28 gennaio 2014: Inizio del viaggio
Sono le 8 del mattino ed il viaggio, per me ed i miei bagagli, inizia sul taxi diretto alla stazione, dove c’è già il transfer Costa predisposto per portarci a Savona.
Ho l’impressione di aver troppo bagaglio (un borsone grande stracolmo e un porta-abiti anch’esso al limite di capienza; uno zainetto a mo’ di bagaglio a mano e un marsupio), ed infatti il prosieguo del viaggio mi confermerà quest’idea, ma dato che sono in vacanza ho deciso di concedermi questo lusso, ché per lavoro viaggio di solito con il minimo indispensabile. Il clima è freddo ed il cielo coperto.
Arriviamo al palacrociere di Savona, dove splende un sole tiepido-caldo ed il cielo è terso, intorno alle h. 12,30. Un’addetta mi appioppa il numero d’imbarco 11 e mi accompagna a salutare i miei bagagli che vanno sul nastro trasportatore verso le gabbie sferraglianti che li porteranno nel ventre della grande nave, la Costa Serena, che già sta accogliendo le vettovaglie e le altre utilità necessarie per il nostro viaggio.
Mi appresto ad attendere con pazienza l’imbarco, che avverrà intorno alle h. 15; il tempo scorre lento tra un cappuccino con brioche sulla terrazza del palacrociere e un giro per fotografare un po’ più da vicino la Costa Serena e le attività che fremono sottobordo.
Palacrociere di Savona: sala imbarchi
Le bandiere sulla terrazza del palacrociere garriscono al vento
Più osservo questa nave gigantesca che si staglia contro il cielo azzurro e più mi sale l’ansia: e se poi non mi diverto? e se mi perdo nei suoi meandri? e se l’Atlantico sarà bizzoso ed io soffrirò il mal di mare?!!… e se, semplicemente, mi lasciassi trasportare in quest’itinerario meraviglioso?! Buona l’ultima
Rientrando al palacrociere incontro un gruppo di amici conosciuti su facebook e scambiamo qualche parola; loro sono croceristi Costa da un bel numero di crociere, mentre questa è soltanto la mia seconda. Quasi inevitabilmente, come accadrà poi molte volte durante il viaggio, il discorso sfiora la sorella sfortunata di Serena.
E’ giunto infine il tanto atteso momento di salire a bordo: percorrere la passerella e sostare gli istanti necessari per la foto ricordo e quella per la security è quasi una sofferenza. Ho proprio voglia di vedere questa meraviglia e assaporare il senso di stupore davanti all’immenso atrio con gli ascensori panoramici.
Costa Serena vista dalla passerella di imbarco al palacrociere di Savona
Ho studiato da giorni la pianta della nave e dei singoli ponti, mi dirigo perciò con sicurezza verso gli ascensori e salgo al ponte 8 lato sinistro; a prua, ultima in fondo al corridoio, c’è la mia cabina con balcone, la 8202, dove già mi attendono i bagagli. La prima cosa è affacciarsi per scattare qualche foto (da quel lato stanno eseguendo un’esercitazione d’emergenza riservata all’equipaggio) e scoprire così che, praticamente, è come stare dentro l’aletta sinistra. Non che la cosa mi dispiaccia, intendiamoci. Ma sarà divertente ed imbarazzante allo stesso tempo, nei giorni successivi, cercare di non incrociar lo sguardo con gli ufficiali che seguono le manovre. Diciamo che ho molto apprezzato la loro pazienza e lo spirito di sopportazione nel vedermi comparire puntuale sul balcone ad ogni avvicinamento ed uscita dai porti, e ad ogni passaggio un po’ significativo nella navigazione.
Dal mio balcone in cabina su Costa Serena: emergency drill per il crew in svolgimento
L’esercitazione d’emergenza obbligatoria per i passeggeri è prevista tra poco, dato che la partenza è programmata per le h. 16,30, ma viene annunciato più volte il rinvio dell’esercitazione e quindi della partenza. Questo mi da agio per sistemare gli abiti negli armadi e per scoprire alcuni difetti nella pulizia della cabina e un paio di cosucce che daran da lavorare ai manutentori.
