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Costa Deliziosa 21/11/2025-11/04/2026 Giro del Mondo.

Il Pacifico si e’ dimostrato “pacifico” e laggiu’ a circa 180 miglia nautiche si trova la nostra prossima meta che raggiungeremo domani (…oggi per chi ci leggera’! ): Papeete, nell’Isola di Tahiti che fa parte delle Isole della Societa’, uno dei cinque arcipelaghi che costituiscono la Polinesia Francese.

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Il mare si apre in una distesa di luce appena nata. La notte si ritira piano, lasciando sull’acqua l’ultimo respiro d’argento. Dal ponte della nave, Papeete si rivela come un miraggio che acquista corpo: prima solo un profilo scuro tra le montagne e il mare, poi un mosaico di colori che si accende con l’aurora. Le montagne di Tahiti si disegnano alle spalle della città come guardiane antiche, ancora velate da nubi rosate che la luce tinge di rame e d’ambra.

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L’aria profuma di pioggia lontana e di vaniglia, un aroma che sembra salire dal cuore dell’isola per accogliere chi, come noi, arriva dal mare. Le palme lungo la costa si piegano leggere, come in un gesto di benvenuto; le prime barche che ci sembrano antiche piroghe, scivolano sull’acqua immobile, e i gabbiani salutano il giorno con stridule voci che il vento disperde tra i riflessi dorati.

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A oriente, il sole inizia a spuntare dietro il cratere di Orohena. La luce si riflette sulla laguna turchese, disegnando traiettorie di fuoco e smeraldo.

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Papeete si anima lentamente: si ode lontano il canto del gallo; qualche voce e risate provenienti dalle vie che si stanno già animando o forse dal mercato appena aperto; è il ritmo quieto del mattino che inizia. È un momento sospeso, dove il mare e la terra si confondono, e Tahiti pare emergere non solo dalle placide acque del Pacifico, ma da un sogno antico che non vuole cedere il passo alla lucidità del risveglio.

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Quando la nave attracca, il sole è ormai alto e Papeete pulsa di vita. Il porto si riempie di voci e di animazione: gente che va, gente che viene.

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Dal porto verso il cuore della città, il tragitto è breve. Le vie del centro si svegliano come un grande mercato tropicale. I chioschi di parei, di abiti dai colori accesi e di collane di conchiglie riempiono i marciapiedi, eleganti negozi esibiscono nelle loro vetrine preziose perle nere tahitiane, mentre dalle pasticcerie si diffonde l’odore dolce dei croissant appena sfornati, eredità francese in questa terra polinesiana. Nei giardini di Bougainville, gli alberi fioriti offrono ombra ai passanti, e tra le bancarelle si sentono lingue che si intrecciano francese, tahitiano, inglese, e il canto musicale dei saluti e ringraziamenti locali: ‘Ia orana, Māuruuru.

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Più in là, il lungomare si apre come una passerella di luce. Il front de mer è un continuo viavai: donne con ampi cappelli di paglia intrecciati e cagnolini al guinzaglio passeggiano chiaccherando, ragazzi che, incuranti del caldo afoso, fanno jogging percorrendo veloci la promenade, coppie che si siedono sulle panchine guardando la baia e Moorea in lontananza, la cui sagoma azzurrina è sfumata dalla foschia.

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Le palme ondeggiano lente e i raggi del sole già caldo e implacabile, tremolano sull’acqua della laguna, dove le imbarcazioni lasciano scie d’argento.

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Il sole inizia a scendere sulla baia, lento come una torcia che si spegne. L’aria si addolcisce, il vento porta con sé l’eco delle ultime risate e i profumi delle roulottes di streetfood polinesiano che iniziano a offrire i loro prodotti sul molo.
Dal ponte della nave, Papeete appare avvolta in una luce dorata; le montagne retrostanti si tingono di un nero profondo mentre il cielo si infiamma, e le case lungo la costa sembrano galleggiare tra le ombre e i riflessi del mare.

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Il profilo di Tahiti si ritrae piano, come un volto che si perde nella memoria. La nave scivola verso il largo, lambendo l’ingresso della barriera corallina. Il mare diventa un velluto scuro, segnato da vene di rosso e d’oro; sopra, il cielo si spalanca in un arco di rame e porpora. Moorea si staglia all’orizzonte, ormai una silhouette celeste immersa tra le ultime nubi.

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Quando l’isola scompare nella notte, resta soltanto il battito regolare del mare contro la prua e il ricordo luminoso di Tahiti che - forse solo per un istante, forse per sempre - resta ancora con noi: impresso come una immagine abbagliante nei nostri occhi, scolpito gioiosamente nel nostro cuore, necessario come l'aria che respiriamo.

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L’isola di Raiatea appare all’orizzonte come un giardino sospeso tra cielo e mare, avvolta da una luce che sembra provenire direttamente dagli dei antichi di Havai‘i, il nome che i polinesiani le davano quando la consideravano la culla della loro civiltà.

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La grande laguna che la circonda, stringendola in un unico abbraccio con l'isola gemella Taha'a, è un mosaico di turchesi e smeraldi che circonda il profilo montuoso dell’entroterra, dove le nubi si impigliano alle creste e scendono a velare le foreste.

