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Costa Serena "Oltre le colonne d'Ercole" 28/01/14 - 09/02/2014

Stato
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vsat

New member
28 gennaio 2014: Inizio del viaggio
Sono le 8 del mattino ed il viaggio, per me ed i miei bagagli, inizia sul taxi diretto alla stazione, dove c’è già il transfer Costa predisposto per portarci a Savona.
Ho l’impressione di aver troppo bagaglio (un borsone grande stracolmo e un porta-abiti anch’esso al limite di capienza; uno zainetto a mo’ di bagaglio a mano e un marsupio), ed infatti il prosieguo del viaggio mi confermerà quest’idea, ma dato che sono in vacanza ho deciso di concedermi questo lusso, ché per lavoro viaggio di solito con il minimo indispensabile. Il clima è freddo ed il cielo coperto.
Arriviamo al palacrociere di Savona, dove splende un sole tiepido-caldo ed il cielo è terso, intorno alle h. 12,30. Un’addetta mi appioppa il numero d’imbarco 11 e mi accompagna a salutare i miei bagagli che vanno sul nastro trasportatore verso le gabbie sferraglianti che li porteranno nel ventre della grande nave, la Costa Serena, che già sta accogliendo le vettovaglie e le altre utilità necessarie per il nostro viaggio.

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Costa Serena vista dal palacrociere di Savona

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Costa Serena: caricamento pre-partenza

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Costa Serena al palacrociere di Savona: piazzale di carico ed attività

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Costa Serena: imbarco di spare parts (probabilmente dei motori di propulsione)

Mi appresto ad attendere con pazienza l’imbarco, che avverrà intorno alle h. 15; il tempo scorre lento tra un cappuccino con brioche sulla terrazza del palacrociere e un giro per fotografare un po’ più da vicino la Costa Serena e le attività che fremono sottobordo.

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Palacrociere di Savona: sala imbarchi

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Le bandiere sulla terrazza del palacrociere garriscono al vento

Più osservo questa nave gigantesca che si staglia contro il cielo azzurro e più mi sale l’ansia: e se poi non mi diverto? e se mi perdo nei suoi meandri? e se l’Atlantico sarà bizzoso ed io soffrirò il mal di mare?!!… e se, semplicemente, mi lasciassi trasportare in quest’itinerario meraviglioso?! Buona l’ultima :)

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Oltre le Colonne d'Ercole: itinerario

Rientrando al palacrociere incontro un gruppo di amici conosciuti su facebook e scambiamo qualche parola; loro sono croceristi Costa da un bel numero di crociere, mentre questa è soltanto la mia seconda. Quasi inevitabilmente, come accadrà poi molte volte durante il viaggio, il discorso sfiora la sorella sfortunata di Serena.

E’ giunto infine il tanto atteso momento di salire a bordo: percorrere la passerella e sostare gli istanti necessari per la foto ricordo e quella per la security è quasi una sofferenza. Ho proprio voglia di vedere questa meraviglia e assaporare il senso di stupore davanti all’immenso atrio con gli ascensori panoramici.

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Costa Serena vista dalla passerella di imbarco al palacrociere di Savona


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Costa Serena, l’olimpo spettacoloso (atrio)

Ho studiato da giorni la pianta della nave e dei singoli ponti, mi dirigo perciò con sicurezza verso gli ascensori e salgo al ponte 8 lato sinistro; a prua, ultima in fondo al corridoio, c’è la mia cabina con balcone, la 8202, dove già mi attendono i bagagli. La prima cosa è affacciarsi per scattare qualche foto (da quel lato stanno eseguendo un’esercitazione d’emergenza riservata all’equipaggio) e scoprire così che, praticamente, è come stare dentro l’aletta sinistra. Non che la cosa mi dispiaccia, intendiamoci. Ma sarà divertente ed imbarazzante allo stesso tempo, nei giorni successivi, cercare di non incrociar lo sguardo con gli ufficiali che seguono le manovre. Diciamo che ho molto apprezzato la loro pazienza e lo spirito di sopportazione nel vedermi comparire puntuale sul balcone ad ogni avvicinamento ed uscita dai porti, e ad ogni passaggio un po’ significativo nella navigazione.

