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Colori d'autunno. Storia (breve) di un (long) weekend nel Channel - MSC Virtuosa - 16 ottobre 2025

  • Autore discussione Autore discussione Bonez
  • Data d'inizio Data d'inizio
Torniamo nel mondo scintillante e felice di Virtuosa.



Mi godo queste ultime ore a bordo: buffet, idromassaggio, spa. Eh sì, le ultime… il tempo qui vola davvero.

Domani già si sbarca. È vero, è stata una vacanza breve, solo poche giornate rubate dalla routine. Ma le (tante!) emozioni sono state davvero piene, profonde e autentiche: pochi giorni che però mi hanno regalato la sensazione di aver staccato da tutto, come se questo ritmo leggero “da nave” sia il mio naturale (o forse mi ha ricordato quanto, davvero, questo sia il mio vero ritmo naturale, ahimè!!).

Ho perso la cognizione del tempo: che giorno della settimana è oggi? Non importa davvero. C’è solo questa sensazione di elettricità entusiasta e di leggerezza che mi scombina. Mi sembra di essere a bordo da sempre, come se questi giorni siano semplicemente la continuazione delle crociere passate, come se non avessi “mai smesso”.

Scortati dal pilot, lasciamo Cherbourg alle nostre spalle.

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Sfiliamo accanto i frangiflutti che hanno reso Cherbourg uno dei porti in rada più grandi al mondo.

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Ciao pilot.

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E poi, improvvisamente, il mare aperto. Oltre i frangiflutti, senza protezioni e senza più confini, l’orizzonte si spalanca e una parte di me vorrebbe fare lo stesso: restare qui, sospeso tra cielo e mare, dove il tempo non conta e l’anima finalmente si sente a casa.

Avevo iniziato il diario proprio con la foto di quest’ultima partenza: la scia che taglia il mare calmo e il pilot che “scorta” la nave mentre la costa si allontana lentamente. E ora ci ritorno, perché la mente l’ho proprio lasciata lì, ipnotizzata dalla scia, non è mai sbarcata. La magia della partenza e la malinconia dell’ultimo porto. È sempre così, il pensiero resta lì, fino alla prossima, sognando la bellezza del viaggio che, lungo o corto che sia, sta proprio nell’andare, nell’inseguire nuove rotte e nuovi orizzonti, ancora e ancora…..
Hai ragione! Si perde la cognizione del tempo.. bellissima sensazione.
 
Mi ripeto, è sempre un piacere leggere i diari dei tuoi viaggi:D, le spiegazioni, gli aneddoti ecc. ecc. peccato sia già finito........ma questo diario è davvero finito?:unsure:😅
Grazie
 
Day 5 – Windsor



Lasciato il continente, eccoci di nuovo nell’isola.

Mi sveglio troppo tardi per le manovre di attracco nel porto di Southampton o forse è Virtuosa ad essere arrivata troppo presto (in fondo “la traversata” tra la penisola francese del Cotentin e le coste inglesi è così breve!).

Lo sbarco all’Horizon Central Terminal è ancora più veloce dell’imbarco e in un attimo ci ritroviamo di nuovo sulla terraferma.

Ciao Virtuosa.

Ripercorriamo a piedi il breve tratto tra il terminal e la stazione, ma stavolta niente treno: oggi si guida dalla parte “sbagliata” della strada!

Come dicevo all’inizio del diario, in ogni viaggio è auspicabile che gli incastri tra i vari spostamenti siano perfetti, ma tanto più in un viaggio breve bisogna efficientare al massimo. E quindi tra i miei vari “studi” per non buttare l’ultima giornata in soli spostamenti di ritorno (si sbarca sempre troppo presto!) avevo concluso che la soluzione migliore fosse quella di ripartire dall’aeroporto di Heathrow che si trova a soli 10 miglia di auto da una certa cittadina della contea del Berkshire, conosciuta come Windsor, dove si trova l’omonimo e iconico castello, nostra destinazione di oggi.

L’autonoleggio, che già avevo prenotato da tempo, anche per assicurarmi, tra l’altro, un’auto con il cambio automatico (sfido chiunque a cambiare marcia con la mano sinistra!) si trova di fronte alla stazione ferroviaria ed è davvero comodissimo dal terminal. All’apertura (la domenica apre alle 9, mentre gli altri giorni alle 8) siamo già lì.

Ritiriamo l’auto e salutiamo Southampton con la vista di questo murales che include i richiami all’identità cittadina: il Southampton FC e il Bargate, la porta medievale della città.

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Percorriamo dunque le 60 miglia che ci separano da Windsor dove arriviamo dopo circa un’ora e mezzo. Il viaggio “on the road” attraverso la contea dell’Hampshire è una poesia di colori autunnali che sfilano oltre i finestrini della macchina: dal verde al giallo al rosso (anche se le foto in movimento non rendono particolare giustizia al paesaggio).

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La sosta in “autogrill” mi ricorda che tra breve è Halloween (sì, ne ho comprata una).

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Per quanto riguarda la visita del castello di Windsor avevo già fatto i biglietti online sul sito Royal Collection Trust, al costo di 31 sterline a persona, selezionando lo slot di ingresso di mezzogiorno. Le mie “stime teoriche” di orario funzionano e abbiamo anche un’oretta per esplorare la cittadina prima della visita.

Windsor è una cittadina di circa 35.000 abitanti, situata lungo il Tamigi, e, oltre al forte legame con la monarchia britannica (non solo per la presenza del castello che domina la città, ma anche in senso simbolico: dal 1917 “Windsor” è il cognome ufficiale della dinastia), offre un centro elegante e accogliente, che merita di essere esplorato.

Iniziamo con una passeggiata sul lungofiume.