Giusto il tempo di scegliere un giubbino salvagente dai tre presenti nell’armadio, sistemarlo per la mia corporatura e, intorno alle h. 17e30, si odono i 7 fischi brevi seguiti da 1 lungo che richiamano all’esercitazione emergenza generale. Il tutto si svolge come da manuale, senza particolari problemi; mi stupisce che ci faccian percorrere gli scaloni principali, dato che nella precedente crociera su Mediterranea ci fecero scendere da quelli interni (i crew only, per capirsi). Mentre sono in fila alla Muster Station B assieme ad altri passeggeri, noto che le luci dei giubbini di alcuni passeggeri (bambini, tra l’altro) han l’interruttore posizionato su off e mi chiedo se è corretto che sia così o no; mi pare che dovrebbe esser su aut, chiedo ai loro genitori, ma è come se stessi parlando ostrogoto o cimro (eppure sono italiani pure loro, boh), perciò comunico la mia perplessità al crew che mi sta davanti brandendo un elenco e una penna. Egli, solerte, mi chiede il numero di cabina, e fatico un poco a fargli capire che non sono i miei bambini, ma che mi pareva giusto segnalar la cosa. Intanto, percepisco chiaramente il brusio di quelli che sono all’ennesimo drill e son convinti di saper già tutto. In un attimo è tutto finito, e più o meno lietamente ci si avvia verso le proprie cabine o i bar. La nave sta già cominciando a staccarsi dalla banchina, tre fischi salutano Savona e andiamo alla via verso il Golfo del Leone, mio primo timore di questo itinerario.
Mi preparo per la cena, ho il secondo turno al ristorante Ceres, sebbene avessi preferito il Vesta. D’altronde, non mi va di tormentare il povero maître, che già ha il suo bel daffare a soddisfare le richieste dei vari gruppi di amici e famigliari che vorrebbero stare uniti; viaggio in modalità singola e decido che, fatti salvi conclamati casi di antipatia epidermica immediata o maleducazione totale, non chiederò cambi di tavolo. Per le prime due sere di crociera sarò ad un tavolo da 8 al Ceres ponte 4: questa prima sera in compagnia di un gruppo di simpaticissimi ferraresi, non giovanissimi, ma gradevoli conversatori, che mi comunicano che han già chiesto di esser riuniti con il resto del loro gruppo.
La cena scorre lietamente, le portate sono di buon livello, sebbene i primi risentano molto del gran numero di coperti serviti e giungano al tavolo sempre in qualche modo imperfetti. I nostri camerieri sono di origine indiana, e mi paiono davvero ben preparati e solerti. Il più giovane tra i due, in particolare, saprà meritarsi la mia gratitudine per la sua discrezione ed il suo fine intuito, oltre che per il suo sorriso genuino ed entusiasta.
Dopo cena salgo al salone Luna per un caffè e digestivo. Esploro un po’ i saloni e i bar del ponte 5, scendo in discoteca a dar uno sguardo all’ambiente e, quando risalgo per andare in cabina la mezzanotte è passata da un bel po’, mi rendo conto che probabilmente siamo nel Golfo del Leone perché si percepisce chiaramente un certo movimento e qualche scricchiolio; nulla di preoccupante, però. Infatti, dormirò un buon sonno ristoratore cullata dal dondolio accentuato della nave sino al mattino presto.
29 gennaio 2014 Barcelona
Mi sveglio naturalmente intorno alle h.6. C’è un bel vento teso ed il panorama sul mare è strepitoso: una tenue falce di luna calante e le ultime stelle brillano in un cielo azzurro intenso-blu notte, rischiarato leggermente dall’imminente sorgere del sole.
Infilo tuta e scarpe da ginnastica, sciarpa e giacchino a vento e via sul ponte jogging per una camminata energizzante ed un po’ di stretching prima della colazione, che mi faccio portare in cabina per le h.7,30. Purtroppo, la colazione è funestata dall’assoluta non potabilità del succo di frutta: pare che abbian usato il succo concentrato senza diluirlo, tanto è dolce in modo nauseante pur essendo al pompelmo. E pure i panini sembrano di pietra tanto sono coriacei. Sono un po’ delusa, ma vabbè… Il guest service imparerà a conoscere il mio sorriso, ed infatti nei giorni successivi la qualità della colazione servita in cabina migliorerà notevolmente.
Osservare la spuma del mare che ribolle e le creste delle onde sparpagliate dal vento e dalla velocità è davvero inebriante!
Per recuperare qualche caloria da prima colazione, salgo al self service al ponte 9, cercando di non farmi calpestare dalle orde di affamati di ogni età e nazionalità, che sembra non abbian toccato cibo da settimane e paiono disposti ad ogni nefandezza pur di riempirsi il piatto di cose che non mangeranno che in minima parte. Prendo nota mentalmente dell’opportunità di evitare il self service ed eventualmente rivolgermi al ristorante Ceres, qualora non riuscissi a far colazione in cabina.