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Dal mio balcone in cabina su Costa Serena: emergency drill per il crew in svolgimento


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Dal balcone della mia cabina: praticamente vedetta aggiunta sull’aletta di sinistra

L’esercitazione d’emergenza obbligatoria per i passeggeri è prevista tra poco, dato che la partenza è programmata per le h. 16,30, ma viene annunciato più volte il rinvio dell’esercitazione e quindi della partenza. Questo mi da agio per sistemare gli abiti negli armadi e per scoprire alcuni difetti nella pulizia della cabina e un paio di cosucce che daran da lavorare ai manutentori.
Giusto il tempo di scegliere un giubbino salvagente dai tre presenti nell’armadio, sistemarlo per la mia corporatura e, intorno alle h. 17e30, si odono i 7 fischi brevi seguiti da 1 lungo che richiamano all’esercitazione emergenza generale. Il tutto si svolge come da manuale, senza particolari problemi; mi stupisce che ci faccian percorrere gli scaloni principali, dato che nella precedente crociera su Mediterranea ci fecero scendere da quelli interni (i crew only, per capirsi). Mentre sono in fila alla Muster Station B assieme ad altri passeggeri, noto che le luci dei giubbini di alcuni passeggeri (bambini, tra l’altro) han l’interruttore posizionato su off e mi chiedo se è corretto che sia così o no; mi pare che dovrebbe esser su aut, chiedo ai loro genitori, ma è come se stessi parlando ostrogoto o cimro (eppure sono italiani pure loro, boh), perciò comunico la mia perplessità al crew che mi sta davanti brandendo un elenco e una penna. Egli, solerte, mi chiede il numero di cabina, e fatico un poco a fargli capire che non sono i miei bambini, ma che mi pareva giusto segnalar la cosa. Intanto, percepisco chiaramente il brusio di quelli che sono all’ennesimo drill e son convinti di saper già tutto. In un attimo è tutto finito, e più o meno lietamente ci si avvia verso le proprie cabine o i bar. La nave sta già cominciando a staccarsi dalla banchina, tre fischi salutano Savona e andiamo alla via verso il Golfo del Leone, mio primo timore di questo itinerario.
Mi preparo per la cena, ho il secondo turno al ristorante Ceres, sebbene avessi preferito il Vesta. D’altronde, non mi va di tormentare il povero maître, che già ha il suo bel daffare a soddisfare le richieste dei vari gruppi di amici e famigliari che vorrebbero stare uniti; viaggio in modalità singola e decido che, fatti salvi conclamati casi di antipatia epidermica immediata o maleducazione totale, non chiederò cambi di tavolo. Per le prime due sere di crociera sarò ad un tavolo da 8 al Ceres ponte 4: questa prima sera in compagnia di un gruppo di simpaticissimi ferraresi, non giovanissimi, ma gradevoli conversatori, che mi comunicano che han già chiesto di esser riuniti con il resto del loro gruppo.


La cena scorre lietamente, le portate sono di buon livello, sebbene i primi risentano molto del gran numero di coperti serviti e giungano al tavolo sempre in qualche modo imperfetti. I nostri camerieri sono di origine indiana, e mi paiono davvero ben preparati e solerti. Il più giovane tra i due, in particolare, saprà meritarsi la mia gratitudine per la sua discrezione ed il suo fine intuito, oltre che per il suo sorriso genuino ed entusiasta.
Dopo cena salgo al salone Luna per un caffè e digestivo. Esploro un po’ i saloni e i bar del ponte 5, scendo in discoteca a dar uno sguardo all’ambiente e, quando risalgo per andare in cabina la mezzanotte è passata da un bel po’, mi rendo conto che probabilmente siamo nel Golfo del Leone perché si percepisce chiaramente un certo movimento e qualche scricchiolio; nulla di preoccupante, però. Infatti, dormirò un buon sonno ristoratore cullata dal dondolio accentuato della nave sino al mattino presto.





29 gennaio 2014 Barcelona
Mi sveglio naturalmente intorno alle h.6. C’è un bel vento teso ed il panorama sul mare è strepitoso: una tenue falce di luna calante e le ultime stelle brillano in un cielo azzurro intenso-blu notte, rischiarato leggermente dall’imminente sorgere del sole.

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Navigando verso Barcellona: all’alba

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Navigando verso Barcellona: mare e cielo

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Navigando verso Barcellona: un momento prima del sole

Infilo tuta e scarpe da ginnastica, sciarpa e giacchino a vento e via sul ponte jogging per una camminata energizzante ed un po’ di stretching prima della colazione, che mi faccio portare in cabina per le h.7,30. Purtroppo, la colazione è funestata dall’assoluta non potabilità del succo di frutta: pare che abbian usato il succo concentrato senza diluirlo, tanto è dolce in modo nauseante pur essendo al pompelmo. E pure i panini sembrano di pietra tanto sono coriacei. Sono un po’ delusa, ma vabbè… Il guest service imparerà a conoscere il mio sorriso, ed infatti nei giorni successivi la qualità della colazione servita in cabina migliorerà notevolmente.


Osservare la spuma del mare che ribolle e le creste delle onde sparpagliate dal vento e dalla velocità è davvero inebriante!

