Si sale ulteriormente per raggiungere quella che è l'eccellenza di questo museo...notevole la vista delle volte e dei pavimenti in cotto delle scale...
In una sala esclusivamente studiata solo per loro...la coppia di Cavalli alati, diventata il simbolo di Tarquinia.
Hanno una storia veramente notevole..provenienti dal:
SANTUARIO DELL'ARA DELLA REGINA
Il carro divino
L'altorilievo dei cavalli alati fu rinvenuto nel 1938 da Pietro Romanelli sul resti del grande tempio definito "Ara della Regina" sull'altura della Civita. L'opera, universalmente riconosciuta come uno dei maggiori capolavori della scultura etrusca in terracotta, è percepita dalla comunità di Tarquinia come il simbolo della propria città.
La lastra era in origine applicata mediante lunghi chiodi di bronzo (conservati nell'allestimento) alla testata del trave sinistro del frontone del tempio; infatti il margine superiore, di forma obliqua, ricalca l'inclinazione dello spiovente del tetto.
L'eccezionalità della lastra è anche nel fatto che conserva in sé stessa una mirabile progressione dal bassorilievo (zampe e coda del cavallo in secondo piano) all'altorilievo (corpo del cavallo in primo piano) fino al tutto tondo delle teste e delle ali, perfettamente plasmate con dovizia di particolari, che fuoriescono dal piano della lastra.
I cavalli non sono stati realizzati solo per una visione frontale, infatti l'oggetto del tutto tondo li rendeva visibili anche dal cono visivo di chi proveniva dal lato sinistro del santuario e dava la sensazione che scalpitassero in attesa di spiccare il volo.
Restano molte tracce della policromia, soprattutto è notevole che il cavallo in secondo piano fosse reso in rossiccio e quello in primo piano in giallo, onde aumentare tramite l'espediente tecnico del contrasto dei colori , la percezione della prospettiva. Su di una seconda lastra, purtroppo perduta, era raffigurata la biga trainata dai cavalli, della quale è visibile il timone; essa era guidata da un auriga, probabilmente identificabile con una divinità od un eroe.
Rinascita di un capolavoro... perché la vera sfida era ricostruirlo.
Durante gli scavi archeologici diretti da P. Romanelli nel 1938 sulla Civita di Tarquinia, nell'area del grande tempio etrusco ("Ara della Regina") si rinvennero circa 100 frammenti della straordinaria scultura. Questa venne restaurata subito dopo dal restauratore A. Falessi.
L'ultimo restauro nel 2004 aveva come compito di pulire le superfici, di risanare gli incollaggi compromessi, di riportare alla luce i resti dei colori e di elaborare le integrazioni troppo massicce e interpretative in forma e colorazione seguendo i moderni criteri del restauro. E' stata applicata una nuova lastra di sostegno trasparente per lasciare la possibilità di qualsiasi studio del retro e che ha permesso inoltre di fissare i chiodi originali in bronzo nella terracotta. Per il restauro è stato ideato e costruito un cavalletto speciale che permetteva ogni tipo di spostamento della lastra di terracotta, in verticale e orizzontale, sul davanti e sul retro, senza rischi per l'opera, che poteva essere trasformato in tavolo di lavoro.
E' stata inoltre analizzata l'argilla usata per la terracotta, la temperatura di cottura gli strati cromatici.
Misure: Larghezza 1,20 m x altezza 1,16 m. Il peso, fra 130 e 150 kg, non è ulteriormente precisabile a causa dei grossi pezzi di gesso con bacchette di metallo, inseriti durante il primo restauro nelle teste e nei corpi dei cavalli e non più asportabili.