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Costa Deliziosa 21/11/2025-11/04/2026 Giro del Mondo.

Riprendo faticosamente il filo del discorso. Dove ero rimasto?
Ah sì, ad Arica...
Beh, dopo Arica mi sono preso un virus parainfluenzale che mi ha messo a forzato riposo per qualche giorno e fortemente limitato per i giorni seguenti. A parte bronchite e tutto il resto, quello che è stato particolarmente fastidioso è stata una forte infiammazione agli occhi.
Ora però va meglio e posso riprendere il racconto...

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La visita a Santiago del Cile è stata purtroppo molto ridimensionata, ma abbiamo comunque voluto raggiungere uno dei punti panoramici più belli della città: il Cerro San Cristóbal.

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Il Cerro San Cristóbal è la grande collina verde che domina il settore nord di Santiago, offrendo alcuni dei panorami più ampi sulla città e sulla cordigliera delle Ande. È uno dei rilievi più alti dell’area urbana (880 m s.l.m., circa 300 m sopra il piano della città) ed è facilmente raggiungibile tramite una comoda funicolare.

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Il panorama si apre come un anfiteatro immenso in cui Santiago occupa interamente il palcoscenico, circondata sullo sfondo dalla muraglia ordinata e luminosa delle Ande. Dalla terrazza del santuario e dai belvedere vicini, lo sguardo scivola prima sui quartieri centrali e sui grattacieli moderni – tra cui spicca la Gran Torre Santiago – e poi si allunga, senza interruzioni, fino ai sobborghi che si perdono verso la periferia. In lontananza la mole innevata del Cerro El Plomo (5424 m.), ben visibile anche in una giornata non perfettamente limpida come questa.

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Poi viene il momento di lasciare il Sud America continentale e di affrontare i quattro giorni di navigazione verso l'isola di Pasqua, un luogo diviso tra due mondi: politicamente fa parte del Cile ed è dunque da considerare Sud America, ma geograficamente e culturalmente è da considerare parte della Polinesia e dunque dell'Oceania.

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Quattro giorni in fondo trascorrono velocemente ed eccoci di nuovo di fronte all'isola di Pasqua.

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Ci siamo chiesti molte volte come sarebbe stato ritornare qui. Che impressioni, che emozioni ci avrebbe dato questo ritorno.
Immaginavamo che forse non sarebbe stato come la prima volta, che quell'effetto di sorpresa, di stupore che ti prende quando arrivi qui la prima volta si sarebbe un po' stemperato, affievolito, che in fondo abbiamo già avuto modo di conoscere questo luogo e sappiamo cosa aspettarci.
Non è così.
Le emozioni che ti trasmette questo luogo magico sono le stesse, anche se ci sei già stato, anche se ritorni ancora e ancora...

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Lo sbarco con il tender però è molto più tranquillo della volta scorsa. Niente onda, niente vento, condizioni ottimali...
 
Eccoci dunque di nuovo a terra. A calpestare questo suolo aspro, vulcanico, polveroso. Eccoci a rivedere in gran parte gli stessi siti, dove i grandi Moai vegliano impassibili sulla loro isola.

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Iniziamo con Ahu Tahai, non lontano dalla piccola capitale dell'isola Hanga Roa.

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Il sito in posizione scenografica sul mare si presta molto per belle foto con la nostra nave sullo sfondo...

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Questo sito comprende tre principali ahu (piattaforme cerimoniali) situate a breve distanza fra loro:
Ahu Vai Uri con cinque moai di diverse dimensioni.

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Ahu Tahai con un singolo moai solitario alto circa 4,5 metri.

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Ahu Ko Te Riku con un moai di 5,1 metri completo di pukao (copricapo cilindrico) e occhi restaurati in corallo, unico sull'isola.

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Oggi navigazione verso la prossima meta, l’Isola di Pitcairn, dove la nave restera’ per circa 3/4 ore. Non si scende, ma saliranno i locali che allestiranno a bordo un mercatino di artigianato…vi racconteremo.
Navigazione tranquilla verso ovest, la nave naviga leggera con una leggera prezza di poppa, mare formato ma non fastidioso, almeno fino ad ora.
In mattinata temporale, nebbia ed un bellissimo arcobaleno.