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Wow!

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Potenza irruente!

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Riflessi d’oro

Per recuperare qualche caloria da prima colazione, salgo al self service al ponte 9, cercando di non farmi calpestare dalle orde di affamati di ogni età e nazionalità, che sembra non abbian toccato cibo da settimane e paiono disposti ad ogni nefandezza pur di riempirsi il piatto di cose che non mangeranno che in minima parte. Prendo nota mentalmente dell’opportunità di evitare il self service ed eventualmente rivolgermi al ristorante Ceres, qualora non riuscissi a far colazione in cabina.
Mi reco a visitare l’area Samsara e decido di approfittare dell’offerta che consente accesso all’area durante tutta la durata della crociera, ad un costo che è circa un terzo rispetto a quello del pass giornaliero. Sono probabilmente i soldi meglio spesi a bordo durante questa crociera: l’area Samsara è ampia, silenziosa (fatti salvi sporadici cafoni che si mettono a telefonare proprio da lì), ben servita e luminosa. La piscina della talassoterapia è gradevolmente calda e profumata, nonostante le statue d’ispirazione orientale un po’ inquietanti che la sovrastano. La sauna aromatica è una delizia dei sensi e se ne esce spossati dal calore, ma rinvigoriti dal profumo delle essenze vaporizzate. Il laconium ha però la mia preferenza, perché probabilmente è proprio sopra al punto giratorio della nave e quindi in quel luogo ogni più piccolo movimento della stessa, è immediatamente percepibile con una precisione quasi millimetrica. Il solarium, vicino alla stanza del te, si trova al piano superiore ed è gradevolissimo con i suoi lettini schermati dai paravento in cartaseta decorata e la musica rilassante diffusa a volume basso dagli altoparlanti.

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Incrociando altri viaggiatori


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Segnali di terra: il gabbiano

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Infrastrutture portuali di Barcellona

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Entrando in acque riparate

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Lucky sailor: nave gasiera

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Movimentazione container: affascinante

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Bienvenidos a Barcelona!

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La pilotina del porto di Barcelona

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Thruster power

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Supervisore?!

Arriviamo a Barcellona con un po’ di ritardo, poi pare ci sian problemi di qualche genere con le pratiche burocratiche portuali, ma non viene detto nulla a noi passeggeri. Circola la voce che un passeggero non sia stato bene e ci sia stata la necessità di ricoverarlo, ma non so quanto ciò sia vero. Nell’atrio le persone si accalcano in attesa di poter uscire e, direi quasi inevitabilmente, a un certo momento si rischia la rissa. C’è davvero molto affollamento, che scatena l’insofferenza di alcuni e la maleducazione di altri; è comunque, piuttosto desolante assistere alla scena in cui un passeggero spintona tutta la fila per poter arrivare a prendere un animatore (o forse addirittura il direttore di crociera, stavo osservando la scena dalla balconata a ponte 5) quasi per il bavero e farsi scortare fuori al grido di “ho la priorità”.
Per ragioni personali (una lunga telefonata con una persona di famiglia) non son riuscita ad andare oltre la palina del bus che porta in città, proprio fuori dal palacruceros, ma conosco già Barcellona per esservi stata più volte in passato e perciò rientro in nave.


Arrivando nell’atrio mi accorgo che sull’altro lato della nave si sta svolgendo un emergency drill dell’equipaggio; non è possibile uscire sul ponte, ma posso comunque osservare le attività dall’interno: è tutto un fervere di lavori, sbraccio ed ammaino di lance di salvataggio e piccole manutenzioni.

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Esercitazione di sicurezza per l’equipaggio a Barcellona

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La messa a mare delle lance di salvataggio (alcune fungono pure da tender quando la nave è in rada)

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Il sistema di sbraccio delle lance

In particolare, attrae la mia attenzione un signore in tuta da lavoro che, munito di un pennello in fondo ad una lunga prolunga, applica quella che suppongo essere vernice antiossidante sui bracci che reggono le lance quando sono a riposo; sembra un lavoro davvero faticoso, perché il bastone telescopico che utilizza è molto lungo e quindi difficile da manovrare, eppure con puntiglio e precisione, segue le istruzioni del collega posto al ponte superiore che gli indica in quali strani punti è necessario intervenire.

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Manutenzione: probabilmente verniciatura antiossidante

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Sistemi ingegnosi per arrivare in posti difficili

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Riposizionamento in sede di una lancia: dettaglio (si notano il sistema oleodinamico ed filo guida)

E’ davvero affascinante la quantità e qualità del lavoro che viene svolto su base quotidiana per tenere in efficienza questa grande nave!


