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Costa Deliziosa 21/11/2025-11/04/2026 Giro del Mondo.

Lasciato il Tempio Zen ci dirigiamo verso il Monte Inasayama, dal quale si gode un panorama su tutta la citta’, sul porto e lo sguardo arriva fino alla Omura Bay.
Vi metto uno screenshot per capire dove ormeggia la nave ( segno giallo ) e dove si trova la Omura Bay ( segno rosso ) che ha accesso da nord-ovest.

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Panorama di Nagasaki.

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Dopo la tappa panoramica si torna in centro e si va visitare un luogo triste ma che ha avuto un importantissimo significato nella storia di Nagasaki: il martirio di 26 Cristiani cattolici da parte dello Shogun che voleva che il Giappone fosse solo scintoista.

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Il martirio di chi non si professava scintoista, tramite crocifissione, e’ continuato non risparmiando nessuno, bambini e
giovani inclusi; in questo pannello l’elenco delle persone uccise con nazionalita’ ed eta’.

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Nello stesso spazio del monumento ai 26 Martiri vi e’ il Museo; una delle facciate e’ molto particolare.
Kenji Imai, l'architetto di questo museo, è stato anche fortemente coinvolto nella dimensione artistica dell'edificio. Diverse ceramiche e materiali non più necessari sono stati riciclati per creare questo mosaico murale.
Ha usato il termine "Mosaico della Fenice" per riferirsi a questo stile artistico.
Fedele cattolico, Imai ha seguito il percorso dai 26 Martiri da Kyoto a Nagasaki, visitando i ceramisti lungo il percorso.
Utilizzando i frammenti di ceramica che ha raccolto lì, ha creato questo muro, che ha chiamato "Muro della Fede".

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La chiesa cattolica di San Filippo Nishizara.

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Le visite continuano con una delle zone storiche di Nagasaki, Dejima.
Dejima è una piccola isola artificiale costruita nel XVII secolo nella baia e per oltre 200 anni fu l’unico punto ufficiale di contatto tra il Giappone e l’Occidente.

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Fu costruita nel 1636 per ordine dello shogun Tokugawa Iemitsu . L’obiettivo era controllare i commerci e limitare la diffusione del cristianesimo. Inizialmente ospitava mercanti portoghesi, espulsi poi nel 1639. Dal 1641 divenne la base commerciale della Compagnia Olandese delleIndie Orientali.
Durante il periodo di isolamento nazionale (sakoku), il Giappone permise scambi con pochissimi paesi. I mercanti dei Paesi Bassi furono gli unici occidentali autorizzati a vivere e commerciare lì.
Dejima diventò una “finestra sul mondo”: da qui entrarono conoscenze europee su medicina, scienza e tecnologia (il cosiddetto rangaku, “studio olandese”).
Con l’apertura del Giappone ai commerci internazionali a metà Ottocento, Dejima perse il suo ruolo esclusivo.
Dejima fu un punto chiave nella storia giapponese perché permise al paese di restare isolato politicamente, ma senza perdere completamente il contatto con la scienza e la tecnologia occidentale.

Sull'isola vi e’ anche un piccolo giardino.

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Nell’isola vi sono vari edifici, destinati ad utilizzi diversi ed in particolare spicca la casa che ospitava i Comandanti, ed il loro seguito, che approdavano qui.
Nelle varie stanze compare la misura della superficie espressa in Tatami, misura tipica data dal numero di queste stuoie presenti in ogni dove.

Abitazione del Com.te e tavola apparecchiata per il Natale.

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Lasciata Dejima si va verso la Cattedrale di Urakami.
Era stata distrutta dalla bomba atomica, tranne la facciata ora esposta al museo della guerra, e’ stata ricostruita e la particolarita’ e’ rappresentata dalle due statue site nelle nicchie ai lati del portale in ingresso: guardando la facciata a sinistra la statua della Vergine, a destra quella di Gesu’. Alla prima mancano le mani, al secondo il naso, entrambi persi nell’esplosione. Fino al 1985 le statue erano ancora radioattive e quindi non si potevano esporre.

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La statua dedicata a Papa Giovanni Paolo II che visito’ la citta’ nel 1981.

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Lasciamo la chiesa per passare al Santuario
Il Suwa Shrine è il santuario shintoista più importante della citta’ ed è uno dei simboli culturali e storici principali della città.
Fondato all’inizio del XVII secolo (circa 1614–1625). Nato in un periodo in cui le autorità cercavano di rafforzare le religioni tradizionali e limitare il cristianesimo. Ricostruito più volte dopo incendi e disastri naturali, oggi è dedicato a diverse divinità protettrici, legate soprattutto alla protezione dal male, alla sicurezza in mare e alla fortuna nelle relazioni.
Il santuario è il centro del Nagasaki Kunchi, festival che si svolge ogni anno dal 7 al 9 ottobre che costituisce l’evento culturale più importante della città.