Mi reco a visitare l’area Samsara e decido di approfittare dell’offerta che consente accesso all’area durante tutta la durata della crociera, ad un costo che è circa un terzo rispetto a quello del pass giornaliero. Sono probabilmente i soldi meglio spesi a bordo durante questa crociera: l’area Samsara è ampia, silenziosa (fatti salvi sporadici cafoni che si mettono a telefonare proprio da lì), ben servita e luminosa. La piscina della talassoterapia è gradevolmente calda e profumata, nonostante le statue d’ispirazione orientale un po’ inquietanti che la sovrastano. La sauna aromatica è una delizia dei sensi e se ne esce spossati dal calore, ma rinvigoriti dal profumo delle essenze vaporizzate. Il laconium ha però la mia preferenza, perché probabilmente è proprio sopra al punto giratorio della nave e quindi in quel luogo ogni più piccolo movimento della stessa, è immediatamente percepibile con una precisione quasi millimetrica. Il solarium, vicino alla stanza del te, si trova al piano superiore ed è gradevolissimo con i suoi lettini schermati dai paravento in cartaseta decorata e la musica rilassante diffusa a volume basso dagli altoparlanti.
Arriviamo a Barcellona con un po’ di ritardo, poi pare ci sian problemi di qualche genere con le pratiche burocratiche portuali, ma non viene detto nulla a noi passeggeri. Circola la voce che un passeggero non sia stato bene e ci sia stata la necessità di ricoverarlo, ma non so quanto ciò sia vero. Nell’atrio le persone si accalcano in attesa di poter uscire e, direi quasi inevitabilmente, a un certo momento si rischia la rissa. C’è davvero molto affollamento, che scatena l’insofferenza di alcuni e la maleducazione di altri; è comunque, piuttosto desolante assistere alla scena in cui un passeggero spintona tutta la fila per poter arrivare a prendere un animatore (o forse addirittura il direttore di crociera, stavo osservando la scena dalla balconata a ponte 5) quasi per il bavero e farsi scortare fuori al grido di “ho la priorità”.
Per ragioni personali (una lunga telefonata con una persona di famiglia) non son riuscita ad andare oltre la palina del bus che porta in città, proprio fuori dal palacruceros, ma conosco già Barcellona per esservi stata più volte in passato e perciò rientro in nave.
Arrivando nell’atrio mi accorgo che sull’altro lato della nave si sta svolgendo un emergency drill dell’equipaggio; non è possibile uscire sul ponte, ma posso comunque osservare le attività dall’interno: è tutto un fervere di lavori, sbraccio ed ammaino di lance di salvataggio e piccole manutenzioni.
In particolare, attrae la mia attenzione un signore in tuta da lavoro che, munito di un pennello in fondo ad una lunga prolunga, applica quella che suppongo essere vernice antiossidante sui bracci che reggono le lance quando sono a riposo; sembra un lavoro davvero faticoso, perché il bastone telescopico che utilizza è molto lungo e quindi difficile da manovrare, eppure con puntiglio e precisione, segue le istruzioni del collega posto al ponte superiore che gli indica in quali strani punti è necessario intervenire.
Manutenzione: probabilmente verniciatura antiossidante
E’ davvero affascinante la quantità e qualità del lavoro che viene svolto su base quotidiana per tenere in efficienza questa grande nave!
Giusto in tempo per un buon caffè con qualche pasticcino, un po’ di palestra e poi su a godermi lo spettacolo della Serena che, alle h. 19,20 circa, molla gli ormeggi e si lascia alle spalle la città illuminata nella sera che sta diventando notte. Approcciamo il mare aperto che non son neppure le h. 20, è appena appena mosso con appena un po’ di vento.
La cena, purtroppo, metterà a dura prova la mia fiducia nell’umanità. Nonostante la grazia e cortesia che i camerieri del nostro tavolo sanno esprimere, questa sera non sarò in compagnia dello stesso gruppo di ieri, bensì di una specie di mandria (non so davvero come altro definirli) di lombardo-veneti griffati, maleducati e dai modi più consoni ad una malfamata taverna d’angiporto piuttosto che del ristorante principale di una nave da crociera. Si presentano al tavolo vociando e berciando in bel ritardo di circa 20 minuti, senza neppure degnarsi di salutarmi, figuriamoci scusarsi! Non si siedono ed anzi continuano a questionare prima con i camerieri e poi con il maître, perché non sono stati messi tutti insieme (da quanto capisco il loro è un gruppo di almeno 25 persone, forse più). A un certo momento, paiono rassegnarsi e si accomodano; io sto già aspettando che mi sia servito il secondo, e mi pare corretto scusarmi per aver ordinato senza attendere che si sistemassero, mi guardano come se io fossi un alieno con le antennine verdi e riprendono a lamentarsi, sperando forse di trovare in me