Il tempio più grande d'Etruria
Intorno al 400-390 a.C. fu costruito sul pianoro della Civita a Tarquinia il più grande tempio d'Etruria conosciuto fin dal 1800 con la denominazione di "Ara della Regina".

L'edificio ha incorporata due templi arcaici, del 570 e del 530 a.C., Individuati negli scavi dell'Università di Milano, che opera nel sito dal 1982. Il tempio, rivolto ad Est-Sudest, sorge su di un alto podio, lungo 71 e larga 32 metri circa, edificato sulla quota più alta del colle con un grande terrapieno. Era ben visibile da lontano e presentava una vasta terrazza sulla fronte, interratta da una scenografica scalinata, con una rampa centrale che portava all'ingresso.
La planta ricalca quella del tempio cosiddetto tusconico, cioè etrusco-italico, descritto da Vitruvio nel De Architectura (fine I sec. o.C.), con una cella preceduta da un pronao con 4 colonne, di cui restano frammenti delle basi modanate e dei capitelli di stile ionico-italico. La cella era pol fiancheggiata da due corridoi aperti sul fronte. Il tetto in legno era rivestito da terracotte architettoniche che avevano anche una funzione decorativa, essendo policrome e decorate in rilievo; il frontone non era chiuso come nei templi greci, bensi di tipo aperto e dal momento che i cavalli alati furano trovati in corrispondenza dell'angolo sinistro della fronte del tempio, si ritiene che decorassero la testata del trave di sinistra.
Recentemente è stata proposta anche un'ipotesi di collocazione dell'altorilievo con i cavalli alati in corrispondenza della testata del trave centrale di colma dal tetto .

I volti degli dei
Non esistano dati certi in merito all'identificazione della o delle divinità a cui era dedicato il luogo di culto, però alcuni ritrovamenti hanno portato gli studiosi ad enunciare varie ipotesi.
Durante i primi scavi, condotti nel 1938, si è rinvenuta una basetta con un'iscrizione latina (I sec. d.C.) con dedica alla lustitia Augusta, probabilmente titolare del culto in età romana.
Tra i votivi recuperati nel 1938 è notevole pai la presenza di una verga bronzea con dedica ad Artumes (Artemis - Diana) e di una punta di lancia bronzea rivestita in lamina d'oro, attributo che ban connota la dea cacciatrice.
Si registra inoltre una dedica messa in luce nell'area della città antica, fuori contesto, con dedica a Selvans (Silvanus) divinità delle selve ed a Suri assimilabile ad Apollo, fratello di Artemide ed a lei spesso affiancata nel culto.
Un'altra ipotesi è incentrata sul presupposto che la decorazione frontanale dovesse ricollegarsi alle origini mitiche della città, per cui il personaggio sul carro potrebbe essere Ercole (Hercle), che ritorna all'Olimpo sul carro in modo trionfale; in alcuni specchi l'eroe è raffigurato mentre presenta a Minerva (Menerva) e Afrodite (Turan) il divino Tagete: il fanciullo nato vecchio da un solco tracciato proprio in questo luogo, che rivelò a Tarconte le norme che regolano i rapporti tra gli dei e gli uomini (etrusca disciplina). In altre raffigurazioni invece l'apoteosi dell'eroe è collegata allo spegnimento della sua pira da parte delle figlie di Atlante, che accorrono con dei vasi colmi d'acqua. A tale proposito, sempre dalla campagna di scavo del 1938 proviene un frammento di lastra ad altorilievo che rappresenta un vaso per liquidi.
Nell' altra sala , un altro ritrovamento particolare....anch'esso trovato non in perfetta forma, letteralmente a pezzi di cui ancora si sta procedendo al recupero..... è un cantiere aperto questo museo....