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Qui sono circa le 15:30, ogni giorno scaleremo un’ora avanti fino a Papeete, dove avremo 11 ore meno rispetto all’Italia; questo veloce cambio di fuso portera’ probabilmente qualche scompenso fisico in noi che mal ci adatteremo al nuovo orario, anche perche’ poi dopo Papeete ed Uturoa, appunto 11 ore indietro, si passera’ ad Apia ( Tonga ) dove saremo 12 ore avanti, passando la linea del cambio di data.
Comunque in serata, abbigliamento gala, sono previste feste, sia private a pagamento, VIP cosiddette, e pubbliche, oltre al buffet di mezzanotte…non credo avremo testimonianze da mostrarvi di tutto quanto visto che come a casa, facciamo fatica a restare svegli fino a tardi!
Buon 2026 a tutti voi!
 
Proseguiamo il nostro viaggio attraverso l'isola, lasciandoci presto alle spalle le case della piccola capitale Hanga Roa e trovandoci in breve in mezzo al nulla...

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Vaste distese disabitate, con pochissimi alberi, e sullo sfondo sempre l'oceano.

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Poi davanti a noi appare il cono di un antico vulcano, estinto da milioni di anni. La roccia di cui è composto è scura, frutto del compattamento di antiche ceneri vulcaniche, che il tempo e la geologia hanno reso compatte.
Sui pendii tutto intorno giacciono abbandonati decine, centinaia di moai.

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Siamo arrivati a Rano Raraku, l'antica officina a dei Moai.
 
Questo è un'altro di quei luoghi dove è difficile restare indifferenti, un luogo che suscita sempre grande emozione.

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Passeggiare tra questi giganti, così grandi e così vicini da poterli quasi toccare, è davvero un'esperienza unica. Credo non si possa dire di essere stati all'isola di Pasqua senza essere stati qui.
Qui si respira la storia, il mistero di un piccolo popolo che ha saputo creare una grande civiltà: nata, sviluppata fino al suo apice, decaduta in un vortice di guerre e di violenza. Il tutto nel giro di poche decine di generazioni.
Come tutto ciò sia potuto accadere è un mistero...
 
Il sito di Ahu Tongariki fu completamente distrutto il 22 maggio 1960, quando un grande terremoto devastò il Cile. Il sisma di magnitudo 9.6 Richter provocò un'onda di tsunami che seminò morte e distruzione in tutto il Pacifico. All'isola di Pasqua giunsero onde alte oltre dieci metri, che portarono devastazione per molte centinaia di metri all'interno dalla linea di costa.
I grandi Moai furono divelti e trasportati fino a cento metri di distanza nonostante il loro peso di anche oltre ottanta tonnellate ciascuno; la piattaforma rituale fu completamente distrutta.
Il complesso fu poi restaurato, ma alcuni moai risultarono irrimediabilmente danneggiati. Solo su uno di loro fu possibile ricollocare il caratteristico copricapo.

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Ma esiste un numero approssimativo di queste sculture?
Circa 900 in tutto: meno di 300 eretti sulle piattaforme rituali; circa 400 nella cava di Rano Raraku, molti dei quali solo abbozzati o non completati; i rimanenti sparsi sul territorio, quasi tutti abbattuti.
A questi 900 dovrebbero poi aggiungersi un certo numero di moai conservati solo in frammenti, a volte difficilmente riconoscibili: secondo alcuni forse un altro centinaio di moai...
 
Ultima modifica:
La spiaggia di Anakena appare all'improvviso come un'oasi paradisiaca tra le aspre coste vulcaniche dell'isola, con la sua sabbia bianca e fine che si distende morbida in una perfetta mezzaluna, incorniciata da palme ondeggianti e acque turchesi calme e cristalline. Secondo la leggenda rapa nui, è proprio qui che il re Hotu Matu'a sbarcò con i suoi coloni polinesiani secoli fa, rendendola un luogo sacro intriso di storia antica.