un’alleata, sull’orribile ed insensibile trattamento ricevuto dal loro gruppo. Da notare che i loro amici erano ai tavoli più vicini al nostro, non dall’altro lato del ristorante. Comincio davvero a non sopportarli più, ma il culmine arriva quando a una di loro portano il secondo, ovviamente freddo a questo punto della serata: lei assaggia e, non trovandolo di suo gusto, si infila due dita in bocca ne estrae il boccone mezzo masticato e lo poggia nel piatto, il tutto continuando a berciare come una gallina spennacchiata. Adducendo la scusa di aver un appuntamento telefonico, chiedo scusa e mi allontano dal tavolo sebbene fossi in attesa del dessert. Il mio buon cameriere, ha però capito tutto e mentre passo davanti alla loro postazione, mi consegna il piatto con il dessert, già coperto con l’apposito coperchio in plastica e le posatine ben avvolte nel tovagliolo. Un genio, quel ragazzo! Lui da solo, con quel gesto, ha ridato smalto al servizio Costa style dei bei tempi!
A onor del vero, le portate della cena eran tutte ottime, se non fosse stato per i tempi biblici cui son stata costretta da quella gentaglia malvissuta.
Ho curiosità di provare a cenare al ristorante Samsara e, uscendo, chiedo lumi al maître che mi farà sapere l’indomani che qualsiasi sera va bene, e di rivolgermi direttamente al maître del Samsara che è già stato informato. Poiché domani sarà serata di gala (del comandante), tengo aperta questa possibilità per una delle sere successive.
Torno in cabina a gustarmi il dessert e a mettermi delle scarpe più comode per andare a ballare: salone luna e poi discoteca sino a circa le 2, in compagnia degli amici conosciuti su facebook e già trovati alla partenza a Savona.
Nanna felice, cullata dal leggero dondolio della nave. Domani avremo un’intera giornata in navigazione e perciò decido di concedermi un’ora di sonno extra alla mattina.
30 gennaio 2014 navigazione
Nonostante i buoni propositi, alle 7 del mattino sono già ben sveglia e mi delizio dei colori stupendi del cielo e del mare.
Camminata+stretching al ponte jogging, colazione in cabina e poi un po’ di palestra. Mi rifugio in area samsara sino a quasi ora di pranzo, e poi vado in biblioteca a prendere un librino da leggere nel pomeriggio (Nessun luogo è lontano di Richard Bach).
Il balcone della mia cabina è inondato di sole e, nonostante il vento da cui però son riparata, mi posiziono in modalità lucertola a coglierne ogni teporosa carezza, con gli occhi socchiusi e con in sottofondo il suono del mare: non c’è mai silenzio nel mare, così come tutto è in costante movimento.
Il blu delle onde è coronato di creste bianche che in alcuni tratti paiono nastri sfilacciati dal vento; la prua della nave che solca le onde crea un ribollire di schiuma che in alcuni momenti è come una sottile nebbiolina.
Intorno a metà pomeriggio, inizio a sentire un languorino poiché non ho pranzato, ma sono pigrissima, c’è un sole così caldo e gradevole e per non sciupare quel pomeriggio di quiete e pensieri che si srotolano nella mente come la scia della nave nel mare, mi faccio portare in cabina una caesar salad ed un buon caffè americano.
Quando il sole lascia il posto alla sera mi preparo pigramente per l’aperitivo e la cena di gala (che non è stata una gala memorabile, peraltro).
Questa sera ci sarà un cambio di tavolo e conoscerò le gradevolissime persone con cui ho poi condiviso molti bei momenti a bordo.
To be continued...
Sono le 8 del mattino ed il viaggio, per me ed i miei bagagli, inizia sul taxi diretto alla stazione, dove c’è già il transfer Costa predisposto per portarci a Savona.
Ho l’impressione di aver troppo bagaglio (un borsone grande stracolmo e un porta-abiti anch’esso al limite di capienza; uno zainetto a mo’ di bagaglio a mano e un marsupio), ed infatti il prosieguo del viaggio mi confermerà quest’idea, ma dato che sono in vacanza ho deciso di concedermi questo lusso, ché per lavoro viaggio di solito con il minimo indispensabile. Il clima è freddo ed il cielo coperto.
Arriviamo al palacrociere di Savona, dove splende un sole tiepido-caldo ed il cielo è terso, intorno alle h. 12,30. Un’addetta mi appioppa il numero d’imbarco 11 e mi accompagna a salutare i miei bagagli che vanno sul nastro trasportatore verso le gabbie sferraglianti che li porteranno nel ventre della grande nave, la Costa Serena, che già sta accogliendo le vettovaglie e le altre utilità necessarie per il nostro viaggio.