Oggetti ancora da recuperare appartenenti alla scultura.
Di che si tratta?....la rappresentazione del culto di Mitra... un' antica divinità orientale che anticamente si è diffusa anche da noi.
Le origini del mitraismo
Il viaggio di Mitra comincia tremila anni fa nel sud dell'Asia e il suo mito attraverserà lo spazio e il tempo, giungendo fino a noi attraverso l'Impero Romano.
Il culto sopravvive alla riforma di Zoroastro (regno Achemenide): in origine Mazda è la divinità primaria, creatrice del cielo e della terra, mentre nella nuova religione Ahura Mazda è affiancato da sette immortali, tra i quali Mitra, che assume il compito di ordinare stelle, pianeti e costellazioni.
In epoca ellenistica Mitra diventa mediatore tra l'uomo e il divino; è il signore della luce celeste, amico del Sole cui stringe la mano, gesto che tra i devoti assume un significato profondo, di rispetto e impegno. L'associazione tra astro e divinità è talmente forte da fondere le due figure: Mitra viene assimilato al Sole e assume l'appellativo di Sol Invictus.
L'associazione col toro è nota già dai Veda. La tauroctonia, tra le imprese del Dio, è la più rappresentata: Mitra abbigliato con vesti persiane sovrasta un toro; con una mano gli tiene la testa, mentre con l'altra affonda la spada nelle carni.
Suggestivi i riferimenti astrologici e astronomici: Mitra rappresenterebbe Perseo, il toro la costellazione omonima, mentre cane, serpente e scorpione identificherebbero rispettivamente quelle del Cane Minore, dell'Idra e dello Scorpione.
Il sacrificio simboleggia la salvezza dell'uomo che trae beneficio e vita dal seme e dal sangue dell'animale.
Il culto di Mitra nel mondo romano
Dopo Alessandro Magno nei regni ellenistici il culto di Mitra assume un carattere misterico ed iniziatico.
Mitra diviene protettore della dinastia del Regno del Ponto, tanto che i suoi esponenti adottano il nome dinastico di Mitridate.
Durante le guerre tra Roma e il Ponto, i legionari conoscono il culto.
Da questo e dagli altri contatti con le popolazioni dell'Asia Minore, ma anche con presenza nei ranghi di soldati asiatici, il mitraismo si diffonde, a partire dal I sec, a Roma.
II culto mostra caratteri guerreschi, nel mito e nei simboli, ed è riservato agli uomini.
L'iniziato intraprende un percorso di crescita spirituale con sette gradi di iniziazione e prove da superare.
Ogni grado è rappresentato da una figura emblematica di un animale o di un personaggio con attributi simbolici correlati a un pianeta.
Luogo prescelto per il culto è un ambiente ipogeo a pianta rettangolare con banchine sui lati (mitreo), o una grotta . Al suo interno si svolge l'agape, il banchetto rituale.
Sulla parete di fondo la rappresentazione del dio nell'atto di uccidere un toro. Sulla volta, il firmamento.
A Roma, nel Lazio, in Campania e in molte province imperiali sorsero numerosi mitrei. Alcuni di essi hanno restituito considerevoli testimonianze iconografiche ed epigrafiche, che forniscono informazioni sui caratteri del culto.
II mitraismo venne seguito da molti imperatori e, a partire dall'età di Commodo, si diffuse in ogni classe sociale, per raggiungere il culmine nel III secolo. Con Teodosio, alla fine del IV secolo, il Cristianesimo diviene religione ufficiale, decretando la fine dei culti pagani.

Con quest'ultima immagine in uscita da palazzo Vitelleschi,si conclude qui il viaggio attraverso l'oltretomba di questo ancora misterioso popolo....spero di non avervi annoiato con le spiegazioni, avrei potuto mettere solo immagini ma credo che solo con esse non si riesca ad addentrarsi bene in questa civiltà...poi, io sono fatta così e cosi mi dovete sopportare
Ci sta giusto il tempo di un gelato, la giornata un po' strana si è aperta notevolmente, fa caldo ed è piacevole attendere il bus che ci riporterà a destinazione a Civitavecchia.
Siamo completamente soddisfatti della nostra giornata e abbiamo tempo per una passeggiata in città prima di fare rientro in nave. Oggi ci sarà ulteriore imbarchi a Civitavecchia, oramai Toscana, dopo la breve esperienza di Sanremo e la nostra mini, è pronta ad accogliere gli ospiti per il suo nuovo giro estivo nel Mediterraneo.
Largo della Pace, bus navetta e gli ultimi controlli al terminal....veramente gli ultimi, domani scenderemo definitivamente.
Intorno al 400-390 a.C. fu costruito sul pianoro della Civita a Tarquinia il più grande tempio d'Etruria conosciuto fin dal 1800 con la denominazione di "Ara della Regina".

