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Leggende sui Mari

mariaefiglio

Active member
oltre a tutte ste tragedie non è che voi lupi di mare ci vogliate raccontare pure qualche leggenda- storia legata alle navi, al mare,navi fantasma, viaggi marini e cosi via?
e se questo non è il post corretto , pensateci voi dove sta meglio, poi io vi leggo
 

Rodolfo

Super Moderatore
Re: leggende

Re: leggende

Appunto, leggende: le navi fantasma non esistono, non sono mai esistite e mai esisteranno. Sono solo frutto della fantasia di creduloni, gli stessi che poi si indebitano con maghi, guaritori o con personaggi come Vanna Marchi & Co. Questo, naturalmente, è il mio punto di vista.
 

mariaefiglio

Active member
Re: leggende

Re: leggende

no, quelle lasciamole fuori cosi come i maghi e gli stregoni ma le storie di mare ci sono sempre state e sempre ci saranno
come Scilla e Cariddi e come Colapesce e FataMorgana, fanno parte della nostra storia e del nostro folclore, non si devono dimenticare anche queste cose fanno parte della nostra italianità e chissà quante storie ci sono nel mondo legate al mare, leggende appunto da sentire raccontare e da raccontare
 

pmanlio

Active member
Re: leggende

Re: leggende

Le storie di mare, reali o fantasiose, spesso rivelano la cultura del tempo che la ha generate..

Salutoni
Manlio
 

pmanlio

Active member
Re: leggende

Re: leggende

Se si vuole parlare di leggende occorre fissare il significato di questa parola..
L'Odissea è un racconto, una storia, una leggenda, un poema, un mito fondatore?

Dico questo perchè molte storie ai confini dell'incredibile sono poi state indagate dagli archeologi per tirare fuori sorprendenti verità o preziose informazioni, inoltre non possiamo inquadrare queste storie con la stessa visione..
Una cosa è il viaggio di Giasone e degli Argonauti, un'altra il periplo di Annone: l'una è una sintesi di molte esperienze ed una storia romanzata, ma che ha alla base delle verità storiche, la seconda è la verità punto e basta.. ma è passata anche essa per leggenda..

Poi ci sono le leggende tipo spettri di marinai, navi fantasma sirene ecc. (su cui ho poca dimestichezza), queste appartengono ad un tempo in cui la mente si popolava di mostri per spiegare in modo quasi soprannaturale certi eventi ed anche per 'colorare' le proprie (giustificatissime) paure..
Anche queste sono antichissime, ne ho sentite alcune Egizie, poi si è giunti al medioevo, ma la base è molto antecedente..

Alcune storie invece riferiscono fatti reali ma li annacquano per nascondere dei segreti: la lunga tempesta di quindici giorni alla fine della quale mi ritrovo in una terra sconosciuta è un modo per nascondere la rotta seguita..


Quindi c'è un mondo, da dove si parte?

Salutoni
Manlio
 

ro56

New member
Re: leggende

Re: leggende

Grazie pmanlio, mi piaci moltissimo, sia come persona che come scrivi, uno come te non è certamente comune!!!Complimenti .Ro
 
T

tano

Guest
Re: leggende

Re: leggende

E il Titanic......non pensate che in tanti racconti, c´é molto di leggenda.

Un saluto.
 

Tempesta

New member
Re: leggende

Re: leggende

Qualche giorno fa c'è stata una puntata di Voyager dove si parlava della nave da crociera Queen Mary che durante la 2°GM fu dirottata al trasporto di soldati e dei civili che andavano oltreoceano.Parlavano di alcuni "avvistamenti" all'interno dei corridoi della nave.
 
T

tano

Guest
Re: leggende

Re: leggende

mmmmmmmmmmmm...quello che ricordo che ha speronato un incrociatore, il Curacao, e ci furono piú di trecento morti.

Un saluto.
 

EMANUELE

New member
Re: leggende

Re: leggende

le leggende fanno parte della nostra vita , guai se non ci fossero ..