Costa Serena vista dal palacrociere di Savona

Costa Serena: caricamento pre-partenza

Costa Serena al palacrociere di Savona: piazzale di carico ed attività

Costa Serena: imbarco di spare parts (probabilmente dei motori di propulsione)
Mi appresto ad attendere con pazienza l’imbarco, che avverrà intorno alle h. 15; il tempo scorre lento tra un cappuccino con brioche sulla terrazza del palacrociere e un giro per fotografare un po’ più da vicino la Costa Serena e le attività che fremono sottobordo.

Palacrociere di Savona: sala imbarchi

Le bandiere sulla terrazza del palacrociere garriscono al vento
Più osservo questa nave gigantesca che si staglia contro il cielo azzurro e più mi sale l’ansia: e se poi non mi diverto? e se mi perdo nei suoi meandri? e se l’Atlantico sarà bizzoso ed io soffrirò il mal di mare?!!… e se, semplicemente, mi lasciassi trasportare in quest’itinerario meraviglioso?! Buona l’ultima


Oltre le Colonne d'Ercole: itinerario
Rientrando al palacrociere incontro un gruppo di amici conosciuti su facebook e scambiamo qualche parola; loro sono croceristi Costa da un bel numero di crociere, mentre questa è soltanto la mia seconda. Quasi inevitabilmente, come accadrà poi molte volte durante il viaggio, il discorso sfiora la sorella sfortunata di Serena.
E’ giunto infine il tanto atteso momento di salire a bordo: percorrere la passerella e sostare gli istanti necessari per la foto ricordo e quella per la security è quasi una sofferenza. Ho proprio voglia di vedere questa meraviglia e assaporare il senso di stupore davanti all’immenso atrio con gli ascensori panoramici.

Costa Serena vista dalla passerella di imbarco al palacrociere di Savona

Costa Serena, l’olimpo spettacoloso (atrio)
Ho studiato da giorni la pianta della nave e dei singoli ponti, mi dirigo perciò con sicurezza verso gli ascensori e salgo al ponte 8 lato sinistro; a prua, ultima in fondo al corridoio, c’è la mia cabina con balcone, la 8202, dove già mi attendono i bagagli. La prima cosa è affacciarsi per scattare qualche foto (da quel lato stanno eseguendo un’esercitazione d’emergenza riservata all’equipaggio) e scoprire così che, praticamente, è come stare dentro l’aletta sinistra. Non che la cosa mi dispiaccia, intendiamoci. Ma sarà divertente ed imbarazzante allo stesso tempo, nei giorni successivi, cercare di non incrociar lo sguardo con gli ufficiali che seguono le manovre. Diciamo che ho molto apprezzato la loro pazienza e lo spirito di sopportazione nel vedermi comparire puntuale sul balcone ad ogni avvicinamento ed uscita dai porti, e ad ogni passaggio un po’ significativo nella navigazione.


