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"....Quando il mare chiama..." - Costa Toscana - 1 Marzo 2026

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Un lungo e stretto corridoio ci condurrà nella prossima tomba. Occorre attendere che le persone scese prima di noi, risalgano.

TOMBA CARDARELLI

La tomba ha il corridoio di accesso (dromos) a gradini e una camera a pianta rettangolare, con pavimento piano, soffitto a doppio spiovente e trave centrale del tetto (columen) a rilievo. La decorazione pittorica della tomba è particolarmente interessante. Il timpano della parete di fondo presenta due fregi simmetrici con animali in lotta ai lati del sostegno del columen. Al di sotto, una finta porta è fiancheggiata da due figure di musici con vasi: un suonatore di cetra con cratere (a sinistra) e un flautista con anfora (a destra). Sulla parete d'ingresso, ai lati della porta, vi sono due pugili affrontati. Sulla parete sinistra ci sono, tra alberelli, un uomo con in mano una coppa biansata (kylix), un flautista, un fanciullo con ventaglio , una danzatrice ed una giovinetta. La parete destra presenta un danzatore, un suonatore, un coppiere e un giocatore di kottabos (gioco consistente nel lancio del vino da coppe). La tomba, intitolata al poeta tarquiniese Vincenzo Cardarelli (1887-1959), è caratterizzata da una decorazione molto ricca ed elaborata, in cui è molto forte il riferimento al simposio (vasi per bere, musica, danze, giochi).

Anno di rinvenimento: 1959 Datazione: 510 - 500 a.C.


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Particolarmente articolata e gioiosa.... questo è ciò che trasmette.
 
Ora l'invito che voglio farvi è di scendere con me il lungo dromos che vi porterà al cospetto dell' ennesima meraviglia...














TOMBA MORETTI.

Il sepolcro è formato da un'unica camera con soffitto a doppio spiovente e corridoio (dromos) di accesso a gradini.

La struttura architettonica della tomba è arricchita da elementi in rilievo, come la trave centrale (columen), i relativi sostegni e l'architrave. La pittura occupa l'intera superficie interna, il soffitto è decorato a fiorellini con columen rosso. Sul timpano della parete di fondo due leoni si affrontano, al di sotto di questa scena un suonatore di flauto e una figura maschile con in mano una coppa avanzano verso una donna riccamente abbigliata, da indentificarsi verosimilmente con la defunta. Sulle pareti laterali scene di musica e danza in un boschetto di esili alberelli. Particolare è il fregio continuo che corre su tutte le pareti interne composto da foglie d'edera stilizzate e catena di losanghe rosse, al centro di ciascun rombo è rappresentata una losanga azzurra con punti rossi ai vertici.

La tomba è dedicata a Mario Moretti (1912 – 2002), Soprintendente etruscologo dal 1961 al 1977, protagonista di quell'intensa stagione di ricerche che portò alla scoperta di tante nuove tombe dipinte a Tarquinia.

Anno di rinvenimento: 1968 Datazione: 500 - 490 a.C.


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.....
 
A questo punto ci spostiamo verso la parte più vicina all' ingresso non prima di aver attraversato questo meraviglio prato fiorito.... chissà...magari a quel tempo era esattamente così il paesaggio che vedevano gli antichi da quassù....


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Una lunga scalinata ed uno scivolo ci conduce un poco più a valle da dove avremo un'altra bellissima emozione...
 
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Si risale verso l'ultima tomba...



TOMBA PALLOTTINO.

Tomba a camera ipogea singola, soffitto a doppio spiovente con trave centrale (columen) in rilievo; accessibile attraverso un corridoio (dromos) a gradini. II columen è decorato a fascioni rossi su fondo bianco ad imitazione di travi lignei. Sulle pareti un grosso fregio figurato con uomini e donne che danzano accompagnati dalla cetra, suonata dal personaggio dipinto nella parte sinistra della parete di fondo. Gli uomini indossano pesanti mantelli dai bordi ricamati, le donne abiti di un tessuto leggero e trasparente al di sotto del mantello. La scena è ambientata in un boschetto di alberelli frondosi. Di notevole effetto l'accurato equilibrio compositivo della scena ed il raffinato gioco delle trasparenze dei chitoni (tuniche) femminili. Le scene fanno riferimento alle danze in onore del defunto.

La tomba è dedicata a Massimo Pallottino (1909-1995), importante studioso e fondatore dell'Etruscologia come disciplina accademica.

Anno di rinvenimento: 1962 Datazione: ca. 420 - 400 a.C.


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Anche questa è un' assoluta meraviglia!!

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Sicuramente alla nostra visita è mancato qualcosa ,ma data la facilità di raggiungere il sito, non è detto che ci ritorneremo in visita prossimamente magari aggiungendo qualche altra località limitrofa.

Ora non ci resta che raggiungere il centro di Tarquinia. Sempre dritto uscendo dal sito e in poco più di 15 minuti, le mura....


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Entriamo...

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Curiosità all' esterno di un atelier artistico...

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Portali antichi e portici che conducono chissà dove ...

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L' impronta è di una città medievale, diverse sono le opportunità di visita basta seguire i percorsi indicati nei vari cartelli turistici...
 