Tutto quello che appartiene al mistero attrae e affascina un po' tutti paurosi e non , perche' mai si e' aperto questo argomento , perche' mai siamo qui a scrivere su questo argomento , perche' siamo curiosi di scoprire , leggiamo ascoltiamo e forse vorremmo vedere , io nella mia vita sin ad ora non ho mai avuto di queste certezze , tutte le citta' hanno una leggenda una storiella vera o falsa che sia , i castelli poi sono pieni di fantasie e noi li visitiamo con quel piccolo tremolio di azzeccare un briciolo di fantasma , immaginate se andremo con una nave sopra il relitto del titanic , credo che ognuno di noi cominciera' a fantasticare a sentire e vedere cose strane anche se ci troviamo in mare aperto , e la suggestione che ci porta a questo , in una vacanza in egitto entrammo nella tomba di tutankamon , una piccola tomba , la guida ci disse che lui non entrava e ci aspettava fuori , pero' lo disse con un'aria di rispetto nei confronti di quel luogo sacro inniettando quel mistero mistico alle leggende , tutto spettacolo per rendere la minestra appetitosa , entrammo , uno di noi si ruzzolo' scendendo le scale e scese tra noi la classica risata della buffa caduta , quando ad un tratto le luci cominciarono a tremolare fortemente , uscimmo fuori immediatamente :mrgreen: , son convinto che non era nulla di particolare quel tremolio , ma le forti leggende ti fanno pensare siamo sempre affascinati del mistero anche quando non ci crediamo.
 

pmanlio

Active member
Re: leggende

Re: leggende

Avevo scritto un lungo post che conteneva i ringraziamenti (sentititissimi) a Ro, ed anche un accenno alla storia di Wenamon, sacerdote egizio (12° secolo avanti Cristo) protagonista di una storia (reale o inventata) di mare bellissima..

Ma ho fatto un piccole errore e.. il tutto è andato via!!

Vi metto almeno due riferimenti per Wenamon, il libro di Lionel Casson 'Navi e Marinai dell'antichità', che è un testo bellissimo e contiene una serie di chicche eccezionali, ed il sito, in Inglese, che rende almeno l'idea della storia:

http://everything2.com/index.pl?node_id ... tnode_id=0

Generalmente si parla di un 'poema' di Wenamon nel raccontare la sua storia, ma in realtà si tratta di uno spaccato, credibilissimo, di vita di allora, dove gli dei guardano e gli uomini, ed anche i loro soldi, fanno..
E' una bella storia di mare ed un affresco vivissimo di un'epoca lontana eppure vicinissima per certi versi..

Mi dispiace per aver cancellato il commento..

Salutoni (in particolare a Ro, che apprezzo di mio e che ho apprezzato molto per le sue parole!!)

Manlio
 

ro56

New member
Re: leggende

Re: leggende

Grazie pmanlio, mi fa piacere che la cosa sia reciproca, un caro saluto Ro. :D
 

pmanlio

Active member
Re: leggende

Re: leggende

EMANUELE ha detto:
le leggende fanno parte della nostra vita , guai se non ci fossero ..

Emanuele, quoto tutto!!
Ed a questo aggiungo quello che ho scritto prima, a parte il fascino per noi i miti hanno un ruolo importante nella storia della società..
Pensiamo che oggi si ricorre a miti palesemente falsi (da Star Trek a Rambo) eppure non ci si rinuncia..

Un saluto velocissimo!!

Manlio
 

pmanlio

Active member
Re: leggende

Re: leggende

Hola.. è passato qualche giorno..
Interessa l'argomento leggende?
Se si (ma non alla Serbet con i suoi pensieri e parole, magari trovando i riferimenti su google, altrimenti è caccia allo scanner!! :p ) si può andare avanti..
Datemi un segno..

Salutoni
Manlio
 

Simonone_e30

New member
Re: leggende

Re: leggende

tano ha detto:
E il Titanic......non pensate che in tanti racconti, c´é molto di leggenda.

Un saluto.

riguardo al titanic avevo letto un intero libro in cui si ipotizzava che non fosse il vero titanic quello affondato, ma la nave gemella (olimpic?), affondata per truffare l'assicurazione (se non ricordo male)
 

pmanlio

Active member
Re: leggende

Re: leggende

La storia che vi segnalo è stata considerata leggenda per secoli, per poi accorgersi che era credibilissima, anzi pura realtà..
Fu segnalata da Erodoto e considerata allora incredibile, narra di viaggiatori Fenici che circumnavigarono l'Africa..
Dato che i Fenici erano grandi marinai su di essi venivano raccontate le cose più incredibili, naturalmente erano verosimili quelle che parlavano di interventi di Dei o di mostri marini, molto meno quelle che parlavano di animali simili a uomini (scimmie, gorilla), uomini nerissimi con lunghe lance, uomini piccoli come bambini (Pigmei) ecc.
Mentre veniva accettata tranquillamente la descrizione della traversata di Annone e le rotte inglesi:

http://www.rottadeifenici.it/index.php? ... Itemid=198

Avvenute in un tempo in cui queste cose erano pensabili e ben documentate, di questa storia molto antecedente, narrata da Erodoto, si pensava fosse solo fantasia:

