11/01/2026 Sultanato del Brunei.
Bandar Seri Begawan

Oggi intorno alle 13,00 arriveremo in questo paese, sconosciuto al turismo di massa, molto lontano dai nostri "usi e costumi" che ti fa riflettere parecchio . Queste sono le mie personali riflessioni, ma non è detto che anche gli altri la vedano allo stesso modo. E non è neanche detto che le mie considerazioni, siano poi quelle giuste ....
Brunei: il Paese ricchissimo dove non succede (quasi) niente
Il Sultanato del Brunei è uno di quei Paesi che molti faticano persino a collocare sulla mappa, ma che in realtà meriterebbe un posto fisso nelle liste dei “posti più strani del mondo”.
Piccolo, ricchissimo, silenzioso e ultra-controllato, il Brunei è una specie di utopia petrolifera con regole molto rigide e una vita pubblica ridotta all’essenziale, e sembra vivere in una bolla tutta sua: lontano dai riflettori, lontano dalle polemiche… almeno finché non si parla di diritti umani.
Si trova sull’isola del Borneo, circondato dalla Malesia nel Sud-est asiatico, affacciato sul Mar Cinese Meridionale e quasi completamente circondato dallo stato malese del Sarawak. , e sembra vivere in una bolla tutta sua: lontano dai riflettori, lontano dalle polemiche… almeno finché non si parla di diritti umani.
La sua capitale è Bandar Seri Begawan, situata nel distretto di Brunei-Muara.
Il Brunei è grande più o meno come una provincia italiana, ma ha una delle rendite pro capite più alte del pianeta. Il motivo è semplice: sotto terra ci sono petrolio e gas naturale, e lo Stato li usa per finanziare un welfare che farebbe invidia a mezzo mondo.
Tutto questo si trasforma in niente tasse sul reddito, sanità e istruzione gratuite, povertà quasi azzerata, strade perfette, parchi e giardini curati, aria tranquilla.
Il tutto immerso in una foresta pluviale spettacolare, perché il Brunei, oltre a essere ricco, è anche sorprendentemente verde.
Il Brunei è una monarchia assoluta, nel senso più letterale possibile. Il sultano Hassanal Bolkiah governa dal 1967 ed è il Capo dello Stato, il capo del governo, il primo ministro, il ministro della difesa, nonché la guida religiosa del paese.
Se qualcosa succede in Brunei, è molto probabile che il sultano ne sia in qualche modo coinvolto.
Il suo palazzo, l’Istana Nurul Iman, ha più di 1.700 stanze, con circa 250 bagni, ed è ufficialmente il più grande palazzo abitato al mondo. Una specie di Versailles tropicale, ma senza turisti (quasi).
Una volta all’anno, durante la fine del Ramadan, il palazzo apre al pubblico: i cittadini entrano, stringono la mano al sultano e ricevono regali. Una scena a metà tra la fiaba orientale e la performance politica.
La religione: praticata è l’Islam, ed è usata come fosse un manuale di istruzioni
Il Brunei si fonda su un’ideologia chiamata Melayu Islam Beraja, che unisce la cultura malese, l’Islam sunnita, e la monarchia, in pratica, religione e Stato sono inseparabili.
L’Islam influenza l’educazione, il comportamento pubblico, le leggi e perfino ciò che è socialmente accettabile dire ad alta voce.
Le altre religioni sono tollerate, ma con discrezione, l’importante è non fare nessun tipo di proselitismo, non fare celebrazioni che siano poco visibili e non creare nuovi luoghi di culto. In pratica basta che non disturbino l’ordine in essere.
Quello dei diritti umani è da queste parti, un capitolo scomodo. Qui il tono leggero si fa inevitabilmente più serio.
Dal 2014 il Brunei ha introdotto un Codice penale basato sulla sharia, che sulla carta prevede pene durissime come lapidazione, amputazioni, punizioni corporali,
ma la buona notizia è che non sono mai state applicate. Quella cattiva invece è che esistono legalmente.
Per tutto questo in questo paese si respira un tangibile clima di autocensura, una notevole paura di esporsi, e la totale invisibilità per alcune comunità, in particolare LGBTQ+ In più, cosa che personalmente non ci piace, l’assoluta mancanza di libertà di stampa, la scarsa possibilità di eventuali proteste, l’assenza di opposizione politica nonché i media strettamente controllati. Tutto questo fa del Brunei è uno dei Paesi più silenziosi del mondo, ma non perché non ci sia nulla da dire.
Vivere in Brunei significa vivere in un luogo ad altissima sicurezza, dove c’è pochissimo crimine, e le città sono tutte pulite e ordinate, inoltre quasi niente alcool, zero vita notturna, e veramente pochi eventi pubblici. È il posto ideale per coloro che amano la tranquillità assoluta.
Un po’ meno se cerchi caos, creatività o dissenso.
Il Brunei è una contraddizione vivente, è ricchissimo, verde e sostenibile, profondamente religioso, e politicamente chiuso.
Girando per la città ti sembra che esista un patto non scritto tra Stato e cittadini, benessere, sicurezza e servizi in cambio di libertà limitate.
Questo patto funziona? Per ora sembra di sì.
Ma la vera domanda è cosa succederà quando il petrolio finirà, e il silenzio non basterà più.
A mio parere il Sultanato del Brunei è uno di quei Paesi che non fanno rumore, ma raccontano molto.
Un luogo dove la modernità convive con l’autoritarismo, dove la ricchezza non porta pluralismo e dove tutto funziona… a patto di non chiedere troppo.
In pratica ti da l'idea di trovarti in un Paese che sembra dire ai suoi cittadini, “qui va tutto bene. Basta non fare domande” , invece da voi ?