Giusto in tempo per un buon caffè con qualche pasticcino, un po’ di palestra e poi su a godermi lo spettacolo della Serena che, alle h. 19,20 circa, molla gli ormeggi e si lascia alle spalle la città illuminata nella sera che sta diventando notte. Approcciamo il mare aperto che non son neppure le h. 20, è appena appena mosso con appena un po’ di vento.

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Partenza da Barcellona

La cena, purtroppo, metterà a dura prova la mia fiducia nell’umanità. Nonostante la grazia e cortesia che i camerieri del nostro tavolo sanno esprimere, questa sera non sarò in compagnia dello stesso gruppo di ieri, bensì di una specie di mandria (non so davvero come altro definirli) di lombardo-veneti griffati, maleducati e dai modi più consoni ad una malfamata taverna d’angiporto piuttosto che del ristorante principale di una nave da crociera. Si presentano al tavolo vociando e berciando in bel ritardo di circa 20 minuti, senza neppure degnarsi di salutarmi, figuriamoci scusarsi! Non si siedono ed anzi continuano a questionare prima con i camerieri e poi con il maître, perché non sono stati messi tutti insieme (da quanto capisco il loro è un gruppo di almeno 25 persone, forse più). A un certo momento, paiono rassegnarsi e si accomodano; io sto già aspettando che mi sia servito il secondo, e mi pare corretto scusarmi per aver ordinato senza attendere che si sistemassero, mi guardano come se io fossi un alieno con le antennine verdi e riprendono a lamentarsi, sperando forse di trovare in me un’alleata, sull’orribile ed insensibile trattamento ricevuto dal loro gruppo. Da notare che i loro amici erano ai tavoli più vicini al nostro, non dall’altro lato del ristorante. Comincio davvero a non sopportarli più, ma il culmine arriva quando a una di loro portano il secondo, ovviamente freddo a questo punto della serata: lei assaggia e, non trovandolo di suo gusto, si infila due dita in bocca ne estrae il boccone mezzo masticato e lo poggia nel piatto, il tutto continuando a berciare come una gallina spennacchiata. Adducendo la scusa di aver un appuntamento telefonico, chiedo scusa e mi allontano dal tavolo sebbene fossi in attesa del dessert. Il mio buon cameriere, ha però capito tutto e mentre passo davanti alla loro postazione, mi consegna il piatto con il dessert, già coperto con l’apposito coperchio in plastica e le posatine ben avvolte nel tovagliolo. Un genio, quel ragazzo! Lui da solo, con quel gesto, ha ridato smalto al servizio Costa style dei bei tempi!
A onor del vero, le portate della cena eran tutte ottime, se non fosse stato per i tempi biblici cui son stata costretta da quella gentaglia malvissuta.
Ho curiosità di provare a cenare al ristorante Samsara e, uscendo, chiedo lumi al maître che mi farà sapere l’indomani che qualsiasi sera va bene, e di rivolgermi direttamente al maître del Samsara che è già stato informato. Poiché domani sarà serata di gala (del comandante), tengo aperta questa possibilità per una delle sere successive.
Torno in cabina a gustarmi il dessert e a mettermi delle scarpe più comode per andare a ballare: salone luna e poi discoteca sino a circa le 2, in compagnia degli amici conosciuti su facebook e già trovati alla partenza a Savona.
Nanna felice, cullata dal leggero dondolio della nave. Domani avremo un’intera giornata in navigazione e perciò decido di concedermi un’ora di sonno extra alla mattina.



30 gennaio 2014 navigazione
Nonostante i buoni propositi, alle 7 del mattino sono già ben sveglia e mi delizio dei colori stupendi del cielo e del mare.

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Buongiorno, mare

Camminata+stretching al ponte jogging, colazione in cabina e poi un po’ di palestra. Mi rifugio in area samsara sino a quasi ora di pranzo, e poi vado in biblioteca a prendere un librino da leggere nel pomeriggio (Nessun luogo è lontano di Richard Bach).
Il balcone della mia cabina è inondato di sole e, nonostante il vento da cui però son riparata, mi posiziono in modalità lucertola a coglierne ogni teporosa carezza, con gli occhi socchiusi e con in sottofondo il suono del mare: non c’è mai silenzio nel mare, così come tutto è in costante movimento.
Il blu delle onde è coronato di creste bianche che in alcuni tratti paiono nastri sfilacciati dal vento; la prua della nave che solca le onde crea un ribollire di schiuma che in alcuni momenti è come una sottile nebbiolina.

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Intensamente blu

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Onde irruenti


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La luce e la spuma

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Il vento che spettina l'onda

Intorno a metà pomeriggio, inizio a sentire un languorino poiché non ho pranzato, ma sono pigrissima, c’è un sole così caldo e gradevole e per non sciupare quel pomeriggio di quiete e pensieri che si srotolano nella mente come la scia della nave nel mare, mi faccio portare in cabina una caesar salad ed un buon caffè americano.


