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GROSSETO 28 gennaio 2014 18:35
Stop all’inglese al processo Costa Concordia, si invita a riportare tutto in italiano
Il processo Costa Concordia al Teatro Moderno di Grosseto ‘Fleet crisis coordinator’ cioè Fcc, oppure ‘Designated person ashore’, ossia Dpa? Capo dell’unità di crisi o funzionario di collegamento tra le navi in mare e il top management della Costa Crociere a terra?
Tra le pieghe del processo sul naufragio della Costa Concordia entra a gamba tesa un gergo inglese che rischia di confondere le idee. E oggi, in udienza, il pm Alessandro Leopizzi, l’ha fatto notare, richiamando i testi a esplicare correttamente le diciture aziendali in inglese e a sciogliere gli acronimi, quindi a riportare tutto all’italiano, la lingua del processo. Non problema di forma, ma di sostanza: lo stesso pm ha chiesto che per ciascuna denominazione si spieghino ruoli e mansioni.
Per chiarezza. Anche perchè intanto, dal naufragio del Giglio ad ora, molti protagonisti di quella sera hanno cambiato funzioni all’interno della compagnia di navigazione. E il caos è facile nell’inquadrare persone e vicende. Ecco allora che l’avvocato interno di Costa Crociere, Cristina Porcelli, (legal officer) la dirigente che andò a cercare al Giglio Francesco Schettino la mattina del 14 gennaio 2012, dopo il naufragio, oggi si definisce ‘Corporate Ethics and Compliance Director’, responsabile di procedure e verifiche aziendali.
La legale è la donna bionda vista con Schettino sull’isola il mattino dopo il disastro, peraltro da non confondere con l’altra donna vicina a Schettino a bordo, la moldava Domnica Cemortan.
Un altro teste Paolo Mattesi – colui che dalla capitaneria di porto di Livorno chiamò nella notte Schettino dicendogli che ormai non c’era più bisogno che risalisse a bordo -, da direttore della safety della flotta, cioè della sicurezza delle navi e delle persone a bordo (e non della security, che è la sicurezza dei ‘body guard’, e anche delle forze di polizia) è oggi diventato ‘incident investigation and root cause analysis director’, cioè analista di incidenti navali.
E dal racconto di Porcelli si scopre che la sera del naufragio il vero Fcc sarebbe stato il vice presidente esecutivo Manfred Ursprunger, ma per motivi di turno la sala crisi era presieduta da Roberto Ferrarini, capo Dpa all’epoca e successivamente anche Fcc. Uomini (e donne) e denominazioni frullati in una girandola che non risparmia neppure le funzioni aziendali.
Al punto che, sempre a sentire i testimoni, si scopre che oggi a Genova la Costa non ha più un’unità di crisi, cioè non la chiamano più così, ma c’è il ‘fleet operations center’, il centro operazioni della flotta, che sarebbe stato allestito da un ex uomo della protezione civile ingaggiato apposta.
Addirittura gli itinerari delle navi sono tracciati costantemente dai satelliti, e se vanno fuori rotta – come fece la Concordia tra Civitavecchia e Savona – scattano allarmi. Una ‘situation room’ che avrebbe scacciato l’inquietante parola ‘crisi’ dal lessico aziendale. Ma chissà se aiuta a scacciare anche la confusione. Fonte: ANSA