13 gennaio 2026 - Puerto Princesa Palawan - Filippine.
Filippine
La nostra giornata a Puerto Princesa, Palawan, potrebbe essere riassunta così: giungla selvaggia, scimmie con la mano lesta e un fiume che, invece di starsene al sole come tutti gli altri, decide di infilarsi sotto una montagna. Insomma, una normalissima giornata tropicale.
Puerto Princesa è la capitale della provincia di Palawan, più volte eletta “isola più bella del mondo”. E, spoiler: il titolo non è rubato. Mare color cartolina Photoshoppata, natura che sembra uscita da un documentario BBC e persone sorridenti che ti fanno sentire subito in vacanza vera. Il tutto a prezzi che non ti obbligano a vendere un rene al rientro.
La città in sé è carina, vivace, perfetta per andare a caccia di souvenir artigianali e per assaggiare specialità locali (magari con un pizzico di coraggio).
Non è il posto dove fare il pieno di musei o arte barocca, ma è una base strategica eccezionale: da qui si parte per spiagge bianchissime, escursioni tra delfini, uccelli tropicali e, soprattutto, per LA meraviglia.
Parliamo del Puerto Princesa Subterranean River National Park: patrimonio UNESCO e, dal 2011, una delle Nuove Sette Meraviglie della Natura. Tradotto: non puoi essere in zona e fare finta di niente. Il parco si trova a circa cento chilometri, verso Sabang, e ospita uno dei fiumi sotterranei navigabili più lunghi al mondo. Sì, un fiume che invece di scorrere placidamente all’aperto, percorre oltre quattro chilometri dentro una grotta carsica e poi sbuca direttamente nel Mar Cinese Meridionale. E, per non farsi mancare nulla, è pure influenzato dalle maree.
La prenotazione è obbligatoria (la meraviglia va organizzata) e noi, per evitare drammi tropicali, ci siamo affidati a un tour operator italiano scovato online: trasporto e ingresso inclusi, zero stress, massimo godimento.
Il viaggio verso Sabang dura circa due ore, tra villaggi, palme e quel verde intenso che ti fa capire che la parola “giungla” non è un’esagerazione. Da Sabang si prende una barca e si raggiunge l’ingresso del parco sotto l’occhio attento dei macachi, ufficialmente scimmie, ufficiosamente borseggiatori professionisti. Regola numero uno: tutto ben chiuso nello zaino.
Poi si entra nel vivo dell’avventura. A bordo di piccole imbarcazioni senza motore (perché qui il silenzio è parte dello spettacolo), si scivola lentamente nel buio della grotta. Torce accese, eco che rimbalza sulle pareti e stalattiti e stalagmiti che pendono e spuntano ovunque, come un gigantesco lampadario gotico naturale. Le guide si divertono a indicare forme improbabili nella roccia: “Vedete quell’animale? E quella faccia? E quella… banana?” E tu annuisci, perché in quel momento tutto sembra possibile.
Il parco è un concentrato di biodiversità: paesaggio carsico calcareo, mangrovie, foreste pluviali tra le più importanti dell’Asia Pacifica. Dentro la grotta abitano colonie di pipistrelli (tranquilli, sono più interessati al soffitto che a voi), mentre lungo la costa si possono avvistare tartarughe marine e, con un colpo di fortuna, persino il dugongo, affettuosamente noto come “mucca marina” – che detto così non rende giustizia al fascino dell’incontro.
E dopo aver esplorato un fiume sotterraneo, schivato scimmie cleptomani e navigato tra cattedrali di roccia, si torna a Puerto Princesa. Il finale perfetto? Una passeggiata al Baywalk al tramonto, quando il cielo si accende di arancio e rosa e tu pensi che sì, forse quell’isola “più bella del mondo” se lo merita davvero.