Dal balcone della mia cabina: praticamente vedetta aggiunta sull’aletta di sinistra
L’esercitazione d’emergenza obbligatoria per i passeggeri è prevista tra poco, dato che la partenza è programmata per le h. 16,30, ma viene annunciato più volte il rinvio dell’esercitazione e quindi della partenza. Questo mi da agio per sistemare gli abiti negli armadi e per scoprire alcuni difetti nella pulizia della cabina e un paio di cosucce che daran da lavorare ai manutentori.
Giusto il tempo di scegliere un giubbino salvagente dai tre presenti nell’armadio, sistemarlo per la mia corporatura e, intorno alle h. 17e30, si odono i 7 fischi brevi seguiti da 1 lungo che richiamano all’esercitazione emergenza generale. Il tutto si svolge come da manuale, senza particolari problemi; mi stupisce che ci faccian percorrere gli scaloni principali, dato che nella precedente crociera su Mediterranea ci fecero scendere da quelli interni (i crew only, per capirsi). Mentre sono in fila alla Muster Station B assieme ad altri passeggeri, noto che le luci dei giubbini di alcuni passeggeri (bambini, tra l’altro) han l’interruttore posizionato su off e mi chiedo se è corretto che sia così o no; mi pare che dovrebbe esser su aut, chiedo ai loro genitori, ma è come se stessi parlando ostrogoto o cimro (eppure sono italiani pure loro, boh), perciò comunico la mia perplessità al crew che mi sta davanti brandendo un elenco e una penna. Egli, solerte, mi chiede il numero di cabina, e fatico un poco a fargli capire che non sono i miei bambini, ma che mi pareva giusto segnalar la cosa. Intanto, percepisco chiaramente il brusio di quelli che sono all’ennesimo drill e son convinti di saper già tutto. In un attimo è tutto finito, e più o meno lietamente ci si avvia verso le proprie cabine o i bar. La nave sta già cominciando a staccarsi dalla banchina, tre fischi salutano Savona e andiamo alla via verso il Golfo del Leone, mio primo timore di questo itinerario.
Mi preparo per la cena, ho il secondo turno al ristorante Ceres, sebbene avessi preferito il Vesta. D’altronde, non mi va di tormentare il povero maître, che già ha il suo bel daffare a soddisfare le richieste dei vari gruppi di amici e famigliari che vorrebbero stare uniti; viaggio in modalità singola e decido che, fatti salvi conclamati casi di antipatia epidermica immediata o maleducazione totale, non chiederò cambi di tavolo. Per le prime due sere di crociera sarò ad un tavolo da 8 al Ceres ponte 4: questa prima sera in compagnia di un gruppo di simpaticissimi ferraresi, non giovanissimi, ma gradevoli conversatori, che mi comunicano che han già chiesto di esser riuniti con il resto del loro gruppo.
La cena scorre lietamente, le portate sono di buon livello, sebbene i primi risentano molto del gran numero di coperti serviti e giungano al tavolo sempre in qualche modo imperfetti. I nostri camerieri sono di origine indiana, e mi paiono davvero ben preparati e solerti. Il più giovane tra i due, in particolare, saprà meritarsi la mia gratitudine per la sua discrezione ed il suo fine intuito, oltre che per il suo sorriso genuino ed entusiasta.
Dopo cena salgo al salone Luna per un caffè e digestivo. Esploro un po’ i saloni e i bar del ponte 5, scendo in discoteca a dar uno sguardo all’ambiente e, quando risalgo per andare in cabina la mezzanotte è passata da un bel po’, mi rendo conto che probabilmente siamo nel Golfo del Leone perché si percepisce chiaramente un certo movimento e qualche scricchiolio; nulla di preoccupante, però. Infatti, dormirò un buon sonno ristoratore cullata dal dondolio accentuato della nave sino al mattino presto.
29 gennaio 2014 Barcelona
Mi sveglio naturalmente intorno alle h.6. C’è un bel vento teso ed il panorama sul mare è strepitoso: una tenue falce di luna calante e le ultime stelle brillano in un cielo azzurro intenso-blu notte, rischiarato leggermente dall’imminente sorgere del sole.

Navigando verso Barcellona: all’alba

Navigando verso Barcellona: mare e cielo

Navigando verso Barcellona: un momento prima del sole
Infilo tuta e scarpe da ginnastica, sciarpa e giacchino a vento e via sul ponte jogging per una camminata energizzante ed un po’ di stretching prima della colazione, che mi faccio portare in cabina per le h.7,30. Purtroppo, la colazione è funestata dall’assoluta non potabilità del succo di frutta: pare che abbian usato il succo concentrato senza diluirlo, tanto è dolce in modo nauseante pur essendo al pompelmo. E pure i panini sembrano di pietra tanto sono coriacei. Sono un po’ delusa, ma vabbè… Il guest service imparerà a conoscere il mio sorriso, ed infatti nei giorni successivi la qualità della colazione servita in cabina migliorerà notevolmente.
Osservare la spuma del mare che ribolle e le creste delle onde sparpagliate dal vento e dalla velocità è davvero inebriante!

Wow!

Potenza irruente!