Quando il sole lascia il posto alla sera mi preparo pigramente per l’aperitivo e la cena di gala (che non è stata una gala memorabile, peraltro).
Questa sera ci sarà un cambio di tavolo e conoscerò le gradevolissime persone con cui ho poi condiviso molti bei momenti a bordo.


To be continued...
 
Molto, molto ben fatto, accompagnato da belle immagini che spaziano su vari aspetti della vita di bordo.

Una osservazione; una lancia non può essere usata come tender.
 
Molto, molto ben fatto, accompagnato da belle immagini che spaziano su vari aspetti della vita di bordo.

Grazie! Il tuo apprezzamento mi è davvero molto molto gradito!

Una osservazione; una lancia non può essere usata come tender.
Grazie della precisazione, ma io son curiosissima e ... come mai allora, quando con la Mediterranea eravamo in rada a Dubrovnik ci hanno portati a terra con quelle che nella mia ignoranza ho chiamato lance, nominando ciò come servizio tender?

E poi... ho notato che ci sono due tipi di imbarcazioni di salvataggio (in realtà, 3 se consideriamo pure le zattere gonfiabili): alcune hanno due eliche e alcune ne hanno una sola, hanno nomi differenti queste imbarcazioni? Utilizzi differenti?
 
Grazie della precisazione, ma io son curiosissima e ... come mai allora, quando con la Mediterranea eravamo in rada a Dubrovnik ci hanno portati a terra con quelle che nella mia ignoranza ho chiamato lance, nominando ciò come servizio tender?

Quelle credo che siano fisse a Dubrovnik.. ma.. detto tra noi.. è uno dei miei dubbi.. :)

Invece il componente che hai visto è della Wartsila, ed è sicuramente destinato ai motori..

Un saluto!
Manlio
 
Le lance non possono essere utilizzate perché non dispongono di mezzi di salvataggio individuali; i passeggeri salgono sulla lancia già indossando la cintura. Nei tender si sale normalmente e sotto i sedili trovano alloggio le cinture in caso di necessità.

Lance, tender, mezzi veloci, zattere autogonfiabili e M.E.S. sono i mezzi collettivi di soccorso.
 
Le lance non possono essere utilizzate perché non dispongono di mezzi di salvataggio individuali; i passeggeri salgono sulla lancia già indossando la cintura. Nei tender si sale normalmente e sotto i sedili trovano alloggio le cinture in caso di necessità....

Effettivamente, hai ragione. Non avevo considerato questo (non trascurabile, dal punto di vista della sicurezza) dettaglio.
Comunque, da quel che sto vedendo da quando mi interesso di navi, è un settore dove c'è una particolare attenzione alla safety. Non so se è caratteristica solo di Costa, che è la sola compagnia di crociere che ho sperimentato sino ad ora, ma almeno a livello di norme c'è molto lavoro ed aggiornamento.
Scusate l'off topic... magari, se non c'è già (non ho verificato), si potrebbe aprire un thread su questo argomento specifico nella sezione tecnica... avendone il tempo, ovviamente :)
 
Comunque, da quel che sto vedendo da quando mi interesso di navi, è un settore dove c'è una particolare attenzione alla safety. Non so se è caratteristica solo di Costa, che è la sola compagnia di crociere che ho sperimentato sino ad ora, ma almeno a livello di norme c'è molto lavoro ed aggiornamento.

La sicurezza nella navi è fondamentale.. c'è una grandissima attenzione..

Nel forum se ne è parlato spesso.. ;)

Un salutone!
Manlio
 
Ci son tanti argomenti tecnici Vsat; prova vedere nell'apposita sezione. Alcuni, volendo, si possono sviluppare. Ciao.
 
Benvenuti a bordo di questo diario di viaggio a tutti coloro che lo stanno seguendo e pure a quelli che si uniranno.
Ecco altre due tappe di questo bellissimo itinerario...


31 gennaio 2014 Cadiz

L’arrivo a Cadiz è puntuale, ma il clima è piuttosto inclemente: piove e c’è un vento piuttosto forte e fastidioso.
Alla stazione portuale c’è un’addetta che distribuisce le mappe della città: è quasi tutto piuttosto a portata, e la municipalità ha creato dei bei percorsi turistici, ciascuno percorribile in circa un’ora, marcati a terra con colori differenti.
Scelgo di fare prima un tour panoramico con il bus rosso del sight-seeing, e poi una passeggiata nel centro di questa gradevole cittadina sulla costa occidentale della Spagna, affacciata sull’Oceano Atlantico.