La loro prima e più grande impresa avvenne nel 600 a.C. circa. Sotto il regno di Wahemibra Nekau, sesto sovrano della XXVI dinastia egizia. Neco, che progettava di unire il Nilo col Mar Rosso creando così un passaggio fra i due mari, si valse di marinai fenici per effettuare la circumnavigazione dell'Africa. Narra Erodoto che la spedizione, partita dal Mar Rosso, navigò nel Mare Australe, ossia l'Oceano Indiano, fermandosi a terra ogni volta che giungeva l'autunno per seminare e attendere la mietitura, dopo di che riprendeva il viaggio. Trascorsero così due anni, e nel terzo i navigatori, attraverso le colonne d'Ercole, rientrarono nel Mediterraneo e tornarono in Egitto raccontando cose incredibili come quella che, a un certo punto della navigazione, il sole sorgeva alla loro destra. Notizia questa che sembra confermare la realtà del viaggio perché le navi, doppiato il Capo di Buona Speranza e risalendo verso nord, dovettero effettivamente avere alla loro destra l'oriente, che fino ad allora avevano avuto a sinistra. Ciò per il tempo, e per i mezzi dell' epoca, praticamente impensabile.

Ormai è praticamente assodato che ogni virgola della leggenda corrisponde a realtà..

Salutoni
Manlio
 

ro56

New member
Re: leggende

Re: leggende

Che bello quel sito Manlio!!!! Lo consulterò spesso, però certo che per quei tempi ed i loro mezzi erano viaggi incredibili, ma tanto avevano tempo, dedicavano tutta la loro vita ad un'impresa del genere.
Ma il loro passaggio dalle isole Canarie, non viene mai citato, o vi è qualche traccia? So che a Las Palmas c'è un bellissimo museo archeologico, avevano anche tentato di fare di una rivisitazione di un villaggio aborigeno, una attrazione turistica, io ci sono stata, ma dopo pochi anni lo hanno chiuso. Mi interesserebbero notizie sull'eventuale passaggio da queste isole. Un saluto Ro.
 

pmanlio

Active member
Re: leggende

Re: leggende

Nel sacro testo che ho nominato qualcosa si diceva, ma poco..

Comunque ci sono stati di questo sono sicuro..

Veniamo al loro viaggio più incredibile? Quale può essere? Naturalmente, con la storia della grande tempesta a coprire la realtà di una spedizione organizzata che avrebbero potuto effettivamente compiere, può essere uno solo..
Visto che un popolo ha idea che la Terra è una sfera, che ne sai che navigando verso Ovest?

Vi riporto, dal bellissimo sito http://cronologia.leonardo.it un equilibrato commento al Testo di Paraibo (Brasile):

Il ritrovamento del primo documento della storia fenicia ha qualcosa di avventuroso e comincia
nel 1872.

Sembra che l'America sia stata scoperta 1000 anni prima dei Vichinghi, 2000
anni prima di Cristoforo Colombo.

Della stessa scrittura fenicia, nulla sapevamo fino a un secolo fa.

« Noi siamo figli di Canaan, veniamo da Sidone, la città del
re. Il commercio ci ha gettati su questo lido remoto, in una terra di montagne.
Abbiamo sacrificato un giovane agli dei e alle dee, nel diciannovesimo anno
di Hiram, nostro potente sovrano. Partiti da Ezion-geber nel Mar Rosso, abbiamo
viaggiato con dieci navi. Siamo rimasti assieme per due anni attorno alla
terra di Cam (Africa), ma la tempesta ci ha separato dai nostri compagni.
Così siamo arrivati qui, dodici uomini e tre donne, su una spiaggia
che io, capitano, governo. Che gli dei e le dee possano benevolmente soccorrerci
».
Queste parole sono raccolte su di una tavola di pietra: duecento e quarantasei caratteri
fenici, oggi facilmente comprensibili e traducibili. Ma ciò che dà
importanza a questo documento, e che ha fatto discutere gli esperti di tutto
il mondo, è una circostanza eccezionale: l'incisione è stata
ritrovata in Brasile!