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La bella Chiesa dedicata San Francesco è posta sulla parte alta della città.

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Ultima modifica:
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Il percorso si snoda velocemente ( per noi) nel centro della città. Ovviamente se non la conoscete qui vi è l'imbarazzo della scelta di dove dirigervi, noi avendola visitata più volte andiamo dritti dritti verso il museo....non che non lo conoscessi, giù visitato in passato ma è veramente passato tanto tempo e occorre risvegliare ogni tanto i ricordi ...ma prima è ora di pranzo.



Continua...
 
Il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia

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Palazzo Vitelleschi

Per secoli è stato una dimora signorile in stile rinascimentale, uno dei simboli dello splendore cittadino. Lo fece costruire il Cardinale Giovanni Vitelleschi tra il 1436 e il 1439 e dal 1924 è sede del Museo Archeologico Nazionale che raccoglie tutti i reperti provenienti dagli scavi condotti nell’area cittadina e nella necropoli oltre alla collezione privata dei Conti Bruschi-Falgari.

E’un percorso espositivo che abbraccia un arco cronologico che partendo dall’età del ferro arriva all’epoca romana concentra la sua grande attrattiva nella sala dei sarcofagi ed il suo culmine nell’altorilievo dei ‘Cavalli alati’, oggi simbolo di Tarquinia.


Si entra dunque a fare parte di questo meraviglioso mondo...


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La sala dei sarcofagi...di splendida fattura alcuni hanno ancora tracce di colore...

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Spesso sui sarcofagi, vengono raffigurati grifoni alati...
 
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Volti che emergono dal passato...

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È soprattutto nel corso del IV sec. a.C. che si diffonde in Etruria l'uso di seppellire i defunti in sarcofagi, destinati a riempire fino all'inverosimile le grandi tombe aristocratiche . Il sarcofago tramanda al posteri il ricordo del defunto e riveste quindi una grande importanza archeologica.

Nei vasti ipogei ellenistici che accolgono le spoglie dei membri di uno stesso clan gentilizio, spesso appartenenti a più generazioni, il sarcofago assicura al defunti la possibilità di avere un monumento funerario di tipo individuale, quasi a soddisfare la necessità di caratterizzare i singoli seppellimenti nei più vasti sepolcri collettivi.

Accanto a questi manufatti di lusso che più si avvicinano al modello originario, si affianca ben presto una produzione più povera in pietra locale (generalmente il grigio nenfro di origine vulcanica), assal più diffusa e certo meno costosa.

Negli esemplari più antichi (seconda metà del IV sec. a.C.), con coperchio a tetto displuviato su cui sovente è scolpita la figura del defunto e che sono generalmente collocati al centro delle camere sepolcrali, la cassa è decorata, a pittura o in rilievo, su tutti e quattro i lati. Il defunto scolpito sul coperchio è rappresentato completamente sdraiato, in una posizione che ricorda forse l'esposizione del corpo nei giorni delle cerimonie funebri che precedevano l'atto del seppellimento. In alcuni esemplari il coperchio a tetto è sostituito da una lastra piatta terminante al lati corti In frontoncini o cornici simili a quelli dei coperchi a doppio spiovente.



Le officine artigianali tarquiniesi, per soddisfare la crescente domanda urbana e del centri minori del territorio, furono particolarmente attive nell'elaborare e nel pro durre questo tipo di monumento.



Verso la fine del secolo il defunto assume la posa semi-sdraiata, destinata a permanere per tutta l'età ellenistica: le figure giacciono ora su un lato, parzialmente sollevate e con la testa poggiata al braccio sinistro, in un atteggiamento allusivo alla posizione del commensale sul letto conviviale (Kline), con evidente riferimento alla tradizione del banchetto, simbolo, fin da epoca arcaica, del potere aristocratico.
 
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Sarcofago del magistrato....proveniente dalla Tomba dei Pulena.

Il defunto, Laris Pulena, è un uomo imberbe di età matura dall'espressiva testa coronata; il volto è caratterizzato da un accentuato prognatismo frontale, da grandi occhi gonfi e da un corto naso. Semidisteso sul coperchio con il gomito sinistro appoggiato su due cuscini egli dischiude con ambedue le mani un grande rotolo, come per mostrare a chi entra nel sepolcro la lunga iscrizione che vi è incisa. Si tratta della più significativa rappresentazione, in un monumento figurato etrusco, di un libro ...qui nella forma di un rotolo di papiro o di pelle .....alludente alla condizione privilegiata del defunto di iniziato ai misteri dionisiaci.

Sulla cassa, in rilievo, una scena di carattere infernale relativa all'arrivo di Laris nell'oltretomba.

La lunga iscrizione incisa sul rotolo è di difficile comprensione: il testo si apre con la genealogia del defunto; si fa poi cenno alla sua attività di scrittore di libri aruspicini (ancn zix netsrac acasce della terza riga: "il quale questo liber haruspicinus ha fatto"); infine sono ricordate le cariche svolte da Laris nel governo della città di Tarquinia , nonché le funzioni sacerdotali connesse al culto di Pacha (Bacco) e di Catha (quarta e quinta riga).

Secondo quarto del III sec. A.C.


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