dopo la fine della seconda guerra mondiale e comprendono alcuni ambienti di servizio al piano terra. Una delle colonne del frigidari fu rialzata nel 1985. Come parte del sito archeologico di Cartagine, sono inseriti tra i Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

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Le terme furono costruite ai piedi dell'attuale collina di Borj Djedid, che in epoca romana ospitava un importante santuario di Serapide, individuato nel XIX secolo, e una scala monumentale in marmo, distrutta nel XX secolo. Lo spazio pianeggiante disponibile era delimitato ad est dalla collina e a nord da un altro rialzo del terreno: in epoca romana questo spazio era ancora più ristretto per la presenza di una zona paludosa, oggi scomparsa. La linea di costa era tuttavia più avanzata: il livello del mare si è alzato di circa 50 cm e alcune parti dell'edificio antico, come la piscina sono oggi sommerse.

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L'edificio fu danneggiato da un terremoto nel IV secolo e subì interventi di riparazione datati tra il 388 e il 392. Alcune delle volte del frigidarium crollarono alla fine del IV secolo o all'inizio del V.

I sotterranei di servizio del calidario furono occupati da un'officina di vasaio, ma le terme continuarono ad essere utilizzate in epoca bizantina, sebbene in spazi più ristretti. Questa risistemazione è stata datata intorno all'anno 530, in base alle tecniche di costruzione utilizzate. L'edificio rimase tuttavia di dimensioni molto più vaste che altri impianti contemporanei. L'abbandono definitivo della funzione termale è stato datato all'anno 638.

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In seguito le rovine delle terme furono utilizzate come cava di materiale da costruzione: la prossimità alla costa facilitava le operazioni di spoglio e un impianto per la segagione dei blocchi di marmo da reimpiegare è stato rinvenuto all'interno del complesso termale. I marmi dello spoglio furono riutilizzati non solo nella vicina Tunisi, ma anche a Pisa e a Genova, ed arrivarono fino a Canterbury.

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Ultima modifica:
Questa è una mappa trovata in rete di tutto l'impianto archeologico delle Terme, veramente molto grande e in parte ancora da scavare.




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Oltre al complesso termale l'area archeologica ospita diverse sepolture puniche, del tipo a pozzetto o a dromos e i resti di due basiliche cristiane con mosaici.

La prima basilica risale all'inizio dell'epoca bizantina ed era a tre navate. Nei pressi sono stati rinvenuti un cimitero cristiano e una tomba punica del V secolo a.C.

La seconda basilica aveva cinque navate e due sacrestie e vi erano annessi un battistero.


Ci resta del tempo libero e all'interno del sito vi è una piccola caffetteria e approfittiamo per prendere qualcosa di fresco....si fresco, gennaio qui ci regala una giornata molto più che primaverile 18°, da non credere! Tanto che archiviati cappello e sciarpa nello zaino, anche il giaccone si toglie ben presto. Che meraviglia!
Possiamo dire che il sito è tutto per noi. Questa volta, sebbene le escursioni quasi tutte prevedono una visita qui, sono state ben suddivise in modo da non ostacolare un gruppo con l'altro. La presenza comunque di turisti in genere c'è, lo vediamo dai taxi e pulmini più piccoli posti lungo la via d'accesso. In uscita percorriamo a ritroso la via per raggiungere il nostro bus che ci aspetta all' entrata ( si esce dal sito da un altro lato)...anche qui, il nostro bravo accompagnatore ci dà un'orario e viene rispettato da tutti, tanto che ci fa i complimenti una volta a bordo.

Il sito per quanto molto diverso dai nostri e in genere da altri siti archeologici da me visitati, sembra in abbandono ma non lo è. Probabilmente solo ora sono giunti i permessi e i fondi necessari per poter lavorare. Camminando si notano i lavori in corso, le classiche misurazioni reticolate fatte dagli archeologici, i cartellini numerati a contraddistinguere quelle che molti definiscono solo " sassi"....un mondo sconosciuto ma tanto reale, fatto non solo di parole scritte sui libri di storia, fatto da persone che non ci sono più. Hanno vissuto qui, hanno saputo creare con le solo loro mani tutto quello che ci circonda. Sono vestigia di un passato che pian piano ci vengono a parlare. Quando entro in questo mondo lo faccio in punta di piedi, con un misto di stupore, di respiro leggero che a volte resta veramente sospeso quasi avessi paura di disturbare. La sacralità di questi luoghi che il tempo ha cristallizzato nell' istante della sua scomparsa va rispettato. La natura si prende i suoi spazi, il verde arriva a ricoprire ogni cosa, la vita in quest'angolo sperduto del tempo, si prende la sua rivincita....tra i mille e più alberi cresce quasi spontaneo e in maniera esponenziale un' essenza arborea che mai mi sarei aspettata di vedere qui ...