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Ciliegi in fiore

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I Torii all’ingresso del complesso templare.

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La pietra in foto è una Sazare-ishi, un tipo di pietra sacra che si trova in molti santuari shintoisti in Giappone.
Letteralmente significa “piccoli ciottoli”. In realtà è una roccia naturale formata da tanti piccoli sassi cementati insieme dal carbonato di calcio nel corso di migliaia di anni. È quindi simbolo di tempo lunghissimo, crescita e unione tanti piccoli elementi che diventano una grande roccia.


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E’ tempo di lasciare Nagasaki, ma lasciamo anche il meraviglioso Giappone e come la volta scorsa anche un pezzo del nostro cuore resta qui…ogni volta sempre piu’ emozionati nell’arrivare, entusiasti nel visitarlo, commossi nel lasciarlo!
グラッツェ・ジャッポーネ 素晴らしい国に感謝します!( grazie Giappone, grazie meraviglioso paese! ).

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L’avventura in Giappone finisce qui…venerdi’ eravamo in Corea del Sud, a Busan, oggi in navigazione, domani saremo a Taiwan, a Keelung.
Oggi pranzo sostanzioso all’ Ocean Dining.

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Questa sera a bordo serata di gala, ballo con gli ufficiali e buon S. Valentino a tutti!
Due piacevoli sorprese!

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A presto risentirci!
 
Ultima modifica:
Il nostro percorso è stato invece diverso. Arrivati a Kobe abbiamo lasciato la nave per tre giorni, per una visita completa all'antica città di Kyoto, con due pernottamenti a terra, per poi rientrare a Nagasaki in Shinkansen e riprendere la nave.

Kyoto è una delle città più storiche e affascinanti del Giappone, antica capitale imperiale per oltre un millennio. Nota come la "città dei mille templi", conserva un patrimonio culturale unico, con templi, santuari e giardini che riflettono la più autentica tradizione nipponica.
Capitale del Giappone dal 794 al 1868, fu risparmiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, il che la rende un reliquiario della cultura giapponese, patrimonio UNESCO.

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La nostra visita inizia dal Fushimi Inari Taisha, uno dei santuari shintoisti più iconici di Kyoto, dedicato al kami Inari, dio del riso, della prosperità e degli affari.

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Fondato nel 711 dal clan Hata, originario della Corea, il santuario fu spostato nella posizione attuale intorno all'816-817 e divenne uno dei principali centri di culto Inari in Giappone. La sua fama crebbe durante il periodo Heian, raggiungendo il rango più alto tra i santuari shinto nel 942, nonostante incendi come quello della guerra Onin nel 1467-1468, seguito da ricostruzioni nel 1499.

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L'ingresso è segnato dal Romon Gate, costruito nel 1589 da Toyotomi Hideyoshi in ringraziamento per la guarigione di sua madre. Il Honden (santuario principale) ospita i cinque kami del raccolto, ed è un Bene Culturale Importante; volpi bianche (kitsune), messaggeri di Inari, sono raffigurate ovunque con chiavi e riso in bocca.

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Il simbolo più celebre sono i circa 10.000 torii vermigli, donati da mercanti e aziende, che formano tunnel scenografici lungo i sentieri del Monte Inari (altezza 233 metri). Il Senbon Torii principale crea un effetto ipnotico, separando il mondo fisico da quello spirituale.

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Fushimi Inari è tra i siti più affollati del Giappone, con milioni di turisti annuali, soprattutto asiatici e occidentali, che intasano i sentieri inferiori durante alta stagione (primavera/autunno) e weekend.

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Durante il periodo Edo (1603-1868), Fushimi Inari Taisha raggiunse il suo apice di popolarità e la tradizione delle donazioni dei torii si consolidò come pratica diffusa. Gli uomini d'affari, che vedevano in Inari non solo il dio del riso ma anche protettore della prosperità commerciale e finanziaria, iniziarono a donare torii vermigli in segno di gratitudine per il successo negli affari, segnando l'inizio dell'usanza che ha creato i celebri tunnel.

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Con l'avvento del denaro come mezzo di scambio al posto del riso, l'influenza di Inari si estese al commercio e alla finanza durante l'era Tokugawa, quando i mercanti e le corporazioni prosperarono. I signori feudali (daimyo) costruirono migliaia di santuari subordinati a Fushimi Inari nei loro domini, moltiplicando il culto e le donazioni; ogni torii reca incisioni con "奉納" (offerta), il nome del donatore e la data.

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Le donazioni Edo trasformarono i sentieri montani in gallerie di torii, simbolo di devozione e pubblicità per aziende nascenti; costi elevati (equivalenti a centinaia di migliaia di yen odierni) limitavano i donatori a mercanti ricchi, rafforzando il legame tra fede shintoista e economia urbana.