L'edificio ha incorporata due templi arcaici, del 570 e del 530 a.C., Individuati negli scavi dell'Università di Milano, che opera nel sito dal 1982. Il tempio, rivolto ad Est-Sudest, sorge su di un alto podio, lungo 71 e larga 32 metri circa, edificato sulla quota più alta del colle con un grande terrapieno. Era ben visibile da lontano e presentava una vasta terrazza sulla fronte, interratta da una scenografica scalinata, con una rampa centrale che portava all'ingresso.
La planta ricalca quella del tempio cosiddetto tusconico, cioè etrusco-italico, descritto da Vitruvio nel De Architectura (fine I sec. o.C.), con una cella preceduta da un pronao con 4 colonne, di cui restano frammenti delle basi modanate e dei capitelli di stile ionico-italico. La cella era pol fiancheggiata da due corridoi aperti sul fronte. Il tetto in legno era rivestito da terracotte architettoniche che avevano anche una funzione decorativa, essendo policrome e decorate in rilievo; il frontone non era chiuso come nei templi greci, bensi di tipo aperto e dal momento che i cavalli alati furano trovati in corrispondenza dell'angolo sinistro della fronte del tempio, si ritiene che decorassero la testata del trave di sinistra.
Recentemente è stata proposta anche un'ipotesi di collocazione dell'altorilievo con i cavalli alati in corrispondenza della testata del trave centrale di colma dal tetto .

I volti degli dei
Non esistano dati certi in merito all'identificazione della o delle divinità a cui era dedicato il luogo di culto, però alcuni ritrovamenti hanno portato gli studiosi ad enunciare varie ipotesi.
Durante i primi scavi, condotti nel 1938, si è rinvenuta una basetta con un'iscrizione latina (I sec. d.C.) con dedica alla lustitia Augusta, probabilmente titolare del culto in età romana.
Tra i votivi recuperati nel 1938 è notevole pai la presenza di una verga bronzea con dedica ad Artumes (Artemis - Diana) e di una punta di lancia bronzea rivestita in lamina d'oro, attributo che ban connota la dea cacciatrice.
Si registra inoltre una dedica messa in luce nell'area della città antica, fuori contesto, con dedica a Selvans (Silvanus) divinità delle selve ed a Suri assimilabile ad Apollo, fratello di Artemide ed a lei spesso affiancata nel culto.
Un'altra ipotesi è incentrata sul presupposto che la decorazione frontanale dovesse ricollegarsi alle origini mitiche della città, per cui il personaggio sul carro potrebbe essere Ercole (Hercle), che ritorna all'Olimpo sul carro in modo trionfale; in alcuni specchi l'eroe è raffigurato mentre presenta a Minerva (Menerva) e Afrodite (Turan) il divino Tagete: il fanciullo nato vecchio da un solco tracciato proprio in questo luogo, che rivelò a Tarconte le norme che regolano i rapporti tra gli dei e gli uomini (etrusca disciplina). In altre raffigurazioni invece l'apoteosi dell'eroe è collegata allo spegnimento della sua pira da parte delle figlie di Atlante, che accorrono con dei vasi colmi d'acqua. A tale proposito, sempre dalla campagna di scavo del 1938 proviene un frammento di lastra ad altorilievo che rappresenta un vaso per liquidi.
Nell' altra sala , un altro ritrovamento particolare....anch'esso trovato non in perfetta forma, letteralmente a pezzi di cui ancora si sta procedendo al recupero..... è un cantiere aperto questo museo....