Si può quindi dedurre che i Fenici giunsero per primi in America, prima
ancora non solo di Colombo, ma anche dei Vichinghi?

La deduzione è però contrastata da molti autorevoli studiosi,
che negano con argomenti degni del massimo interesse e rispetto l'autenticità
del documento fenicio, ritenendolo un'abilissima prova di falsificazione,
dovuta ad un esperto di cose fenicie. Ma vi sono pure autorevoli studiosi
che ritengono autentica e veritiera l'incisione.

Cercheremo ora rapidamente di far comprendere ai nostri lettori i termini
della questione, che sfumano spesso in caratteri degni d'un racconto giallo:
non si tratta infatti d'una questione erudita, ma di una discussione di grande
importanza per giungere diritto allo scopo di questo nostro capitolo: illustrare
le caratteristiche della vita e della civiltà dei Fenici. L'iscrizione
fenicia ha avuto certamente il merito di far riaccendere l'interesse non soltanto
degli specialisti e degli studiosi, ma un po' di tutti, su di un popolo e
su di una civiltà che per lungo tempo esercitarono il predominio indiscusso
sui mari.

IL "TESTO DI PARAIBO"
Dicevamo che la storia dell'iscrizione fenicia è essa stessa avventurosa: comincia
nel 1872 ed il primo protagonista è uno schiavo d'una piantagione del
Nord Est del Brasile; è lui a trovare questa pietra che porta strani
segni sulla sua superficie levigata con cura. Incuriosito la porta al figlio
del padrone, che con sensibilità certo rara, provvede a trascrivere
con grande scrupolo quei segni misteriosi e poi spedisce la copia della trascrizione
al Museo Nazionale di Rio de Janeiro. A questo punto inizia la seconda fase
della storia di quello che intanto ha già un nome preciso, che gli
viene dal luogo in cui è stato ritrovato: « testo di Paraibo
». Il direttore del Museo, benché non sia uno specialista, intuisce
l'importanza del documento e rende pubblica la scoperta invitando gli studiosi
a pronunciarsi. Intanto cerca di recuperare la pietra incisa, ma è
scomparsa!

Gli studiosi sono profondamente divisi nel giudizio sul « testo di Paraibo
»: autentica o falsa, le posizioni sono opposte e inconciliabili. E
la questione finisce nell'oblio. Improvvisamente un colpo di fortuna: un professore
americano acquista un fascio di vecchie carte presso un rigattiere; tra tante
altre cianfrusaglie c'è un quaderno che contiene una lettera spedita
dal direttore del Museo di Rio ad uno studioso americano: la lettera contiene
il « testo di Paraibo »! E così il testo arriva al noto
esperto di cose fenicie Cyrus H. Gordon, che lo studia con estrema attenzione,
concludendo con l'affermazione della sua veridicità e autenticità.

Il Gordon basa la sua tesi non soltanto sull'esame linguistico del testo,
ma anche sulla piena concordanza che c'è tra i fatti narrati nell'iscrizione
e quelli tramandati a noi dagli storici antichi. Erodoto, infatti, racconta
che durante il regno del faraone Necho (intorno al 500 avanti Cristo), fu
allestita una flotta di navi fenicie, che salpò dal porto di Ezion-geber,
sul Mar Rosso, e compì il periplo dell'Africa; le navi fecero ritorno
soltanto tre anni dopo attraverso il Mediterraneo: i marinai, suscitando incredulità,
affermarono d'aver navigato per lungo tempo con il sole a destra.

Possibile supporre che nel corso della navigazione,
le navi fenicie trasportate verso occidente o da una tempesta o dalle correnti
e dai venti, finirono per toccare la punta del Nord-Est del Brasile, che è
pure la zona dell'America del Sud più vicina all'Africa!

Ma la tesi di Gordon è respinta da un altro autorevole studioso di
cose fenicie, Sabatino Moscati, che in un'intervista ha dichiarato di non
credere che l'iscrizione sia autentica: « E' troppo bella e interessante
per esserlo ». Ma il parere negativo di Moscati si basa su di un'attenta
discussione del testo linguistico dell'iscrizione, troppo bene elaborata per
essere stata composta da un marinaio (ma siamo poi sicuri che era un semplice
marinaio?). Ma il dubbio resta: è tutto vero o è soltanto l'invenzione
d'un bizzarro e geniale cultore di testi orientali?