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Sulla collina che domina la spiaggia si erge l'Ahu Nau Nau, una maestosa piattaforma cerimoniale che accoglie sette imponenti moai, statue monolitiche alte fino a 4 metri scolpite nella roccia vulcanica tra il 1200 e il 1600 d.C.
Questi giganti ancestrali, con i loro occhi vuoti che sembrano scrutare l'orizzonte, sono tra i meglio conservati dell'isola, alcuni adornati di pukao rossastri (copricapi cilindrici) che evocano antichi riti e poteri misteriosi.

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A pochi metri un'altra piattaforma con un moai solitario: Ahu Ature Huki.

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I grandi Moai, con le loro sagome che si stagliano sullo sfondo luminoso del cielo animato di nuvole e con la tranquilla distesa liquida del Pacifico alle loro spalle, creano una scena di grande suggestione, evocatrice al tempo stesso di forza ma anche di pace, di bellezza e di mistero, come se i moai vegliassero eternamente sul leggendario approdo dei primi abitanti su quest'isola.
 
Concludiamo la nostra giornata all'isola di Pasqua con un altro sito molto importante: Ahu Akivi.

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Costruito tra il XV e XVI secolo dal clan Miru, fungeva da osservatorio astronomico, con i moai allineati precisamente verso il tramonto del sole durante l'equinozio.

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Le sette statue, alte circa 4 metri e pesanti 18 tonnellate ciascuna, sono identiche e disposte su una piattaforma rettangolare di 70 metri, con rampe e aree per riti funebri.

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Secondo la tradizione orale, simboleggerebbe l'arrivo dei primi coloni polinesiani, per il fatto che, a differenza della maggior parte degli ahu, qui i moai guardano l'oceano. Questo sarebbe stato fatto per onorare i sette esploratori mandati dal re Hotu Matu'a o per propiziare la navigazione.
In realtà si tratta solo di una leggenda senza alcun fondamento: il sito è invece testimonianza della sofisticata conoscenza astronomica e della complessa organizzazione sociale del popolo Rapa Nui.
Per la sua importanza questo sito è anche stato uno dei primi a essere completamente restaurato.
 
Cerchiamo di goderci appieno questa isola misteriosa, solitaria nel cuore del Pacifico, a oltre 3.500 km da qualsiasi terraferma, un punto remoto che sfida l'immensità oceanica con la sua presenza enigmatica. Il paesaggio vulcanico domina aspro e selvaggio: altipiani neri di lava pietrificata, crateri verdi e coste frastagliate battute da venti incessanti che modellano una vegetazione rada e contorta.

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In mezzo all'oceano sconfinato, senza catene montuose o isole vicine, Rapa Nui amplifica il senso di isolamento cosmico, un luogo dove il cielo incontra il mare all'orizzonte infinito e il silenzio è rotto solo dal rombo delle onde contro le rocce basaltiche. Questa lontananza ha forgiato una cultura unica, dipendente dal mare per la sopravvivenza, con leggende di canoe polinesiane giunte attraverso abissi apparentemente insormontabili.

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La terra è un mosaico di asprezza primordiale: campi di lava frastagliata che graffiano e feriscono, colline scabre senza alberi alti – ricordo inquietante di antiche deforestazioni – e suoli fertili solo nelle zone umide dei crateri. Eppure, questa durezza custodisce tesori di immensa bellezza: spiagge bianche come Anakena che contrastano il nero vulcanico; centinaia di moai sulle loro piattaforme che emergono dalla sterpaglia come sentinelle eterne di un mondo rude, violento e mistico.
 
Osserviamo questo piccolo mondo dalla nave, mentre ormai ci apprestiamo a ripartire.

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Sono state due giornate intense, molto emozionanti.
Per noi è stato un ritorno, ma abbiamo riprovato le stesse sensazioni della prima volta.
Questo è davvero un luogo magico...

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Addio Rapa Nui... o arrivederci... chissà...
 
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