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Ci spostiamo ora verso uno dei luoghi più famosi di Kyoto: il Padiglione d’Oro, noto come Kinkaku-ji (Rokuon-ji). È uno dei templi zen più iconici di Kyoto, ricoperto da lamine d’oro che lo fanno risplendere sullo specchio d’acqua del giardino circostante, è un simbolo dell’eleganza Muromachi.

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Costruito nel 1397 come villa di ritiro per lo shogun Ashikaga Yoshimitsu, fu convertito in tempio zen Rinzai dopo la sua morte. Distrutto da incendi nrlla sua storia e recentemente da un monaco con pro lemi psichici che lo incendiò nel 1950, fu ricostruito nel 1955 con oro puro a tre piani, rappresentando rispettivamente lo stile shinden (base), samurai (medio) e cinese (superiore zen).

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I tre piani simboleggiano il passaggio dal mondo terreno a quello divino: il terzo è sormontato da una fenice dorata. Riflesso nel Kyoko-chi (stagno dello Specchio dell’Acqua), il tempio è immerso in un paesaggio secco (karesansui) con pini, rocce e isole, patrimonio UNESCO dal 1994.

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L'incendio del Padiglione d’Oro (Kinkaku-ji) del 1950 fu un evento tragico che distrusse completamente il tempio zen di Kyoto. Il 2 luglio, alle 2:30 del mattino, un giovane monaco novizio di 22 anni, Hayashi Yoken, appiccò il fuoco alla struttura.

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Hayashi, apprendista del tempio, agì per un presunto doppio suicidio, desiderando morire insieme al padiglione che considerava un’ossessione o una prigione mentale; tentò poi di togliersi la vita, ma sopravvisse. Le cause esatte rimangono oscure, con ipotesi di disturbi mentali, risentimento verso i visitatori o conflitti interni tra i monaci del tempio.

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Condannato inizialmente a sette anni di prigione, fu rilasciato presto grazie a una diagnosi di schizofrenia e morì di tubercolosi nel 1956, a soli 28 anni. L’episodio ispirò il famoso romanzo “Il Padiglione d’Oro” di Yukio Mishima, che rielaborò la vicenda in chiave psicologica.

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Prima di proseguire con le nostre visite, una giusta pausa per rifocillarci. E in una giornata invernale come questa cosa può esserci di meglio di un buon Sukiyaki.

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Il sukiyaki è un piatto caldo giapponese in stile nabemono, una pentola cotta al tavolo durante i mesi freddi o riunioni festive come i bonenkai. Si prepara con fettine sottili di manzo di qualità (spesso wagyu come nel nostro caso), verdure come cavolo cinese e cipollotti, funghi enoki o shiitake, tofu e shirataki (noodles di konnyaku), stufati in un brodo dolce-salato di salsa di soia, mirin, zucchero e talvolta dashi.

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Gli ingredienti cotti si intingono in uova crude sbattute per ammorbidirli e aggiungere cremosità prima di mangiarli con bacchette.
Le sue radici risalgono al periodo Edo come "gyunabe", ma nella sua versione attuale è nato dopo l'abrogazione del tabù buddista sulla carne bovina nel 1872 durante l'era Meiji; il nome deriva da una tecnica antica di grigliare carne su pale da aratro ("suki" = aratro, "yaki" = grigliare).

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Non soddisfatti aggiungiamo anche una ottima tempura e finiamo con un dolcetto...

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Dopo il pranzo ci rechiamo in un altro famoso tempio.
Kiyomizu-dera è uno dei templi buddhisti più celebri di Kyoto, noto come "Tempio dell'Acqua Pura" per la cascata Otowa ai suoi piedi. Situato sulle colline orientali di Higashiyama, fa parte dei Monumenti Storici di Kyoto, patrimonio UNESCO dal 1994.

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Fondato nel 778 dal monaco Enchin (allora Kenshin), che scoprì una sorgente sacra sul Monte Otowa dopo una visione divina, il tempio fu patronato da Sakanoue no Tamuramaro, generale che donò la sua casa come Hondo per la statua delle undici teste e mille braccia di Kannon. Distrutto più volte da incendi (tra cui nel 1165 e 1469), fu ricostruito nel 1633 grazie a Tokugawa Iemitsu; originariamente Hosso, divenne sede della setta Kita-Hosso nel 1965.

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Il Hondo (patrimonio nazionale) si protende su una veranda lignea alta 13 metri, sostenuta da 139 pilastri senza chiodi, con vista panoramica su Kyoto; la piattaforma simboleggia il coraggio ("saltare da lì senza farsi male"). La cascata Otowa, divisa in tre flussi, concede longevità, successo scolastico e amore a chi beve dalle coppe.

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