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L’Atlantico: spiaggia di Cadiz

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Cadiz: Lungomare e Santa Maria del Mar

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Cadiz: las puertas de tierra

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Cadiz: las puertas de tierra (altra veduta)

Rimango molto attratta dal particolare gusto con cui sono esposte le merci nelle vetrine dei negozi, specie le pasticcerie e le bottiglierie, e pure le botteghe di frutta e verdura.

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Cadiz: dal fruttivendolo

Svicolo in viuzze laterali, dove trovo dei begli androni di case decorati con azulejos; è l’ora in cui le portinaie fan le pulizie, chiedo gentilmente con un gran sorriso se posso entrare per far qualche foto e in tutte le occasioni sono ben accolta.

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Cadiz: al di là dei percorsi turistici

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Cadiz: scorcio con aranci
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Cadiz: chiesa di gusto coloniale
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Cadiz: casa privata (androne)

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Cadiz: finestra con azulejos
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Cadiz: gusto per il colore ed arte sacra
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Cadiz: le confraternite religiose

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Cadiz: bicentenario della battaglia di Trafalgar
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Cadiz: porta verde (casa privata)

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Cadiz: cancello (residenza privata)

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Cadiz: decorazione di un androne (residenza privata)

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Cadiz: simmetrie
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Cadiz: il gusto per il colore (androne residenza privata)

Mi piace questa città, nonostante i segni della crisi siano sparsi ovunque tra cartelli di case in vendita da palesemente troppo tempo e botteghe desolatamente vuote, le persone son sorridenti e amichevoli.


Scatto qualche foto alla cattedrale e però non mi attrae il suo interno, preferisco proseguire alla ricerca di un piccolo supermercato dove acquistare alcuni generi da toilette che ho dimenticato a casa (al rientro in Italia, scoprirò che eran rimasti celati in fondo a uno dei bagagli, vabbè).

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Cadiz: la cattedrale (particolare)

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Cadiz: la cattedrale (veduta della facciata)
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Cadiz: la cattedrale (dettaglio delle decorazioni esterne)
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Cadiz: la cattedrale (il portone)

Fa piuttosto freddo, perciò, dopo aver incontrato una conoscenza di facebook (un’altra, non del gruppo già conosciuto in precedenza) e il suo consorte, e scambiato qualche battuta con loro, rientro alla nave.

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Costa Serena in porto a Cadiz

Sono in tempo per pranzare in modo molto gradevole al ristorante centrale; degno di menzione il nasello all’acqua pazza: così ben cucinato da farmi rivalutare seriamente un pesce che di solito non amo molto. Complimenti al cuoco! E complimenti pure ai camerieri, che riescono a gestire con un sorriso anche i clienti più difficili.


Piccolo riposino, un po’ di palestra, poi defatigamento e relax in area Samsara, prima di tornare in cabina per salutare il porto di Cadice, in perfetto orario come da programma. Aperitivo al bar Pantheon, ascoltando un po’ di musica dal vivo e poi cena in gradevole compagnia dei nuovi compagni di tavolo.
A proposito di cena, sovente durante questa crociera, circa alle 21,40 o poco dopo, abbiamo udito un forte rumore, simile al colpo di qualcosa che urta una parete o una porta pesante che sbatte, provenire da una zona sotto al lato sinistro a poppa della nave. Era ormai un appuntamento quasi costante delle nostre cene, sebbene non mi pare che lo abbiamo percepito proprio tutte le sere. Di certo, aveva un che di strano. Ancor più strano è ripensarci ora mentre ne scrivo, ma la Serena è gemella della Concordia e l’ora in cui sentivamo quel rumore è circa l’ora in cui avvenne l’incidente. Nessuno di noi ha collegato queste cose, e meglio così, dato che comunque, in un modo o nell’altro, il ricordo di quella nave così simile a questa su cui stiamo viaggiando, torna nei discorsi tra passeggeri almeno una volta al giorno, gettando un’ombra un po’ sinistra su qualcosa che invece è leggero e spensierato. D’altronde, è assai probabile che si trattasse semplicemente di un carrello dei piatti che veniva caricato in modo brusco su un montacarichi o ascensore di servizio.
Una pioggia umida e tiepida accompagna la navigazione verso il Marocco.


1 febbraio 2014 Casablanca


L’arrivo a Casablanca avviene praticamente di notte, poiché sono solo le 6 del mattino quando le luci giallognole del porto ci accolgono; perpendicolarmente a noi, a poca distanza, è ormeggiata la Costa Classica.
Ho scelto di fare l’escursione che porta alla moschea di Hassam II, purtroppo la partenza è prevista alle h.7,15: un orario davvero terribile, se si considera che non sono previsti lunghi percorsi fuori dalla città. Vabbè. Il clima è tutt’altro che gradevole, fa freddino e piove a tratti; il solo momento di schiarita con un po’ di sole arriva mentre siamo alla farmacia berbera per l’inevitabile non voluto shopping di prodotti locali. Vabbè…

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Palazzo Mohamed V

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Volo di piccioni e gabbiani in piazza a Casablanca (eran tantissimi!)