Oggetti ancora da recuperare appartenenti alla scultura.
Di che si tratta?....la rappresentazione del culto di Mitra... un' antica divinità orientale che anticamente si è diffusa anche da noi.
Le origini del mitraismo
Il viaggio di Mitra comincia tremila anni fa nel sud dell'Asia e il suo mito attraverserà lo spazio e il tempo, giungendo fino a noi attraverso l'Impero Romano.
Il culto sopravvive alla riforma di Zoroastro (regno Achemenide): in origine Mazda è la divinità primaria, creatrice del cielo e della terra, mentre nella nuova religione Ahura Mazda è affiancato da sette immortali, tra i quali Mitra, che assume il compito di ordinare stelle, pianeti e costellazioni.
In epoca ellenistica Mitra diventa mediatore tra l'uomo e il divino; è il signore della luce celeste, amico del Sole cui stringe la mano, gesto che tra i devoti assume un significato profondo, di rispetto e impegno. L'associazione tra astro e divinità è talmente forte da fondere le due figure: Mitra viene assimilato al Sole e assume l'appellativo di Sol Invictus.
L'associazione col toro è nota già dai Veda. La tauroctonia, tra le imprese del Dio, è la più rappresentata: Mitra abbigliato con vesti persiane sovrasta un toro; con una mano gli tiene la testa, mentre con l'altra affonda la spada nelle carni.
Suggestivi i riferimenti astrologici e astronomici: Mitra rappresenterebbe Perseo, il toro la costellazione omonima, mentre cane, serpente e scorpione identificherebbero rispettivamente quelle del Cane Minore, dell'Idra e dello Scorpione.
Il sacrificio simboleggia la salvezza dell'uomo che trae beneficio e vita dal seme e dal sangue dell'animale.
Il culto di Mitra nel mondo romano
Dopo Alessandro Magno nei regni ellenistici il culto di Mitra assume un carattere misterico ed iniziatico.
Mitra diviene protettore della dinastia del Regno del Ponto, tanto che i suoi esponenti adottano il nome dinastico di Mitridate.
Durante le guerre tra Roma e il Ponto, i legionari conoscono il culto.
Da questo e dagli altri contatti con le popolazioni dell'Asia Minore, ma anche con presenza nei ranghi di soldati asiatici, il mitraismo si diffonde, a partire dal I sec, a Roma.
II culto mostra caratteri guerreschi, nel mito e nei simboli, ed è riservato agli uomini.
L'iniziato intraprende un percorso di crescita spirituale con sette gradi di iniziazione e prove da superare.
Ogni grado è rappresentato da una figura emblematica di un animale o di un personaggio con attributi simbolici correlati a un pianeta.
Luogo prescelto per il culto è un ambiente ipogeo a pianta rettangolare con banchine sui lati (mitreo), o una grotta . Al suo interno si svolge l'agape, il banchetto rituale.
Sulla parete di fondo la rappresentazione del dio nell'atto di uccidere un toro. Sulla volta, il firmamento.
A Roma, nel Lazio, in Campania e in molte province imperiali sorsero numerosi mitrei. Alcuni di essi hanno restituito considerevoli testimonianze iconografiche ed epigrafiche, che forniscono informazioni sui caratteri del culto.
II mitraismo venne seguito da molti imperatori e, a partire dall'età di Commodo, si diffuse in ogni classe sociale, per raggiungere il culmine nel III secolo. Con Teodosio, alla fine del IV secolo, il Cristianesimo diviene religione ufficiale, decretando la fine dei culti pagani.

Con quest'ultima immagine in uscita da palazzo Vitelleschi,si conclude qui il viaggio attraverso l'oltretomba di questo ancora misterioso popolo....spero di non avervi annoiato con le spiegazioni, avrei potuto mettere solo immagini ma credo che solo con esse non si riesca ad addentrarsi bene in questa civiltà...poi, io sono fatta così e cosi mi dovete sopportare

Ci sta giusto il tempo di un gelato, la giornata un po' strana si è aperta notevolmente, fa caldo ed è piacevole attendere il bus che ci riporterà a destinazione a Civitavecchia.
Siamo completamente soddisfatti della nostra giornata e abbiamo tempo per una passeggiata in città prima di fare rientro in nave. Oggi ci sarà ulteriore imbarchi a Civitavecchia, oramai Toscana, dopo la breve esperienza di Sanremo e la nostra mini, è pronta ad accogliere gli ospiti per il suo nuovo giro estivo nel Mediterraneo.
Largo della Pace, bus navetta e gli ultimi controlli al terminal....veramente gli ultimi, domani scenderemo definitivamente.