Riflessi d’oro
Per recuperare qualche caloria da prima colazione, salgo al self service al ponte 9, cercando di non farmi calpestare dalle orde di affamati di ogni età e nazionalità, che sembra non abbian toccato cibo da settimane e paiono disposti ad ogni nefandezza pur di riempirsi il piatto di cose che non mangeranno che in minima parte. Prendo nota mentalmente dell’opportunità di evitare il self service ed eventualmente rivolgermi al ristorante Ceres, qualora non riuscissi a far colazione in cabina.
Mi reco a visitare l’area Samsara e decido di approfittare dell’offerta che consente accesso all’area durante tutta la durata della crociera, ad un costo che è circa un terzo rispetto a quello del pass giornaliero. Sono probabilmente i soldi meglio spesi a bordo durante questa crociera: l’area Samsara è ampia, silenziosa (fatti salvi sporadici cafoni che si mettono a telefonare proprio da lì), ben servita e luminosa. La piscina della talassoterapia è gradevolmente calda e profumata, nonostante le statue d’ispirazione orientale un po’ inquietanti che la sovrastano. La sauna aromatica è una delizia dei sensi e se ne esce spossati dal calore, ma rinvigoriti dal profumo delle essenze vaporizzate. Il laconium ha però la mia preferenza, perché probabilmente è proprio sopra al punto giratorio della nave e quindi in quel luogo ogni più piccolo movimento della stessa, è immediatamente percepibile con una precisione quasi millimetrica. Il solarium, vicino alla stanza del te, si trova al piano superiore ed è gradevolissimo con i suoi lettini schermati dai paravento in cartaseta decorata e la musica rilassante diffusa a volume basso dagli altoparlanti.

Incrociando altri viaggiatori

Segnali di terra: il gabbiano

Infrastrutture portuali di Barcellona

Entrando in acque riparate

Lucky sailor: nave gasiera

Movimentazione container: affascinante

Bienvenidos a Barcelona!

La pilotina del porto di Barcelona

Thruster power

Supervisore?!
Arriviamo a Barcellona con un po’ di ritardo, poi pare ci sian problemi di qualche genere con le pratiche burocratiche portuali, ma non viene detto nulla a noi passeggeri. Circola la voce che un passeggero non sia stato bene e ci sia stata la necessità di ricoverarlo, ma non so quanto ciò sia vero. Nell’atrio le persone si accalcano in attesa di poter uscire e, direi quasi inevitabilmente, a un certo momento si rischia la rissa. C’è davvero molto affollamento, che scatena l’insofferenza di alcuni e la maleducazione di altri; è comunque, piuttosto desolante assistere alla scena in cui un passeggero spintona tutta la fila per poter arrivare a prendere un animatore (o forse addirittura il direttore di crociera, stavo osservando la scena dalla balconata a ponte 5) quasi per il bavero e farsi scortare fuori al grido di “ho la priorità”.
Per ragioni personali (una lunga telefonata con una persona di famiglia) non son riuscita ad andare oltre la palina del bus che porta in città, proprio fuori dal palacruceros, ma conosco già Barcellona per esservi stata più volte in passato e perciò rientro in nave.
Arrivando nell’atrio mi accorgo che sull’altro lato della nave si sta svolgendo un emergency drill dell’equipaggio; non è possibile uscire sul ponte, ma posso comunque osservare le attività dall’interno: è tutto un fervere di lavori, sbraccio ed ammaino di lance di salvataggio e piccole manutenzioni.

Esercitazione di sicurezza per l’equipaggio a Barcellona

La messa a mare delle lance di salvataggio (alcune fungono pure da tender quando la nave è in rada)

Il sistema di sbraccio delle lance
In particolare, attrae la mia attenzione un signore in tuta da lavoro che, munito di un pennello in fondo ad una lunga prolunga, applica quella che suppongo essere vernice antiossidante sui bracci che reggono le lance quando sono a riposo; sembra un lavoro davvero faticoso, perché il bastone telescopico che utilizza è molto lungo e quindi difficile da manovrare, eppure con puntiglio e precisione, segue le istruzioni del collega posto al ponte superiore che gli indica in quali strani punti è necessario intervenire.

Manutenzione: probabilmente verniciatura antiossidante

Sistemi ingegnosi per arrivare in posti difficili

Riposizionamento in sede di una lancia: dettaglio (si notano il sistema oleodinamico ed filo guida)
E’ davvero affascinante la quantità e qualità del lavoro che viene svolto su base quotidiana per tenere in efficienza questa grande nave!
Giusto in tempo per un buon caffè con qualche pasticcino, un po’ di palestra e poi su a godermi lo spettacolo della Serena che, alle h. 19,20 circa, molla gli ormeggi e si lascia alle spalle la città illuminata nella sera che sta diventando notte. Approcciamo il mare aperto che non son neppure le h. 20, è appena appena mosso con appena un po’ di vento.