Truffa, realtà?

Faccio presente che Moscati è stato (ormai non è più con noi) un grandissimo studioso, ma a parer mio troppo netto in alcuni giudizi (penso a quello sulla questione degli Etruschi, che per lui sono ASSOLUTAMENTE solo di provenienza toscana, per altri potrebbero essere il risultato della fusione tra la cultura locale ed altre venute da fuori..)

Salutoni
Manlio
 

pmanlio

Active member
Re: leggende

Re: leggende

Interessa ancora questo topic?
Provo a cambiare genere (magari i Fenici non sono il top per chi cerca storie e leggende), raccontando la storia di un viaggio disastro, ma anche grandissima prova di avventura, avvenuto al tempo delle grandi esplorazioni artiche ed antartiche..
Per chi lo ricorda, anche noi Italiani abbiamo vissuto gloria e disastri, con Umberto Nobile, però il mezzo di trasportoi erano i dirigibili..

Siamo nel 1912 (anno del titanic :| ) parliamo dell'Inglese Shackleton, per gli antecedenti ed il testo completo potete visitare il sito:

http://www.infolibro.it/ernest_shackleton.htm

Qui mi limito alla parte più nota della sua avventura.. Il nostro dopo varie vicissitudini sta organizzando una spedizione al polo, la storia è quella di un disastro navale, ma in parte l'evoluzione del racconto avviene anche per via terra:

Conclusa con successo la campagna promozionale, Shackleton poté finalmente dedicarsi agli aspetti più strettamente organizzativi della spedizione, primo fra tutti l'acquisto della nave che avrebbe dovuto trasportare materiali e uomini nel Mare di Weddel. La scelta cadde su una solida goletta tre alberi da 300 tonnellate, varata nel dicembre del 1912 dai cantieri norvegesi Framnaes di Sandefjord, cantieri specializzati nella costruzione di baleniere destinate alla caccia nei mari artici ed antartici.
L'Endurance salpò da Londra il 1 agosto 1914, tre giorni prima che la Gran Bretagna dichiarasse guerra alla Germania, un evento tale da mettere in forse l'impresa, ma il governo inglese rimase a fianco della spedizione. Mentre l'Endurance proseguiva il suo viaggio, Shackleton trascorse alcune settimane a Londra per sbrigare le ultime incombenze, raggiungendo poi definitivamente l'equipaggio a Buenos Aires, dove giunse in transatlantico.
Il 5 dicembre, con gli uomini preoccupati per l'anomala espansione verso nord della cintura di ghiaccio attorno all'Antartide, l'Endurance salpava dal porto di Grytviken nell'Isola della Georgia Australe, e dopo cinque settimane alla continua ricerca di canali d'acqua navigabili, raggiungeva le scogliere di ghiaccio della Terra di Coats, dove risultò però impossibile sbarcare. Scrive Shackleton: "Dopo il blizzard, ci ritroviamo circondati di colpo dal pack, senza un indizio di acqua libera lungo tutto l'arco dell'orizzonte". Il 16 gennaio 1915, nel pieno dell'estate australe, l'Endurance, che rivelò solo ora l'inadeguatezza dello scafo, inadatto a sfuggire alla morsa dei ghiacci, rimase imprigionata dalla banchisa a 100 chilometri dalla baia di Vahsel, il previsto punto d'approdo, costringendo perciò l'equipaggio a rimanere in balia dei movimenti naturali del pack che porteranno la nave, nei dieci mesi seguenti, alla deriva per centinaia di chilometri. Un lungo inverno antartico attendeva Shackleton e il suo equipaggio, decisi comunque a resistere per rivedere la luce.
L'inizio della primavera riaccese le speranze, ma risvegliò anche la pressione distruttiva del pack, che decideva delle vite di un gruppo di uomini abbarbicati su una nave destinata alla distruzione, alla frantumazione, alla scomparsa. Il 27 ottobre 1915 lo scafo, affondato quattro settimane dopo, deve essere abbandonato, e per l'equipaggio questo significava l'inizio di una terribile battaglia per sfuggire alla morte nella terra bianca.
Shackleton decise di raggiungere l'Isola di Paulet, 600 chilometri a nordovest, dove sapeva dell'esistenza di un piccolo rifugio, ciò che restava di una spedizione svedese di una decina d'anni prima. Gli enormi blocchi di ghiaccio e i crepacci che potevano risultare fatali ad ogni passo, resero la marcia da subito impossibile. Costretti a rinunciare dopo nemmeno venti chilometri, il gruppo approntò un campo sopra una grossa lastra di ghiaccio, nella speranza che il progressivo liberarsi del mare, nel suo continuo movimento, li conducesse verso l'Isola della Georgia Australe.
Quando all'inizio d'aprile sulla lastra di ghiaccio non era più possibile rimanere, le scialuppe vennero gettate in acqua per prendere la direzione dell'Isola degli Elefanti, lontana un centinaio di chilometri. Sotto la guida dell'esperto capitano Frank Worsley le scialuppe riuscirono il 14 aprile a sbarcare sull'isola, e approdare finalmente, dopo un anno e mezzo, sulla terraferma.
Non vi però nessuna possibilità che qualcuno li potesse soccorrere, ed allora l'esploratore anglo-irlandese ordinò di lasciare la maggior parte dei componenti della spedizione sull'isola, per tentare insieme ad altri cinque uomini, tra i quali Worsley, di raggiungere la Georgia Australe a bordo della James Caird. Ancora una volta Shackleton si proponeva di fare l'impossibile: navigare per 1200 chilometri, attraversando le onde oceaniche con una scialuppa lunga sei metri e mezzo e larga due. Seguiranno diciassette giorni che daranno consistenza al peggiore degli incubi oceanici; sferzati dal vento, dalla pioggia gelida e dalla neve, sotto la continua minaccia notturna di affondare a causa di uno impatto con i blocchi di ghiaccio vaganti, lo scarno equipaggio sostenne turni di guardia massacranti, confrontandosi tenacemente con la violenza del mare australe.
In un passo del suo avvincente libro, Alfred Lansing descrive sulla base di diari e testimonianze dirette le prime ore del 30 aprile 1916, quando erano trascorsi sei giorni dalla partenza della James Caird: "La temperatura era scesa molto vicino allo zero, con un vento freddo che proveniva probabilmente da una banchisa di ghiaccio non molto lontana. Col passare delle ore mattutine, divenne sempre più difficile governare la barca. Un vento a sessanta nodi la spingeva contro le onde di prua, e poi i marosi la sollevavano di poppa minacciando di sbatterla di traverso. A metà mattino, più che procedere, era sballottata da un'onda all'altra. La pompa a mano non bastava a prosciugare tutta l'acqua che la Caird imbarcava. Verso mezzogiorno avvistarono le prime incrostazioni di ghiaccio".
Il 9 maggio le capacità di Worsley conducevano la James Caird ad approdare su una spiaggia, alla foce di un ruscello la cui acqua fangosa proveniente dalle paludi apparve ai sei uomini assetati quasi miracolosa. Non è tuttavia ancora la salvezza: la Georgia Australe è tagliata da una catena montuosa che nessuno fino ad allora ha mai tentato di superare e che da sola avrebbe giustificato una spedizione. Shackleton, insieme a Worsley e al secondo ufficiale Thomas Crean, si prepararono ad affrontare l'ultimo viaggio, stremati da mesi di privazioni, reduci da una navigazione di centinaia di chilometri, ma animati ancora da un'incredibile tenacia: li attendevano trentacinque ore di cammino, dalla costa occidentale a quella orientale, con crepacci e ghiacciai da superare, sotto la continua minaccia delle terribili bufere australi. "Il rammarico non sta tanto nel dover morire, ma nel fatto che nessuno saprà mai quanto vicini siamo stati a salvarci", scriveva Shackleton alla vigilia della traversata.
Gli ultimi passi condussero i tre uomini alla casa del direttore della fabbrica di lavorazione baleniera di Stromness, di fronte agli occhi stupefatti del norvegese signor Sorlle.

Non fu, quella dell'Endurance, l'ultima avventura di Ernest Shackleton. Alla metà di settembre del 1921, con alcuni dei più fidati compagni, tra i quali Wild e Worsley, tentò l'esplorazione della Terra di Graham, ma morì improvvisamente a bordo della nave Quest il 5 gennaio 1922, a soli 47 anni. Il suo corpo venne sepolto per volere della moglie Emily nell'Isola della Georgia Australe.
 
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