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....il pepe rosa!




Continua....
 
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A pochi chilometri dal centro cittadino, imboccando la litoranea che costeggia il Golfo di Tunisi, si giunge a Sidi Bou Said, celeberrimo villaggio di pescatori dalle tipiche case bianche e blu, addossate al fianco di una collina, di fronte al mare....questa è l'ultima tappa della nostra escursione. Dopo tanta storia, un po' di leggerezza ci sta. Sono felice di ritornare in questo luogo visitato più di dieci anni fa. Chissà se lo troverò cambiato....?

Un tempo luogo di vacanza preferito dalle famiglie facoltose di Tunisi, questo villaggio la cui struttura semplice ed ordinata richiama lo schema classico delle costruzioni mediterranee imbiancate a calce viva, con i serramenti in azzurro, è divenuto oggi meta obbligata per chiunque visiti la Tunisia. Indimenticabili gli ingressi delle abitazioni: porte dipinte di blu o di giallo vivo, arcuate o rettangolari, incorniciate da pietre scolpite, da ceramica o da marmo bianco e nero… una diversa dall’altra!


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Ogni vicolo offre uno scorcio particolare, tra la semplicità delle case e il gusto raffinato di gallerie d’arte, boutique artigianali e i caffè, dalle cui terrazze è possibile godere della splendida vista sul golfo di Tunisi, sorseggiando un the alla menta.

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Abbarbicato su una collina che domina il mare, Sidi Bou Said, con le sue case bianche dalle porte blu, è uno dei luoghi più iconici della Tunisia. A breve distanza da Cartagine, è la meta ideale per una passeggiata romantica, immersi nella quiete di stradine acciottolate e muri imbiancati a calce ravvivati dalle fioriture delle bouganville, che creano un’atmosfera sospesa nel tempo, richiamo irresistibile per schiere di artisti, fotografi e sognatori. Da non perdere una sosta al celebre Café des Nattes per sorseggiare un tè alla menta con vista spettacolare sul Mediterraneo.

La Tunisia per eccellenza è il paese dei gelsomini, il gelsomino è il fiore della nazione ma oggi, in questa giornata particolarmente soleggiata non ve n'è traccia se non per l'offerta di piccoli mazzi da parte dei venditori di strada....basta declinare l'invito e non vi infastidiranno più. In realtà, rispetto al ricordo che ho di questo luogo, sono molto meno insistenti di allora dove ricordo, non potevi muovere un passo che eri seguita...oggi non più. La maggior parte di loro si sono evoluti, hanno negozi, banchi fissi nelle piazze....si passa , si guarda e si baratta il prezzo.... questa usanza può diventare asfissiante se poco avvezzi

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La realtà, almeno per me, è che di questi manufatti, oggetti che un tempo potevano essere originali ,oramai con la globalizzazione li troviamo sulle bancarelle delle nostre fiere . Se poi magari leggiamo il retro, scopriremo che non sono made in Tunisia....quindi...occhio.

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Ci viene concesso del tempo per poter visitare in autonomia il luogo, dandoci poi l'appuntamento ad un determinato orario al nostro bus. Molto professionale la nostra guida ci accompagna per un tratto facendoci vedere la strada più breve per raggiungere il luogo di ritrovo.... probabilmente ha paura di perdere qualcuno. Lodevole poi il suo comportamento, ci attenderà in piedi al bivio al ritorno per accertarsi che nessuno si perda.


Il luogo è un brulicare di persone, un po' faticoso ...lo dici per chi avesse problemi a camminare, è tutto in salita da dove ci lascia il bus. Il consiglio è di lasciare le strade trafficate ed entrare nei vicoli paralleli....

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Il blu è disarmante...ancora di più per la giornata che si presta molto e ancora più rappresenta il luogo: cielo e blu si uniscono in un connubio di bellezza.
 
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