Partenza da Barcellona
La cena, purtroppo, metterà a dura prova la mia fiducia nell’umanità. Nonostante la grazia e cortesia che i camerieri del nostro tavolo sanno esprimere, questa sera non sarò in compagnia dello stesso gruppo di ieri, bensì di una specie di mandria (non so davvero come altro definirli) di lombardo-veneti griffati, maleducati e dai modi più consoni ad una malfamata taverna d’angiporto piuttosto che del ristorante principale di una nave da crociera. Si presentano al tavolo vociando e berciando in bel ritardo di circa 20 minuti, senza neppure degnarsi di salutarmi, figuriamoci scusarsi! Non si siedono ed anzi continuano a questionare prima con i camerieri e poi con il maître, perché non sono stati messi tutti insieme (da quanto capisco il loro è un gruppo di almeno 25 persone, forse più). A un certo momento, paiono rassegnarsi e si accomodano; io sto già aspettando che mi sia servito il secondo, e mi pare corretto scusarmi per aver ordinato senza attendere che si sistemassero, mi guardano come se io fossi un alieno con le antennine verdi e riprendono a lamentarsi, sperando forse di trovare in me un’alleata, sull’orribile ed insensibile trattamento ricevuto dal loro gruppo. Da notare che i loro amici erano ai tavoli più vicini al nostro, non dall’altro lato del ristorante. Comincio davvero a non sopportarli più, ma il culmine arriva quando a una di loro portano il secondo, ovviamente freddo a questo punto della serata: lei assaggia e, non trovandolo di suo gusto, si infila due dita in bocca ne estrae il boccone mezzo masticato e lo poggia nel piatto, il tutto continuando a berciare come una gallina spennacchiata. Adducendo la scusa di aver un appuntamento telefonico, chiedo scusa e mi allontano dal tavolo sebbene fossi in attesa del dessert. Il mio buon cameriere, ha però capito tutto e mentre passo davanti alla loro postazione, mi consegna il piatto con il dessert, già coperto con l’apposito coperchio in plastica e le posatine ben avvolte nel tovagliolo. Un genio, quel ragazzo! Lui da solo, con quel gesto, ha ridato smalto al servizio Costa style dei bei tempi!
A onor del vero, le portate della cena eran tutte ottime, se non fosse stato per i tempi biblici cui son stata costretta da quella gentaglia malvissuta.
Ho curiosità di provare a cenare al ristorante Samsara e, uscendo, chiedo lumi al maître che mi farà sapere l’indomani che qualsiasi sera va bene, e di rivolgermi direttamente al maître del Samsara che è già stato informato. Poiché domani sarà serata di gala (del comandante), tengo aperta questa possibilità per una delle sere successive.
Torno in cabina a gustarmi il dessert e a mettermi delle scarpe più comode per andare a ballare: salone luna e poi discoteca sino a circa le 2, in compagnia degli amici conosciuti su facebook e già trovati alla partenza a Savona.
Nanna felice, cullata dal leggero dondolio della nave. Domani avremo un’intera giornata in navigazione e perciò decido di concedermi un’ora di sonno extra alla mattina.
30 gennaio 2014 navigazione
Nonostante i buoni propositi, alle 7 del mattino sono già ben sveglia e mi delizio dei colori stupendi del cielo e del mare.

Buongiorno, mare
Camminata+stretching al ponte jogging, colazione in cabina e poi un po’ di palestra. Mi rifugio in area samsara sino a quasi ora di pranzo, e poi vado in biblioteca a prendere un librino da leggere nel pomeriggio (Nessun luogo è lontano di Richard Bach).
Il balcone della mia cabina è inondato di sole e, nonostante il vento da cui però son riparata, mi posiziono in modalità lucertola a coglierne ogni teporosa carezza, con gli occhi socchiusi e con in sottofondo il suono del mare: non c’è mai silenzio nel mare, così come tutto è in costante movimento.
Il blu delle onde è coronato di creste bianche che in alcuni tratti paiono nastri sfilacciati dal vento; la prua della nave che solca le onde crea un ribollire di schiuma che in alcuni momenti è come una sottile nebbiolina.

Intensamente blu

Onde irruenti

La luce e la spuma

Il vento che spettina l'onda
Intorno a metà pomeriggio, inizio a sentire un languorino poiché non ho pranzato, ma sono pigrissima, c’è un sole così caldo e gradevole e per non sciupare quel pomeriggio di quiete e pensieri che si srotolano nella mente come la scia della nave nel mare, mi faccio portare in cabina una caesar salad ed un buon caffè americano.
Quando il sole lascia il posto alla sera mi preparo pigramente per l’aperitivo e la cena di gala (che non è stata una gala memorabile, peraltro).
Questa sera ci sarà un cambio di tavolo e conoscerò le gradevolissime persone con cui ho poi condiviso molti bei momenti a bordo.
To be continued...