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Casablanca: Piazza del palazzo della Prefettura

Sebbene non fossi molto convinta dalla prima sosta della nostra escursione, ovvero la chiesa dedicata a nostra signora di Lourdes, devo ammettere che il gioco di vetrate decorative è molto molto pregevole ed interessante.

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Casablanca: Eglise Notre Dame de Lourdes (esterno)

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Eglise Notre Dame de Lourdes: vetrata decorativa (particolare)


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Eglise Notre Dame de Lourdes: vetrata decorativa (particolare)

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Eglise de Notre Dame de Lourdes: vetrate decorative della navata centrale

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Eglise Notre Dame de Lourdes: vetrata decorativa (particolare)

Ci dirigiamo poi alla farmacia berbera, ma dopo una buona mezz’ora di presentazione dei prodotti, esco, mi avvolgo nell’hijab appositamente portato per queste evenienze e mi avventuro presso un bar sotto i portici li’ vicino per un caffè. Sono il solo avventore di genere femminile nel locale e, sebbene il caffè sia ottimo, so perfettamente che non costa un euro come in Italia, ma non ho gran voglia di contrattare sul prezzo.

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Casablanca: un tenero incontro

Finalmente, ci dirigiamo verso il quartiere residenziale pregiato e poi alla moschea. Se il cielo fosse terso, certamente i mosaici che decorano l’esterno di questo luogo di culto musulmano risalterebbero meravigliosamente, ma pure così hanno il loro fascino.
E’ un luogo grandioso ed immenso, e pure la piazza antistante ha dimensioni davvero notevoli. Il tipico gusto arabo per le decorazioni astratte è esaltato al massimo livello, e sono deliziata dal susseguirsi di disegni e decorazioni nel legno del gineceo all’interno della Moschea. La guida è preparata e ci racconta dettagli costruttivi, quali il tetto semovente per regolare il grado di umidità interno della moschea, ed architettonici ed artistici.

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Casablanca: moschea Hassam II (il Minareto)

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Casablanca: Moschea Hassam II (vista d’insieme)

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Casablanca: moschea Hassam II (porticato)
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Casablanca: moschea Hassam II (vasca esterna per le abluzioni)
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Casablanca: moschea Hassam II (porticato e pavimento esterno decorato)
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Minareto della Moschea Hassam II: verticalità

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Moschea Hassam II (interno): dettaglio di una delle volte decorate, con lampadario
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Moschea Hassam II (interno): poderose colonne, ampi spazi, sontuose decorazioni

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Moschea Hassam II (interno): giochi di luce e decori traforati

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Moschea Hassam II (interno): particolare dell’area di preghiera riservata alle donne

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Moschea Hassam II (interno): particolare di un capitello e volte riccamente decorate

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Moschea Hassam II (interno): dettaglio di una volta decorata e lampadario
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Moschea Hassam II (sotterraneo): la sala delle fontane
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Moschea Hassam II (interno): dettaglio delle finissime decorazioni

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Moschea Hassam II (sotterranei): capitello decorato in calligrafia araba artistica nella sala delle fontane

Faccio moltissime foto, ma è davvero difficile cercare di non utilizzare il flash; qualcuna riesce, molte invece son di bassa qualità.
Scendiamo pure a visitare la sala delle fontane, attualmente spente per risparmio d’acqua ma ugualmente molto belle nelle forme, ed approfitto della gentilezza di un giovane papà di due simpaticissimi e sveglissimi bimbi per farmi immortalare in questa sala. Il problema del viaggiar soli è che difficilmente si riesce ad avere delle foto di se’ stessi, se non profittando un po’ della disponibilità altrui.

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Moschea Hassam II (sotterranei): in posa con l’hijab (indossato non benissimo, ma almeno l’intenzione c’era)

Risaliamo sul bus per dirigerci al palazzo del re, dove sosteremo davanti al portone destinato alle evenienze ufficiali; ricomincia a piovere e perciò torno sul bus, mentre altri più coraggiosi continuano per il mercato delle olive.
Il rientro in nave è perfetto per andare al ristorante e gustare un buon pranzetto in compagnia di una coppia di coniugi francesi di Montpellier, simpaticissimi e ciarlieri, li incontrerò ancora molte volte durante la crociera sempre sorridenti e così innamorati come se fossero ragazzini in gita.
Trascorro il pomeriggio tra palestra, sauna e lettura del giornale, e all’ora del tramonto vado su alla pista jogging per scattare qualche foto del tramonto che sta dipingendo d’oro e arancio le infrastrutture portuali.