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L’atmosfera è ovattata e tranquilla: il Thames che scorre placido, i colori del foliage, i ponti, le imbarcazioni e i cigni eleganti (anche se questi in realtà un po' aggressivi!). Più autunno di così non si può.

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A questo non avevo chiesto il permesso per la foto prima di scattare (mi sta guardando male).

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Il Castello di Windsor ci racconta una storia lunghissima di quasi mille anni.

Tutto iniziò dopo la conquista normanna dell'Inghilterra (come abbiamo direttamente sperimentato stanotte, la Normandia è vicinissima dalle coste inglesi!), quando Guglielmo il Conquistatore fece costruire una prima fortezza in legno su una collina strategica vicino al Tamigi. La posizione era perfetta: abbastanza vicina a Londra per controllarla, ma anche sicura e facilmente difendibile.
Nel corso dei secoli, il castello venne trasformato da semplice struttura difensiva a vera e propria residenza reale. Con Enrico II le strutture in legno furono sostituite dalla pietra, rendendolo molto più imponente. Più tardi, Edoardo III, nato proprio a Windsor, lo trasformò in un palazzo gotico sontuoso. Nel XVIII e XIX secolo, grazie a Giorgio IV e alla regina Vittoria, il castello subì grandi lavori di ampliamento che contribuirono a dargli l’aspetto che vediamo oggi. Nel 1992 (“annus horribilis”, come lo definì Elisabetta II) un devastante incendio colpì una parte del castello, distruggendo diverse stanze storiche: il restauro durò anni.

Il castello è stato uno dei luoghi più amati da Elisabetta II, che lo utilizzava spesso come residenza privata, soprattutto nei weekend. E, proprio qui, nella St George’s Chapel, è sepolta la regina.

Oggi rimane una residenza ufficiale della monarchia e uno dei simboli più forti della continuità storica britannica.

Il Castello di Windsor da fuori è qualcosa che cattura subito lo sguardo: il suo stile medievale, elegante, con le torri merlate e le finestre altre e strette, ma allo stesso tempo proprio massiccio, con i bastioni solidi, costruito per resistere oltre che per impressionare.

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Curiosiamo tra piccoli giardini…

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…e immensi cortili: questo il Quadrangle, non solo l’ampio cortile “di casa”, ma insieme spazio militare e scenario cerimoniale, cuore pulsante del castello.

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Heathrow è davvero vicino.

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Dall’East Terrace, lo sguardo si apre sul Windsor Great Park, un’immensa distesa verde di quasi 2.000 ettari, un tempo riserva di caccia reale. Dall’alto del castello, il parco appare quasi infinito: un “tappeto” di colori autunnali che si estende fino all’orizzonte, dissolvendosi nell’atmosfera ovattata delle nuvole.

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Queste le linee gotiche della St George’s Chapel (chiusa alle visite la domenica). La cappella è stata teatro di matrimoni reali come quello tra Harry e Meghan e periodicamente ospita le cerimonie dell’Ordine della Giarrettiera.

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Come dicevo, il castello è tuttora in funzione sia come residenza privata della famiglia sia per cerimonie ufficiali, ed è per questo che non è possibile scattare foto all’interno.

Lascio dunque all’immaginazione.

Posso solo anticipare che gli interni sono un concentrato di potere e bellezza. Soffitti elaborati, sale di rappresentanza piene di decorazioni, dettagli dorati ovunque, arredi sfarzosi, opere d’arte e stanze che sembrano uscite da un film o direttamente da “The Crown”: ci si sente piccoli di fronte allo sfarzo della “Firm”.

Camminando tra gli appartamenti di stato sembra davvero di fare un salto indietro nel tempo: non solo nella storia più antica della monarchia britannica ma anche in quella più recente. Le innumerevoli teche contengono infatti centinaia di doni dei capi di stato ricevuti dalla regina durante le sue visite ufficiali all’estero; sono tantissimi: l’arte da ogni posto del globo, si fa davvero il giro del mondo qui.
 
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Ma a proposito di giri del mondo: tempus fugit e il mio “giro del mondo del weekend” sta per concludersi.

Si chiude così questo (breve) diario. Alla fine, è stato un vero viaggio, che mi ha regalato emozioni piene e vive: dalle atmosfere classiche britanniche, a quelle più sospese del mare, che si perdono nell’orizzonte e nella scia, a quelle intime e silenziose della Normandia. E poi i colori d’autunno, sempre presenti, quasi come un filo conduttore discreto, capaci di rendere tutto più morbido, più ovattato, più… lontano dal quotidiano.

Con tutte queste immagini ancora in mente, è tempo dunque di rientrare. I venti minuti di guida-dalla-parte-sbagliata-della-strada verso Heathrow scorrono veloci, fin troppo.

E all’improvviso mi ricordo che giorno è oggi.

E che domani è un lunedì.

Tornare, sì. Ma con quella sensazione familiare di quando un viaggio finisce lasciandoti già con la voglia di ripartire.

E con la consapevolezza che, alla fine, quelle sedici sterline le ho ammortizzate per davvero.

Anzi, forse qualcosa di più.

Forse ho dato senso anche a qualche minuto di troppo passato a ragionare se mettere in pratica le “fantastiche proposte” dell’elettricità entusiasta, assillandomi con la solita oppressante domanda:

“Ma ne vale davvero la pena?”

La risposta, alla fine, è sempre la stessa:


“Sì,


sempre.”



Grazie per aver avuto la pazienza di leggermi fin qui!! Spero che tutte le spese “assolutamente necessarie” di queste pagine siano di spunto per le vostre prossime fughe, come le vostre sono d’ispirazione per me.



Buon mare a tutti e alla prossima!!



M.
 
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