L'ammutinamento del Bounty raccontato da uno dei protagonisti:
«La mattina del 28 aprile, dopo aver rilevato per 45° Tofoa, l'isola più a nord-ovest del gruppo delle Friendly, accostai per rotta ovest. La nave era in perfetto ordine, tutte le mie piante [il carico di alberi del pane] si conservavano magnificamente, gli ufficiali e l'equipaggio godevano di ottima salute. Ogni cosa procedeva secondo le mie più rosee aspettative.
Scendendo dal ponte diedi ordini per la rotta di notte, e fissai così i turni di servizio: al pilota sarebbe toccata la guardia, al capo cannoniere la seconda comandata e al signor Christian la diana.
Il martedì 29, prima del sorgere del sole, mentre ero ancora addormentato, il signor Christian, ufficiale di diana, con il capo armaiolo Charles Churchill, l'ufficiale cannoniere John Mills e il marinaio Thomas Burkitt, entrarono nella mia cabina, mi afferrarono e, dopo avermi legato le mani dietro la schiena, mi minacciarono di subita morte se avessi parlato o fatto il minimo rumore. Nonostante queste minacce, urlando a tutta voce, chiamai aiuto, ma gli ammutinati avevano già provveduto a bloccare le cabine degli ufficiali che non la pensavano come loro, mettendo sentinelle armate alle porte; anche alla porta del mio alloggio ce n'erano tre.
Christian aveva solo un coltellaccio, mentre gli altri erano armati di moschetto e baionetta. Fui tirato a viva forza giù dalla cuccetta e obbligato a salire in coperta in camicia; i polsi legati strettamente mi dolevano molto.
Chiesta la ragione della violenza, non ne ebbi in risposta che insulti per aver osato parlare.
[...] Fu ordinato al nostromo di ammainare la lancia, minacciandolo di morte se non avesse ubbidito. Quando la barca fu in mare, vi furono fatti scendere i guardiamarina signori Hayward e Hallet, con il signor Samuel. [...] Quelli dell'equipaggio che avrebbero dovuto imbarcarsi nella lancia, furono fatti salire in coperta e spinti verso la murata; compresi che avrei dovuto condividere la loro sorte nella barca abbandonata all'oceano. Tentai ancora di risolvere la grave situazione, ma le mie parole non sortirono altro effetto che minacce di morte.
[...]
È naturale che ci si domandi: quale può essere la ragione della rivolta?
Posso soltanto supporre che gli ammutinati si siano illusi di trascorrere una vita molto più facile fra i tahitiani che non in Inghilterra, e questo, insieme a certe faccende di donne, può aver spinto gli uomini ad ammutinarsi. Fino a quando rimanemmo in vista del Bounty, notai che la nave aveva accostato per ovest-nord-ovest, ma reputai questa manovra una finta per ingannare sulla loro meta perché, proprio nel momento in cui la lancia fu mollata alla deriva, gli ammutinati gridarono più volte: "Hurrah per Tahiti!".
Le donne di Tahiti sono graziose, hanno un carattere dolce e modi allegri; sono creature di grande sensibilità e delicatezza, che si fanno ammirare e amare. I capi tahitiani erano molto attaccati alla nostra gente e ne incoraggiavano la permanenza sull'isola con promesse di grandi beni. Date queste cose e molte altre circostanze allettanti, non ci si deve molto meravigliare se un gruppo di marinai, la maggior parte dei quali senza famiglia e privi di relazioni, possa essere stato indotto a seguire una falsa strada. Specialmente quando alle potenti lusinghe s'aggiunga la loro convinzione di poter fermarsi per sempre in mezzo all'abbondanza, su una delle più belle isole del mondo, senza alcuna necessità di lavorare, fra le seduzioni di una vita beata oltre ogni immaginazione».
(Relazione del comandante William Bligh sull'ammutinamento del Bounty, pubblicata in J. Barrow,
The Eventful History of the Mutiny and Piratical Seizure of H.M.S. Bounty, Londra 1831)