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Casablanca: lo scenografico tramonto sulle infrastrutture portuali ripreso dal ponte jogging di Costa Serena

Prima di tornare in cabina a prepararmi per la cena, decido di passare al servizio escursioni per verificare alcune cose e subito davanti a me vi sono una coppia di signori francesi che vengono liquidati in modo molto secco dall’addetta che risponde loro in italiano di non sapere una parola di francese. E non cerca un collega che possa aiutarla a comprendere le richieste dei due signori, che si allontanano perplessi, un po’ mortificati e soprattutto delusi. Non mi capacito di come sia possibile un simile modo di fare, un modo così brusco non mi pare davvero consono alla tradizionale ospitalità Costa…
Questa sera colgo l’occasione per cenare al ristorante Samsara: si trova al ponte 3 subito prima dell’ingresso al ristorante Vesta ed è suddiviso in una sala sul lato destro ed una sul lato sinistro; segue un orario differente da quello dei ristoranti principali e non ha suddivisione su turni. Sono molto soddisfatta di questa scelta: sebbene le cameriere non parlino bene l’italiano, il maître dedicato, di origine indiana, è invece un valido poliglotta dai modi sopraffini come si confà al locale; la scelta delle vivande spazia dal menu specifico Samsara a quello disponibile pure presso i ristoranti Ceres e Vesta. Le portate sono ottime, salvo un piatto a base di tonno che viene immediatamente sostituito da una portata meglio riuscita. Il piatto meglio riuscito è certamente uno degli antipasti: una delicatissima, ma profumatissima insalata di polpo (tenerissimo) e patate all’aroma di arancia. Il livello di attenzione al servizio è davvero eccellente. Scoprirò solo quasi a fine crociera che è possibile acquistare un pacchetto piuttosto conveniente per i pasti presso questo ristorante. Il solo appunto che mi sento di fare è che era attrezzata l’area del ristorante dal lato della banchina portuale (ovvero, sul lato dritto), sarebbe forse stato più scenografico l’altro lato della nave, con i finestroni affacciati sul mare e sulla nave Costa ormeggiata da quel lato. Ma è davvero un dettaglio che non ha scalfito il piacere di questa cena.

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Costa Serena: il mio tavolo al ristorante Samsara, in attesa di ordinare la cena

Mentre ero a tavola, la nave ha lasciato lentamente il porto di Casablanca alla volta di Tangeri.


Terminata la cena mi sono recata presso il ristorante Ceres per raccontare, come promesso, ai miei compagni di tavolo l’avventura gastronomica appena vissuta e poi ci rechiamo tutti insieme al salone luna per il nostro consueto caffè e/o digestivo serale, arricchito da qualche chiacchiera e giusto un pizzico di pettegolezzo, ma senza esagerare.


... To be continued ...
 
Ci son tanti argomenti tecnici Vsat; prova vedere nell'apposita sezione. Alcuni, volendo, si possono sviluppare. Ciao.

Rodolfo, Rodolfo... ce ne sono moltissimi di argomenti tecnici, ed uno più interessante dell'altro :)

Ah, ho pure trovato un thread intero relativo ai mezzi di salvataggio collettivi, davvero interessante e con le foto che mostrano chiaramente la differenza tra i tender e le lance. Grazie!
 
Complimenti per il diario, interessante e dettagliato, forse questo itinerario sarà la mia prossima crociera! Sono curiosa di sapere come finirà con i cafoni
 
Diario ben scritto, dettagliato, ed a tratti decisamente simpatico. Foto molto belle ...come anche lo spirito che ti ha caratterizzato in alcuni momenti "difficili" della tua crociera. Ti seguo con piacere. Buon proseguimento.

Un saluto
 
Complimenti soprattutto per la parte descrittiva molto accurata. Quanto alle foto mi ha fatto molto piacere rivedere luoghi più volte visitati ma sempre interessanti, ho notato poi che entrambi abbiamo una particolare attrazione verso la spuma e le onde, insomma quel mare che la nave frange è sempre affascinante.
Cadice è una città molto andalusa e gradevole ma l'interno della cattedrale ha deluso anche me.
Conosco bene la nave perché mi ha traghettato in una transatlantica ma non ho mai sperimentato il ristorante SAMSARA quindi l'ho fatto ora virtualmente per tuo tramite. Grazie.
Un saluto.
Fan
P.S.
Le scarpe della tua foto mi raccontano di una viaggiatrice.
 
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