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Arrivando via mare, Raiatea rivela la sua anima più segreta. Le acque, trasparenti come vetro, riflettono coralli ramificati e pesci dai colori incredibili. Le onde si frangono pigre contro il molo di Uturoa, unica cittadina dell’isola, dove il profumo del pane appena sfornato si mescola a quello dell’oceano. Più in là, i mercati brulicano di madrepore, collane di conchiglie e perle dalle sfumature cangianti, raccolte nei motu che si stendono come perle slegate di una immensa e preziosa collana, lungo la barriera corallina.

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Le stradine di Uturoa sono un intreccio di case basse dai tetti rossi e botteghe di legno che vendono collane di perle, parei dai disegni floreali e piccole sculture in legno di tiare. Nei caffè affacciati sul porto, la gente si ferma a chiacchierare sorseggiando succhi di mango, e il tempo sembra dilatarsi come la luce del mezzogiorno che si frange sulla laguna.

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Dal piccolo porto, partono le imbarcazioni dirette a Taha’a, l’isola “gemella” di Raiatea, visibile all’orizzonte come un’ombra verde appena sfiorata dalla foschia.

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C’è in Uturoa una semplicità antica, una calma che parla di legami profondi tra l’uomo e il mare. Non è una città fatta per correre, ma per sostare — per ascoltare, osservare, e respirare il ritmo naturale della Polinesia.

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La navigazione nella laguna tra Raiatea e Taha’a è un autentico sogno ad occhi aperti, un lento scivolare sul liscio tappeto d’acqua che unisce le due isole sorelle in un abbraccio di turchese e smeraldo.

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Partendo dal porto di Uturoa, la nave solca lentamente acque calme, protette dalla barriera corallina che si stende come un guardiano lontano all’orizzonte.
A sinistra, il profilo verdeggiante di Raiatea si staglia con le sue montagneasovrastate da bianche nuvole torreggianti, mentre a destra emerge Taha’a, più discreta, con le sue baie profonde e i motu sparsi come frammenti di paradiso. Il sole filtra attraverso la superficie cristallina, rivelando giardini di coralli multicolori e banchi di pesci tropicali che guizzano via come lampi viventi.

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Man mano che la nave avanza, il tempo si dissolve: si passa accanto a isolotti di sabbia bianca dove palme inclinate sfiorano l’acqua, perfetti per una sosta improvvisata con maschera e boccaglio. L’aria è satura del profumo di vaniglia portata dal vento da Taha’a, e il leggero rollio invita a sdraiarsi sul ponte, rapiti dal canto delle onde contro lo scafo. È un viaggio di un paio d’ore, ma sembra eterno, un ponte liquido tra leggende polinesiane e silenzi oceanici, dove ogni sfumatura di blu sussurra storie di antichi navigatori.

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Poi, come tutte le cose belle, anche questa navigazione nella laguna tra le barriere coralline, finisce...

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Il pilota che ci ha assistito durante la navigazione lascia la nave.

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Noi siamo di nuovo in navigazione in mare aperto. Diretti verso Samoa. Ancora verso ovest, inseguendo un altro tramonto...

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Il 5 gennaio Costa Deliziosa ci ha portato in quello che molti ritengono sia il paradiso terrestre: la Polinesia Francese, in particolare a Papeete sull’isola di Tahiti, mentre il giorno dell’Epifania l’abbiamo trascorso visitando Uturoa, nell’ Isola di Raiatea. La parte poetica, meravigliosa ed intrigante, l’ha gia’ scritta Roberto…io non potrei certamente fare altrettanto e tantomeno meglio, quindi piu’ terra terra descrivero’ la nostra esperienza che ci ha portato in entrambe le isole a visitare la costa e parte dell’interno.
Papeete ha l’aspetto di una grande citta’, moltissimo traffico, ma in realta’ ha solo 27000 abitanti.
Non ha le caratteristiche spiagge bianche che si immaginano quando si fantastica su questi luoghi, ma solo spiagge di sabbia nera, vulcanica, ma non meno affascinanti.
Tahiti e’ un’isola verdissima, con una rigogliosa vegetazione e meravigliosi fiori e l’escursione che abbiamo fatto ci ha portato a scoprire luoghi incantevoli immersi in quella natura che caratterizza tutta l’isola.
L’itinerario si e’ sviluppato lungo la costa occidentale di Tahiti, caratterizzata da spiagge frequentate da ragazze e ragazzi impegnati a surfare, non piu’ o meno abilita’!
Un piccolo giro in citta’ fa da preludio al viaggio lungo la costa.
L’isola ci accoglie all’albeggiare con meravigliosi colori e sullo sfondo si staglia l’isola di Moorea.

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Al terminal la calda e floreale accoglienza delle suonatrici di ukulele. Il signore con il tamburo e’ un infiltrato della nave!😊

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Il clima natalizio continua…qui siamo alla Carrefour Fa’a.

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La pomposamente chiamata Cattedrale di Notre Dame de Papeete.

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